Home Cult Music Buon Compleanno a Charlie Watts

Buon Compleanno a Charlie Watts

2025
0
SHARE
Voto Autore

di Athos Enrile
Oggi compie 74  anni Charlie Watts, da … secoli batterista dei Rolling Stones.
Non credo di aver mai scritto nulla su di lui, personaggio quasi in ombra rispetto alla larga visibilità e trascendenza delle regole da parte del duo Jagger/Richards. Eppure si dice che sia stato il collante, e l’unico batterista possibile per il rock blues delle “pietre rotolanti”.
Richards lo elogia pubblicamente, disegnandolo come il miglior batterista tra i tanti ma, aggiungo io, lontano dai funambolismi tipici dei drummers, dalla forza devastante di Keith Moon o John Bonham, dalla tecnica di Bill Bruford o Carl Palmer, tanto per citare qualche mostro sacro coevo, o giù di lì.

Charlie-Watts-628

Un metronomo, ecco cosa è stato Watts, una perfetta macchina ritmica capace di dettare i giusti ritmi, senza concedere mai niente allo spettacolo, sempre sul binario della normalità.
Anche la sua vita si è dimostrata poco rock, con la stessa moglie dal ’64, sempre lontano dai riflettori, con un unico –ma importante– cedimento, quando negli anni ’80 l’eroina entrò a far parte della sua vita. Ma anche quella pare sia stata cosa passeggera.

Ne approfitto per divagare un po’ sul mondo degli Stones, quella che si dice sia la più grande Rock & Roll band mai esistita, che ho profondamente amato nei primi anni della sua storia, ma che ho perso con lo scorrere del tempo, quando mi sono reso conto che il meglio era ormai alle spalle, e niente avrebbe potuto superarlo.
Beatles e Stones, due modi differenti di concepire la musica, per due gruppi nati nella stessa terra.
Canzonette –meravigliose– quelle degli “scarafaggi”, contrapposte a composizioni altrettanto rivoluzionarie, quelle delle “pietre…”, con pochi punti in comune, se non la genialità dei vari componenti.
Spensieratezza apparente da un lato e cupezza dark dall’altro, tutto questo per alcuni anni, sino alle naturali evoluzioni personali e musicali, da cui ho preso le distanze, per mero gusto personale.

Mi ha sempre infastidito l’immagine degli Stones, quella trasgressione spinta che pare non finisca neppure a settant’anni suonati, quell’incapacità di rendere lineari aspetti comunicativi decisamente importanti, trasformando ogni esibizione in un modello… discutibile. Ma la loro musica non si tocca, almeno per i primi tre lustri di vita.
Il simbolo massimo della negatività visiva è Keith Richards: un mistero la sua sopravvivenza e longevità!
Ma anche su questa mia “antipatia” provo a sovrapporre l’oggettività e la portata del personaggio.

Conosco fior fior di critici che si divertono a massacrarlo, sottolineando la sua pochezza tecnica rispetto a molti altri chitarristi dell’epoca, a dispetto di quei giudici che fanno opinione e che lo hanno sempre inserito tra i migliori in assoluto. Eppure il suo approccio musicale e la sua trasposizione di certi apprendimenti blues in ambito rock ne hanno fatto di lui un precursore, e credo che il valore ed i meriti di un musicista siano anche legati alla capacità di innovazione. Fatti che si giudicano a posteriori.
E’ proprio lui che, dopo esperienze, studio e copiature, attua una discreta rivoluzione, rimuovendo dalla sua Telecaster il MI basso –e utilizzando quindi solo 5 corde– e adottando una accordatura aperta in SOL, riuscendo in questo modo a realizzare i suoi famosi licks, da Satisfaction a Jumpin Jack Flash, da Honky Tonky Woman a Brown Sugar. E direi che per tuto questo va ringraziato!

Ritorno a bomba, dopo aver lasciato scorrere la penna e allora… auguroni Charlie… e chissà come festeggerai il tuo settantaquattresimo compleanno!

Ecco cosa accadeva nel 1969, subito dopo la morte di Brian Jones, un altro su cui bisognerebbe spendere più di una parola!


[youtube id=”UzNxYjf_4p4″]

Commento su Faremusic.it

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here