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Zen Circus: “Il fuoco in una stanza”, un rock capace di cambiare forma continuamente – RECENSIONE

Zen Circus: Questo è un album maturo, musicalmente intenso, con parole attente, da "cantautore" di classe. "Il fuoco in una stanza" posiziona i Zen Circus di Andrea Appino al top delle rockband italiane, perchè qui suono e testo hanno una relazione coerente e sincera.

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Zen Circus
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Questo è un album maturo, musicalmente intenso, con parole attente, da “cantautore” di classe.

Il fuoco in una stanza” posiziona i Zen Circus al top delle rockband italiane, perchè qui suono e testo hanno una relazione coerente e sincera.

Le storie che racconta Andrea Appino sono storie di nuova quotidianità, sopra alla quale aleggia una filosofia dell’accettazione delle cose della vita che è superiore al tentativo di costruzione della realtà che, invece, è brodo di molta nuova produzione musicale italiana.

“Questa non è una canzone” è un pezzo bellissimo, per tutti i suoi otto minuti di svolgimento: “Il mio cuore, la rabbia, il tempo, forse tu” dice nell’insolito refrain che arriva dopo una poetica descrizione di un mondo visto da una finestra, come se entrando nella profondità di se stessi ci si potesse elevare oltre la materialità che ci circonda, che guardare con l’occhio della nostra anima, della nostra coscienza, l’universo dentro un respiro. “Questa non è una canzone, è una domanda, una preghiera, un’invocazione” canta Appino: ed è così, nella sua ricerca continua d’amore che attraversa un album di vita vissuta prima di tutto attraverso la lente del più largo sentimento.

Non è mai semplice entrare nel cuore di un artista, tantomeno quando la costruzione artistica è mediata dall’esigenza strutturale del mercato musicale.

Con i Zen Circus, con questo album degli Zen, basta lasciarsi guidare. Ascoltare, e immaginare. Prendi “Il mondo come lo vorrei”: ci sono ubriachi che fanno festa, una donna che ha perso la mamma, i flashback dei vent’anni con la droga, le giacche di adesso comperate da H&M, la democrazia che non c’è più, le sigarette, l’alcol, il cellulare, tutto il vortice delle cose che ci circondano in un mondo che non si sa più come lo vorremmo.

Che poi, questa accettazione del mondo diventato così complesso e controllato da sembrare apparentemente immodificabile, è una sensazione che avvolge la generazione post universitaria. “Non basta una città intera per sentirti meno sola” cantano ne “Il fuoco in una stanza”, che è la ballata elegante che dà il titolo all’album.

La forza testuale di questo album (tredici tracce, un rock capace di cambiare forma continuamente) è racchiusa in “Catene” che apre il lavoro. E quando Appino alza la voce, è per dire una frase di un senso profondo capace di dare un indirizzo all’intero nuovo lavoro degli Zen Circus.

Da quando è morta nonna
Sembra una cattiveria
Mio padre è rinato
Ha la faccia più serena
Forse la catena
Che li univa nel dolore
Si è spezzata fra le onde
Del loro temporale
Avrei voluto dirle
Avrei voluto urlare
Davanti a tutti quanti
In quella stanza d’ospedale
Che finalmente libera
Poteva volare

zen circus

TRACKLIST “Il fuoco in una stanza” – Zen Circus

1 Catene 3:45
2 La stagione 3:31
3 Il mondo come lo vorrei 3:37
4 Sono umano 3:45
5 Il fuoco in una stanza 3:51
6 Low cost 3:20
7 Emily no 3:13
8 Rosso o nero 3:16
9 Quello che funziona 2:56
10 Panico 4:08
11 La teoria delle stringhe 2:47
12 Questa non è una canzone 8:32
13 Caro Luca 3:47

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Leandro Barsotti
Leandro Barsotti è autore, compositore, giornalista. Vive a Padova. Come cantautore ha realizzato cinque album negli anni Novanta, ha partecipato a due festival di Sanremo e un premio Tenco, il suo maggior successo è stato "Mi piace" nell'album "Vitamina" prodotto da Mara Maionchi e Alberto Salerno e realizzato da Michele Canova e Claudio Guidetti. Come giornalista lavora nel quotidiano "Mattino di Padova" (gruppo Espresso). Nel 2007 ha scritto "Il jazz nel burrone", una biografia romanzata (accompagnata ad un cd) dedicata al cantautore francese Serge Gainsbourg. Nel novembre 2016 esce il suo romanzo titolato "L'amore resta".

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