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Gianna Nannini è la regina del rock italiano che non ha bisogno di un trono per ricordarlo – RECENSIONE live di Torino

Gianna Nannini è la regina del rock italiano e ora ha anche un trono sul palco, dopo l'incidente durante la tappa di Genova del suo "Fenomenale Il Tour". Recensione della data Torinese della rocker senese

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gianna nannini
Crediti Foto Sandro Niboli
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Questo Tour Fenomenale dove Gianna Nannini fa due ore e mezza di concerto seduta sul suo trono di rocker italiana è la dimostrazione che il rock non equivale a dimenarsi sul palco. E di molte altre cose, ma andiamo con ordine.

Iniziato con numerose date in Germania, il “Fenomenale Il Tour” vede Gianna cadere dal palco la seconda tappa italiana a Genova, facendosi male al ginocchio.

Gianna non ha compensato il suo essere costretta alla seduta, certo una seduta rock’n’roll, con fiumi di parole, la scaletta è di poco modificata rispetto alla prime due date del tour.

Gianna Nannini ha cantato più e meglio di sempre e se la qualità vocale di questo “concerto seduto” è sopra anche la sua norma, ci dimostra che la costrizione porta alla ricerca di una libertà con gli strumenti che si hanno.

gianna nannini
Crediti Foto Elena Nesti

L’altra evidenza alla quale ci porta la riuscita di questo spettacolo adattato all’emergenza è che quando le canzoni sono capolavori della scrittura e della melodia – basta dare un’occhiata alla scaletta in fondo a questo articolo per ripercorrere dei pilastri della canzone italiana – tutto il resto è accessorio.

Ora non crediate che Gianna si avvalga veramente di un’ “immobilità rock”, come ha raccontato ai microfoni di Tg2. Dei gesti iconici ci sono, e sono rock’n’roll nell’attitudine, vengono più che mai da un motore interno che ha veramente a che vedere con la performance e al saper stare su un palco. A questo proposito siate pazienti il tempo di un momento cultura, prometto che sarà lieve. A Gianna farebbe forse piacere un legame che intravedo con un concetto al cuore delle tecniche teatri giapponesi – so dai suoi libri che ha conosciuto e praticato kabuki: vedendola ho pensato a una parola, tamè, ovvero la capacità di trattenere e comprimere le energie, di assorbire in un’azione forzatamente limitata nello spazio e in movimenti ristretti le energie necessarie a compiere un’azione molto più ampia.

Coltivare la grandezza in uno spazio piccolo è qualcosa che ha poco a che vedere con la “dimostrazione” che spesso gli inesperti devono fare sul palco, quella di occupare lo spazio (esterno), fare movimenti grandiloquenti e dimostrazioni di forza, come se il pubblico fosse miope, in grado di capire solo ciò che è ben visibile piuttosto che sentire.

Dalle tecniche orientali ai vari momenti di puro rock del concerto: Gianna suona l’ “air violino” con l’asta durante Ragazzo dell’Europa, lancia in terra l’asta, si alza e si prodiga in movimenti di bacino assai misteriosi ma efficaci, va a salutare ogni lato del pubblico sulle stampelle e appena ne solleva una, per come la solleva, il pubblico va in delirio.

gianna nannini
Crediti Foto Sandro Niboli

È rock’n’roll accennare a cappella Move Over della sua Janis Joplin. È rock’n’roll quietare il pubblico che scalpita per salire sul palco e cantare una canzone torinese come lei ha richiesto, con un molto toscanaccio: “È un tour fenomenale, non un troiaio”. È rock la signora Grazia che tira fuori la sua propria voce come fa Gianna (tale artista tale fan) su Piemontesina Bella.

Sono rock’n’roll le poche entrate e uscite, in braccio a un assistente, ma a gamba tesa e a indice alzato.

Non cerca di fare compassione Gianna. Afferma candidamente che con questa storia dell’essere infortunata, non sa se il pubblico la inneggia più del solito per compassione o perché si sta divertendo davvero un sacco. Certo è che questa dichiarazione di sospetto ci mette nella disposizione ad abbandonare la pietà e dimostrare a Gianna il piacere di averla li sul palco un po’ più del solito e con una fragilità che la rende più forte del solito. Poi arriva il racconto di come durante il lontano tour di California sia finita all’ospedale proprio a Torino e guardandosi intorno sulle barelle si è resa conto che c’era chi stava peggio di lei e così si è subito consolata. Forse non mi sbaglio ad aver sentito una morale profonda in questo racconto, scandito senza ammiccamenti né fronzoli, ma in un contesto di guerra e ingiustizia in cui le parole arrivano più dirette.

Ed è cosi che forse più di tutte – a meno che non giochino unicamente le esperienze personali in questo sentire che ho avuto – si alza in volo ad un’altezza inspiegabile proprio l’unica canzone fatta interamente piano e voce, Notti senza cuore, proprio quelle

da non aver pietà
a parlare agli angeli qualcuno sentirà”.

Insomma, se scegli la compassione non sei rock’n’roll. Torino ha avuto la sua portavoce sul palco per gridare la sua scelta e la formula è inconfondibilmente nanniniana: “Torino rock abbestia”.

gianna nannini
Crediti Foto Elena Nesti

La scaletta  Fenomenale il Tour – Tappa di Torino

Fenomenale
Cinema
I maschi
Ragazzo dell’Europa
Fotoromanza
Ogni tanto
Profumo
Pensami
Io
Amami ancora
Sei nell’anima
Sabbie mobili
Notti senza cuore
Contaminata
America
Bello e impossibile
Latin lover
Meravigliosa creatura
Amore gigante
Scandalo
Lontano dagli occhi
Aria

 

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Elena Nesti
Classe ’88, la Nesti è nata in uno scontro tra civiltà, quella pisana e quella livornese. Scappata di casa in direzione della capitale, qui a vent’anni tondi tondi è riuscita a far produrre il suo primo spettacolo musicale, « Seta & Cera ». Una tesi sulla metanarrazione e il canto melismatico nell’opera-rock Rent l’ha portata alla laurea in DAMS - e siamo d’accordo che per il suo bene non dovremmo farne menzione in una biografia - ma ha rimediato andando in esilio preventivo a Parigi per sette anni. Dopo aver sovversivamente portato l’hip hop e tutta la crew alla laurea in etnomusicologia e antropologia della danza, l’Università Franco-Italiana sovvenziona il suo studio per il dottorato di ricerca in antropologia della musica sulla ricezione delle canzoni come forme essenziali dell’interprete e come catalizzatori di diversi strati di vissuto. La Nesti è dunque tornata in missione sul campo di battaglia italiano carica a pallettoni, ma il suo amore di antropologa della musica per il suo oggetto di ricerca, l’essere umano musicale, si è esaurito in due giri di stazioni fm. Scriviamone.

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