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venerdì, Aprile 16, 2021

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Le interviste agli autori – Luigi Albertelli

Voto Autore

di Gianfranco Giacomo D’Amato
Luigi Albertelli è uno dei pochi “parolieri” (a qualcuno dei suoi colleghi il termine non piace e li rispetto, ma lui lo usa parlando di sè stesso e quindi lo uso anche io nel suo caso) ad aver attraversato oltre cinquant’anni di storia della canzone italiana.

Ha scritto i testi di oltre mille canzoni, ventisette delle quali hanno partecipato a sedici diverse edizioni del Festival di Sanremo, e ha ottenuto due vittorie.

Ha collaborato con molti celebri compositori e ha consentito con i suoi brani a molti interpreti di arrivare al successo o di tornarci dopo un periodo di minore notorietà.

Ha scritto testi per canzoni di ogni genere: d’autore, popolari, sigle, che spesso hanno fatto il giro del mondo e che sono conosciute da diverse generazioni di italiani.

Insomma il “ciclone biondo”, campione italiano di atletica negli anni 50, si è distinto anche nella musica, lasciando una traccia indelebile che parte da versi come prendi questa mano zingara e arriva fino a Furia cavallo del west, che lava i denti col seltz

Furia

L’incontro che ha cambiato la tua vita professionale ?
Gianni Morandi

 Il tuo vero amico nel mondo della musica ?
Enrico Riccardi

 La tua canzone più bella ?
Amanti di Mia Martini

 La canzone che hai scritto alla quale sei più legato ?
Da troppo tempo, musica di Colonnello, cantata da Milva.

 Il capolavoro di altri che avresti voluto scrivere tu?
Emozioni di Mogol-Battisti.

 La tua canzone che meritava più successo di quanto ne abbia avuto?
Fiume azzurro di Mina

Un interprete per cui avresti voluto scrivere una canzone?
Dario Baldan Bembo

 Il più grande compositore italiano di musica per canzoni?
Sono molto indeciso tra Battiato e Battisti e, perché no, forse Dalla!

 Un errore che non rifaresti?
Ho scritto più di mille canzoni. Ne scriverei meno.

Un rimpianto professionale?
Non aver cantato.

L’emozione più grande della tua carriera?
La vittoria a Sanremo con Zingara.

 ZingaraIva_Zanicchi_e_Bobby_Solo_vincitori_a_Sanremo_1969
C’è stato un momento in cui hai pensato: “Ce l’ho fatta”?
Quello del successo ottenuto con Io mi fermo qui.

 Qual è la sensazione quando senti canticchiare le tue canzoni dopo quarant’ anni?
Sono vivo !

Ti dicono: “Ma anche questa l’hai scritta tu ?” Più soddisfazione o rabbia perché la gente non lo sa?
Ci ho messo una vita per essere anonimo!

 Sia l’autore che l’interprete possono avere un grande talento, ma chi compone fa qualcosa di unico, che può essere un capolavoro anche in più di una interpretazione. Si o no ?
Dalla mia esperienza il successo nasce dalla fusione di più componenti. La canzone viene pensata, creata, realizzata, provinata, cantata, promossa… una combinazione di tantissimi elementi molto rara. Però ho sempre verificato che la prima emozione che sentivamo noi che scrivevamo la canzone arrivava poi a 500.000 persone. Infatti dopo La notte dei pensieri con Zarrillo non ho più scritto niente, perché non c’era più mezzo milione di persone a cui dare qualcosa di me.

La musica in generale ha un’importanza maggiore del testo?
Ho sempre creduto che il suono delle parole dovesse unirsi a quello della musica. Le canzoni di Drupi ebbero un grande successo nel mondo anche se il testo era in italiano e molti non lo capivano, ma c’era il suono ! Non sono mai stato dell’opinione che i testi delle canzoni siano poesie. Si tratta di parole cantate che devono avere una loro sonorità.

I grandi capolavori sono intuizioni di un momento che poi si sviluppano oppure possono nascere da un lungo lavoro di preparazione?
Per me a tavolino non è nato mai niente. Io dovevo dare qualcosa e la musica doveva darmi qualcosa. Spesso è stata l’intuizione di pochi minuti a far nascere una canzone. Mi ricordo che in diversi casi lo spunto decisivo mi veniva mentre ero in macchina.

Perchè la qualità della musica di oggi è così scaduta ? Cosa c’era negli anni 70 e primi 80 di diverso ?
Non ci sono più gli autori. Io mi definisco uno degli ultimi dinosauri della canzone italiana. Noi scrivevamo per l’arte, e poi c’erano dei grandi artisti che interpretavamo quello che scrivevamo: Mina, Celentano, la Vanoni, Mia Martini. Oggi non c’è più il desiderio di essere se stessi, di misurarsi. Prevale la smania della monetizzazione e del diventare famosi. Chiunque decide di cantare vuole fare tutto: scrivere musica e testi, fare gli arrangiamenti, tutto. Questo atteggiamento ha distrutto la canzone italiana.

