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La musica di Sergio Pennavaria

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di Athos Enrile

Ho incontrato per la prima volta Sergio Pennavaria un po’ di tempo fa, mentre era in atto la presentazione del suo album di esordio.

Circondato da grandi musicisti, di quelli che paghi volentieri il prezzo del biglietto per sentirli, lui appariva trasfigurato, in una sorta di trance da prestazione.
Un “cantattore”, come lui si definisce, in grado di far rivivere  le sue storie di vita ad ogni esibizione, cambiando volto e aspetto, passando più volte dal Jekyll all’Hyde ed entrando nella parte con la facilità tipica degli artisti di rango, sinceri sino al midollo.


E in quegli attimi il suo pubblico, quello per cui lui farebbe qualsiasi cosa, pare scomparire davanti ai suoi occhi, a causa  di un sommario isolamento che termina solo alla fine di ogni brano.
Canta la sua Sicilia Sergio, e tutte le storie itineranti in cui, più o meno volutamente, si è ritrovato. Il dialetto dei suoi posti si mischia ai pensieri tipici della altre culture, quelle che ha voluto/dovuto assimilare passo dopo passo.
Lo stile è quello dell’operaio instancabile e laborioso, e quando timbra il cartellino della metropolitana romana, e per lunghe ore suona e canta per chi si trova a passare da quelle parti, riesce ad incontrare chi è in grado di colmare le sue lacune, uomini e donne a cui dona in cambio il seme dell’entusiasmo.
Ogni occasione è buona per afferrare un concetto, una nuova tecnica, cercando di coltivare rapporti speciali, che non si dimenticano più.
Ma che ci fa  stabilmente un siciliano in Liguria? Che cosa lo colpisce? Basta il mare come comune denominatore?
Ciò che per noi sono imperfezioni, per occhi esterni possono risultare virtù, e Sergio Pennavaria snocciola le sue liriche e la sua musica più matura, lontano dalla terra natia, che fa rivivere attraverso le sue canzoni.
Un grande artista, anomalo, inusuale, difficile da catalogare e comparare, degno della più alta tradizione cantautorale, vittima del momento negativo che attanaglia questo mondo difficile da capire. Ma lui prosegue con tenacia, convinto che la buona semina debba portare, obbligatoriamente, a ottimi risultati.
E le soddisfazioni arrivano, e in questi giorni Pennavaria raggiunge un prestigioso risultato, con l’aiuto di una squadra di elevato spessore –Lorenzo Piccone (chitarra acustica ed elettrica), Luciano Puppo (basso elettrico e contrabbasso), Alessandro Graziano chitarra (acustica e violino) e Loris Lombardo (batteria, percussioni)- perché, dopo aver superato le selezioni di “Suonare a Folkest-Premio Alberto Cesa”, si prepara per l’evento, che in passato ha visto la presenza di musicisti stratosferici (Donovan, Alan Stivell, Bob Dylan, Jethro Tull, James Taylor).
Ah, caro Sergio, se fossi nato al tempo del kazoo e di una chitarra da tre accordi… quanta strada avresti fatto senza soffrire!

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