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Selvaggia Lucarelli: “Non ho nessuna dipendenza se non quella per la scrittura” – INTERVISTA

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Selvaggia è una bellissima donna e, come tutte le belle donne, la devi un po’ corteggiare (senza pressarla) e inseguire nei suoi molteplici impegni e spostamenti per riuscire a parlare con lei: l’intervista me l’aveva promessa e c’è voluto un po’ per trovare il momento adatto, ma lei è donna di parola e la nostra chiacchierata inizia mentre lei è in viaggio in macchina, alla guida il fidanzato Lorenzo.

Sono tantissime le domande che ho nella cartucciera ma la mia profonda piemontesità, il mio “non vorrei disturbare” insito nel DNA di (quasi) tutti noi subalpini mi suggerisce di sintetizzare il più possibile le mie richieste. E poi, sinceramente, non saprei neanche spiegarmene la ragione, un po’ Selvaggia mi incute soggezione: sarà quel suo agguerrito milioncino di follower che intravedo come un esercito battagliero alle sue spalle, sarà la sua straordinaria capacità di usare il dono dell’ironia e del sarcasmo, sarà che è del Segno Zodiacale del Leone, quindi preferisco non scompigliarle la criniera e inizio l’intervista.

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Crediti Foto Barbara Ferrara

INTERVISTA  A SELVAGGIA LUCCARELLI

Un mese fa hai annunciato le tue dimissioni dalla Direzione del sito del Rolling Stone e hai parlato di voler fare qualcosa di tuo, immagino oltre all’attività di scrittrice e di giudice televisivo: potrebbe trattarsi di una testata giornalistica tutta tua?

E’ ancora un po’ prematuro parlarne: sto incontrando persone per cercare di capire, sto vagliando cose e sondando terreni. Certamente sarà uno spazio totalmente mio per non dover rendere conto di ciò che faccio a nessun editore.

Che cosa pensi quando leggi i commenti al vetriolo su di te? Che cosa ti salva psicologicamente da tanta violenza verbale?

Sulla mia pagina Facebook, in realtà, mi sento abbastanza tutelata: ho bloccato da tempo alcuni “leoni da tastiera” e i miei follower sono educati e ci pensano loro a maltrattare chi mi maltratta. Il clima, quindi, è abbastanza piacevole. Ma me lo sono conquistato con un lavoro di cesello di anni; questo bisognerebbe spiegarlo agli amministratori di quelle pagine che spacciano per humour volgarità e cyber bullismo (ricordiamo la battaglia di Selvaggia, vinta con successo, per far chiudere la contestata pagina Facebook “Sesso, Droga e Pastorizia”).

Per il resto, mi proteggo dalla violenza verbale virtuale fino ad un certo punto: ci sono giorni, quando la shitstorm si accanisce sulla mia persona, in cui mi sento sotto il fuoco di proiettili che vanno ad intaccare la mia serenità. Solo l’abitudine riesce a farmi da schermo. A volte , però, è consolatorio, e quasi catartico, attaccare, querelare, fare nomi e cognomi di chi mi aggredisce: li vado a cercare, li contatto in privato, se sono minori avviso le famiglie. In questo modo sconfiggo la frustrazione di avere a che fare solo con entità virtuali e dò un volto reale a chi mi aggredisce.

Spiegaci, però, con più di un milione di follower, come riesci a leggere tutto, a rispondere ai commenti più significativi, a seguire tutto ciò che succede nel web che ti riguarda: hai collaboratori, cani da tartufo virtuali che fiutano per te?

E’ come se avessi una redazione di un milione di persone! Mi proteggono, mi difendono, sono un milione di occhi che controllano e mi riferiscono. Io non potrei davvero stare dietro a tutto: a volte mi accorgo di cose che mi riguardano anche mesi dopo che sono successe.

Quali sono state (se ci sono state) le occasioni in cui ti sei sentita sottovalutata o, perlomeno, non capita?

Mi capita continuamente! (ride) A parte gli scherzi, per esempio, ho fatto una campagna enorme contro il cyberbullismo e, quando ci sono incontri o trasmissioni televisive in cui si trattano questi temi, non vengo mai invitata. Per carità, io non ho bisogno di riconoscimenti per quello che ho fatto e, onestamente, sono molto impegnata e avrei comunque molta difficoltà a garantire la mia presenza.

Perchè , secondo te, non ti chiamano?

Perché sono un personaggio scomodo, sono fondamentalmente una rompicoglioni. E temo anche che ci sia una corrente di pensiero che fa un’estrema confusione tra hating e esercizio della critica. Io, però, al contrario di tante belle parole, i Gruppi li ho fatti chiudere.

Credi nella solidarietà femminile? E’ notizia fresca di un tuo riavvicinamento ad Asia Argento, per la quale avevi usato parole forti in merito al “Caso Weinstein”.