Negli anni d’oro si emergeva se si avevano due doti: talento e determinazione. Giusto?
Era necessario che la mamma e il papà ti avessero trasmesso una stella, essere dei predestinati. Poi, come ti dicevo, io ed Enrico ci abbiamo comunque messo dieci anni per arrivare dove ci eravamo prefissati.

 I tuoi versi che identificano meglio il tuo modo di essere?
Innanzitutto ci tengo a dire che la mia sensibilità di autore è più femminile che maschile. Infatti non pensavo di scrivere trenta canzoni per Mia Martini come è accaduto. Non le avevo scritte per lei, ma evidentemente erano adatte proprio a lei e alla sua insicurezza, che poi fu la sua forza. Era una donna che non si amava. I versi che mi chiedi sono quelli di tutto il testo di “Domani”.

 C’è stato un momento in cui hai pensato: “Ce l’ho fatta”?
Quello del successo ottenuto con “Io mi fermo qui”.

 Qual è la sensazione quando senti canticchiare le tue canzoni dopo quarant’ anni?
Sono vivo!

Ti dicono: “Ma anche questa l’hai scritta tu ?” Più soddisfazione o rabbia perché la gente non lo sa?
Ci ho messo una vita per essere anonimo!

 Sia l’autore che l’interprete possono avere un grande talento, ma chi compone fa qualcosa di unico, che può essere un capolavoro anche in più di una interpretazione. Si o no ?
Dalla mia esperienza il successo nasce dalla fusione di più componenti. La canzone viene pensata, creata, realizzata, provinata, cantata, promossa… una combinazione di tantissimi elementi molto rara. Però ho sempre verificato che la prima emozione che sentivamo noi che scrivevamo la canzone arrivava poi a 500.000 persone. Infatti dopo “La notte dei pensieri” con Zarrillo non ho più scritto niente, perché non c’era più mezzo milione di persone a cui dare qualcosa di me.

La musica in generale ha un’importanza maggiore del testo ?
Ho sempre creduto che il suono delle parole dovesse unirsi a quello della musica. Le canzoni di Drupi ebbero un grande successo nel mondo anche se il testo era in italiano e molti non lo capivano, ma c’era il suono ! Non sono mai stato dell’opinione che i testi delle canzoni siano poesie. Si tratta di parole cantate che devono avere una loro sonorità.

 

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I grandi capolavori sono intuizioni di un momento che poi si sviluppano oppure possono nascere da un lungo lavoro di preparazione ?
Per me a tavolino non è nato mai niente. Io dovevo dare qualcosa e la musica doveva darmi qualcosa. Spesso è stata l’intuizione di pochi minuti a far nascere una canzone. Mi ricordo che in diversi casi lo spunto decisivo mi veniva mentre ero in macchina.

Perchè la qualità della musica di oggi è così scaduta ? Cosa c’era negli anni 70 e primi 80 di diverso?
Non ci sono più gli autori. Io mi definisco uno degli ultimi dinosauri della canzone italiana. Noi scrivevamo per l’arte, e poi c’erano dei grandi artisti che interpretavamo quello che scrivevamo: Mina, Celentano, la Vanoni, Mia Martini. Oggi non c’è più il desiderio di essere se stessi, di misurarsi. Prevale la smania della monetizzazione e del diventare famosi. Chiunque decide di cantare vuole fare tutto: scrivere musica e testi, fare gli arrangiamenti, tutto. Questo atteggiamento ha distrutto la canzone italiana.

Negli anni d’oro si emergeva se si avevano due doti: talento e determinazione. Giusto?
Era necessario che la mamma e il papà ti avessero trasmesso una stella, essere dei predestinati. Poi, come ti dicevo, io ed Enrico ci abbiamo comunque messo dieci anni per arrivare dove ci eravamo prefissati.

 I tuoi versi che identificano meglio il tuo modo di essere?
Innanzitutto ci tengo a dire che la mia sensibilità di autore è più femminile che maschile. Infatti non pensavo di scrivere trenta canzoni per Mia Martini come è accaduto. Non le avevo scritte per lei, ma evidentemente erano adatte proprio a lei e alla sua insicurezza, che poi fu la sua forza. Era una donna che non si amava. I versi che mi chiedi sono quelli di tutto il testo di “Domani”.

 

Da: “Mi ritornano in mente” di Gianfranco D’Amato – Zona editrice

 

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