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Neil Young: il ritorno al passato con “Homegrown” – RECENSIONE

Voto Autore

Torna Neil Young, classe 1945, con un album registrato però all’età di trent’anni, intorno al 1975, rimasto nel cassetto per quarantacinque anni.
.

Cantautore canadese di nascita ma vissuto quasi sempre negli Usa, Neil ha finalmente assunto la cittadinanza statunitense solo nel 2020; varie peripezie sentimentali e di salute, talento compositivo e vocale influenzato originariamente dal folk ma contaminato da tantissimi altri fattori, carattere particolare, lo spessore della produzione del nostro è enorme non solo in ambito nordamericano ma mondiale.

Il “nuovo” lavoro Homegrown, recentemente uscito è composto da dodici brani dei quali cinque già editi, è stato registrato durante un periodo difficile dovuto alla dolorosa rottura del rapporto sentimentale con Carrie Snodgress; la particolarissima voce di Neil, già abitualmente malinconica, permea di sentimento un prodotto di colore generale scuro e venato di liricità.

Una introduzione strumentale di grande atmosfera apre il primo brano, “Separate ways”, composizione non banale, interessante anche armonicamente; la voce di Neil è sempre emozionante, soprattutto per chi ha vissuto quel periodo ed ha letteralmente consumato i suoi vinili storici, primi fra tutti Harvest, Zuma e Deja Vu (con i C.S.N.&Y.). Peccato per la sfumata truce.

Tutti i brani hanno la loro dignità, forse non ci sono delle pietre miliari ma sicuramente, rispetto alla sciatteria compositiva attualmente imperante, ai giorni nostri potrebbero essere usati come singoli di punta con cui tentare di far svoltare una carriera.

In particolare, “Try” e “Love is a rose” sono delle ballate di ispirazione popolare, in quest’ultima ci sono anche basso e armonica in bella evidenza; l’ambientazione ispirata è affascinante tanto che sembra di stare in negli States o in Canada, la voce di Neil sempre personalissima, pur essendo caratteristicamente strascicata è a modo suo swingante.

“Homegrown”, il brano che dà il titolo al CD, è una sorta di filastrocca country mescolata con venature blues mentre “Mexico”, realizzata solo con piano e voce è forse la canzone più interessante: incuriosisce pensare a cosa sarebbe potuta diventare con sviluppo e realizzazione più ampie.

“Kansas” già dall’incipit strumentale identifica il mondo di Neil Young, è un brano esplicativo di cosa voglia dire “aver tracciato una strada musicale”; di suo la canzone è bella e gli interventi di armonica hanno qualcosa di psichedelico.

Spiccano inoltre il terzinato “We don’t smoke it no more blues”, bello come tutti i blues veri, eseguiti con passione e genuino blues feeling e “White line”, canzone che al periodo sarebbe velocemente entrata in repertorio delle band e dei chitarristi, al pari dei classiconi di “Harvest”.

Il lavoro si chiude con “Little wing” e “Star of Bethlehem”, peraltro già pubblicate a suo tempo, ma l’ultima emozione è data da “Vacancy”, in cui colpiscono le nobili sonorità C.S.N.&Y.: il mood è tutto lievemente più aggressivo, chitarre distorte, scansione sul charleston mezzo aperto, basso deciso, belle dinamiche e belle timbriche.

Viene naturale calarsi nell’aspetto dell’apporto   strumentistico: è facilmente individuabile la divisione delle parti di ognuno, l’uso dei balance e delle sonorità, i colori, l’interplay, la differenza ed il senso dei vari mood che si susseguono. Ci sono state prove, dialogo tra musicisti veri, sperimentazione. Poche timbriche ben rapportate, non bulimicamente sovrapposte. Non c’è mai niente di inutile, gli strumenti accompagnano e colorano in modo chiaro, efficace e leggibile. Le chitarre acustiche sono suonate come si deve, ci sono slide e armoniche, le radici folk sono sempre ben chiare ma i suoni delle chitarre distorte sono sempre veraci, quelli che tuttora ci si affanna a riprodurre in digitale con risultati non sempre altrettanto efficaci.

Il disco è bello, ricco di interessanti spunti sia melodici che armonici e la voce e l’interpretazione di Neil non deludono: è un lavoro di quarantacinque anni fa ma per niente datato, anzi l’impressione è che i migliori prodotti attuali come ad esempio John Mayer continuino a dovere tanto a quel periodo, e che per il resto ai nostri giorni musicalmente ci sia molto da rimpiangere.

neil young

Tracklist  “Homegrown” – Neil Young

Side one

“Separate Ways”
“Try”
“Mexico”
“Love Is a Rose”
“Homegrown”
“Florida”
“Kansas”

Side two

“We Don’t Smoke It No More”
“White Line”
“Vacancy”
“Little Wing”
“Star of Bethlehem”

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