Non amo l’espressione “Solidarietà femminile”: non voglio essere solidale a prescindere con chi non stimo, ma solo con chi reputo intelligente. Le Quote Rosa sulla solidarietà non mi interessano: è una retorica che non sopporto. Mi stupisce che alcune donne non sviluppino una solidarietà, quello sì. Ed è proprio per questo motivo che c’è stato un chiarimento e un riavvicinamento con Asia Argento: perché si è entrambe dalla stessa parte. Ho ritrattato alcune cose che avevo detto su di lei perché forse sono stata un po’ superficiale e istintiva. Lei ha fatto una cosa importante e forse non era neanche preparata al ciclone che l’avrebbe travolta: era frastornata e spaventata. Tutti noi, forse, all’inizio, non avevamo capito la potenza di ciò che stava succedendo, anche le informazioni che ci arrivavano non erano del tutto corrette. Ecco, io credo sia questa la solidarietà femminile: abbattere insieme dei muri.

Ti hanno mai chiesto di entrare in politica?

No, non me l’hanno mai chiesto. Ma io non sono il tipo che accetta compromessi e, dato che mi piacerebbe farlo nella maniera più radicale possibile, mi rendo conto che questo non sarebbe possibile, quindi, no, non ce la farei. Anche perché verrei defenestrata dopo due giorni! (ride)

Come scegli gli argomenti che tratti nei tuoi articoli, che spaziano dalla pizza di Cracco all’omofobia?

Vado ad intuito, scelgo l’argomento che mi ispira. Sicuramente non vado a compartimenti stagni e non ritengo che ci siano argomenti che non vadano trattati. Non ho la puzza sotto al naso, non penso che parlare del Grande Fratello sia Trash. C’è una cosa che mi fa molto ridere: se una donna che fa la giornalista scrive un tweet su Belen la si giudica come “una che parla solo di gossip”, se un giornalista uomo fa una battuta sul calcio nessuno va a intaccare la sua credibilità di professionista serio. Io però me ne frego e continuo a scrivere indifferentemente di Belen, di omofobia, di femminicidio o di tutto quello che merita di essere trattato quel giorno.

Ti manca la radio?

No, nel senso che non ho nessuna dipendenza nei confronti di nulla di ciò  che faccio, se non per la scrittura. La televisione, la radio, il teatro (quando lo facevo), tutto quello che è extra scrittura per me è un di più, è un hobby, è altro. Il mio centro è sempre la scrittura: io sto male se non posso scrivere per due giorni consecutivi. Anche quando sono in vacanza dall’altra parte del mondo, io non ho mai interrotto i miei rapporti con il giornale per più di una settimana (Selvaggia scrive per Il Fatto). Ho scritto dal Giappone, dalla Birmania, ho mandato articoli dai posti più sperduti del mondo perché non sono capace di staccare dalla scrittura. In televisione ho fatto solo “Ballando con le Stelle” e dico quasi sempre di no a tutte le ospitate perché potrebbero togliermi del tempo dedicato a essa: se devo scegliere tra andare ospite in un programma o scrivere un pezzo, io non ho dubbi e scelgo sempre il secondo.

Hai parlato di viaggi. Tu viaggi molto: hai ancora una meta desiderata da raggiungere, un luogo dei sogni da realizzare?

Ho già prenotato tutti i viaggi delle mie vacanze: giugno e luglio li passo con mio figlio e ad agosto programmo il mio viaggio all’estero; a breve andrò in Giordania e in Turchia. Il viaggio con la V maiuscola che vorrei fare e che rimando da tanto tempo è sicuramente la Cina. Quest’estate andrò in Perù e in Bolivia perché agosto, e questo è il mio problema, è un mese infame per l’Oriente, a causa dei monsoni. In genere rischio, vado un po’ a fortuna: l’anno scorso, infatti, sono stata in India, mentre l’anno precedente ho visitato la Birmania e ammetto di essere stata fortunatissima finora. Ma quest’anno non me la sono sentita di rischiare ulteriormente e la Cina è ancora rimandata a data da destinarsi.

Ultima imprescindibile domanda: Selvaggia, io e te ce la giochiamo sul numero di scarpe nell’armadio. Tu quante ne possiedi?

Sinceramente non le ho mai contate! Ogni tanto cerca di farlo Lorenzo per deridermi, per dirmi che sono scandalosa e per colpevolizzarmi… Azzardo un numero: almeno 350? (Chiede conferma a Lorenzo che annuisce)
Non le conto anche per non quantificare la cifra spesa, sebbene di veramente costose ne possieda davvero poche.

Sei mai stata contattata da feticisti per questo motivo?

Sìììì, avoja! Pensa che c’è persino una persona che mi propone dei soldi per avere le mie scarpe usate!

Wow! Possiamo aggiungere anche le mie? Gli proponiamo un banchettino dell’usato?

Ma certo! Gliene sottoponiamo 4 o 5: quanto gli vogliamo chiedere? 500 euro? Secondo me ce li dà!

Affare fatto !

Selvaggia

Nel frattempo Selvaggia è arrivata in un Autogrill e mi congedo da lei: la lascio libera di godersi la sua Rustichella, must di tutti i viaggiatori autostradali.

Dopo poco, posterà su Instagram bellissime foto di un luogo romantico sulle rive del Mincio: vuoi vedere che Selvaggia la disegnano come penna più acida di Italia ma , in realtà, ha un cuore di panna tenero come un cornetto Algida?

 

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