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I ricordi di Joe Vescovi

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 di Athos Enrile
Molte sono state le dipartite di artisti, ultimamente.
Negli ultimi mesi sono stati numerosi i passaggi verso altra dimensione di molti musicisti a noi cari… li definirei compagni di viaggio, anche se non credo sia un concetto limpido quello che mi porta a donare importanza superiore a ciò che il talento da solo può produrre, evidenziando che se una trama musicale induce ad immediato collegamento con un episodio della vita, beh, allora c’è qualcosa di molto più sostanzioso della virtù del singolo artista.
Mango, Pino Daniele, Maurizio Arcieri… tanto per ricordare gli ultimissimi.
Ma è a Dicembre che è mancato un mio amico, concittadino, genio musicale, innovatore e strumentista stratosferico: Joe Vescovi.

Il suo nome è legato indissolubilmente ai The Trip, band seminale di livello internazionale dedita al prog rock, ma successivamente con i Dik Dik e per molti anni con Umberto Tozzi.
La sua memoria era intatta e sarebbe stato sufficiente un viaggio in auto dalla Liguria alle Marche – luogo in cui abitava –  per scrivere un libro, cosa che gli proposi più volte, ma il tempo e la distanza non lo hanno mai reso possibile.
Però… sono molte le telefonate intercorse tra noi, e ciò che mi raccontò a proposito del Piper di Viareggio è documento rilevante.
Ne estrapolo alcune righe, che tra aneddoti di vita rock, Mike Bongiorno e bizzarrie varie, determina un momento importante per la musica, quello che diede il coraggio e quindi lo start, a certa musica che oltrepassava i canoni tradizionali e la forma canzone come era stata concepita sino ad allora.

Tra ricordi e significati storici…

Qualche ricordo? Se parliamo del Piper occorre sottolineare – anche – gli eventi paralleli, carichi di significati. Uno importantissimo avvenne nel ’69. Inciso. Noi entrammo nel Piper di Roma addirittura nel ’68, e poco dopo Crocetta diventò nostro manager; noi TRIP stavamo entrando sommessamente nella RCA, Piper Records (le compilation Piper 2000 nascono a cavallo tra ’69 e ’70, prima ancora che uscisse l’album The Trip, aprile ’70).

Nel settembre del 69 ero con Wegg in un bar; il Piper è al confine tra Viareggio e Lido di Camaiore e il bar più vicino era al di là del canale della Fossa dell’Abate – che il povero Eddie Ponti chiamava Miramerda, per l’odore tremendo che ti colpiva quando eri nei pressi – e quando avevamo un momento di pausa lo raggiungevamo.
Era in corso il famoso Festival di Venezia, che era un po’ la versione estiva di quello di Sanremo, e quell’anno ci andarono i Vanilla Fudge, e tutti eravamo ansiosi di sapere cosa sarebbe successo. Si presentarono con Some Velvet Morning, tra l’altro una delle loro cose più commerciali; noi li ascoltavamo con continuità, e io ho sempre asserito che il prog lo hanno inventato loro e non i King Crimson due anni dopo; già dal ’67 mi ero appassionato alla loro musica, e nell’aprile del ’69, a Bologna, avevo già buttato giù le idee del primo album, ma ancora non osavamo venire allo scoperto con queste nostre ambizioni, perché forse non era ancora il momento o magari non si sapeva a chi potessero interessare, però eravamo attenti a questo evento veneziano per il fatto che partecipava un gruppo completamente fuori contesto… era come mandare ELP  a Sanremo!
Eravamo dunque nel bar ed era quasi arrivato il momento di spostarci per avvicinarci al Piper, ma io volevo vedere come sarebbe andata a finire, perché Mike Bongiorno stava per emettere il verdetto finale: “… e i vincitori sono nientepopodimenochè… i Valilla Fudge!”: partì un urlo incredibile, assimilabile a quelli che seguono i goal dell’Italia ai mondiali, e dissi a Wegg: “ Ce l’abbiamo fatta!”.
Ne ho parlato recentemente con Paolo Siani (Nuova Idea), che nell’occasione si trovava dall’altra parte dello stivale, ed ebbe esattamente la stessa reazione.
Fu molto importante perché ciò che accadde suonò quasi come un tam tam per tanti gruppi, che pensarono fosse il momento giusto per cominciare, per uscire allo scoperto. Noi partimmo per primi… io sono andato a ruota libera, ed il frutto è stato il disco The Trip, appunto nel ’70. Tutto questo è nato a Viareggio.
L’ho raccontato poche volte e credo sia un fatto davvero significativo, un momento di passaggio che ha provocato una specie di start up del prog.

Dall’e-book “Le ali della musica”, di Athos Enrile

Le immagini a seguire riportano ad un periodo fatto di cambiamenti, culturali e sociali, che ogni tanto fa bene ricordare.

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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