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Mark Zuckerberg al Congresso USA: Cosa nasconde? – Sulle violazioni della privacy risposte frammentarie e deludenti

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Mark Zuckerberg di fronte al Congresso Americano dice la sua sulla vicenda Cambridge Analytica che vede il suo social, Facebook, coinvolto. Ma Zuckerberg dice poco, in modo poco chiaro e con tanti NON SO.

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L’amministratore delegato e fondatore di Facebook, durante le due audizioni tenutesi rispettivamente al Senato e alla Camera in USA, è stato chiamato a rispondere in merito allo scandalo Cambridge Analytica (società accusata di aver ottenuto impropriamente i dati personali di circa 90 milioni di utenti Facebook -> LEGGI NOSTRO ARTICOLO IN BASSO).

Facebook e Cambridge Analytica: coinvolti circa 90 milioni di utenti – Il caso “DataGate” spiegato dettagliatamente

Mark Zuckerberg ha ammesso la necessità d’introdurre regole volte a migliorare il sistema di protezione dei dati e di tutela della privacy della piattaforma. Non ha spiegato però quali regole accetterà di istituire ma ha sottolineato l’importanza di abortire quelle potenzialmente distruttive per l’impresa.

Il giovane imprenditore statunitense, diventato miliardario a soli 23 anni grazie al successo di Facebook, è apparso durante le audizioni molto preoccupato, con lo sguardo di uno studente modello colto alla sprovvista davanti ad un esame a sorpresa.

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Martedì 10 aprile Mark Zuckerberg è riuscito ad eludere gran parte delle domande poste dai senatori, complice la loro lacunare conoscenza del funzionamento del social network. Il giorno successivo la situazione si è ribaltata.

Durante la seconda audizione a Capitol Hill il Ceo (Chief Executive Officer) di Facebook è stato messo alle strette da domande incalzanti a cui non è riuscito a dare risposte ferme ed esaustive.

Il deputato democratico del New Jersey Frank Pallone ha chiesto a Zuckerberg di impegnarsi nel modificare tutte le impostazioni predefinite di Facebook in modo da minimizzare la possibile raccolta di dati personali. Il Ceo ha eluso la richiesta asserendo che si tratta di una questione complessa che richiede una risposta complessa. Il deputato ha replicato sottolineando la propria delusione in merito.

La deputata democratica della Florida, Kathy Castor, ha dichiarato: “Gli americani non amano essere manipolati. A loro non piace essere spiati. Facebook ora si è evoluto in un luogo in cui stai monitorando tutti. Stai raccogliendo dati su quasi tutti… Non penso che l’americano medio lo capisca davvero. Stai seguendo gli utenti di Facebook anche dopo che si sono disconnessi da quella piattaforma”.

Quando Kathy Castor gli ha chiesto se il social raccolga “dati su persone che non sono utenti di Facebook”, Zuckerberg si è limitato a precisare che gli utenti hanno il controllo su come funziona il meccanismo di localizzazione.

Per circa 40 volte durante le audizioni il 33enne proprietario di un’impresa che vale più di 500 miliardi di dollari ha detto di non avere le risposte e di ritenere necessario un confronto con il suo team per poterle produrre con precisione.

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Ha insistito inoltre sulla libertà di scelta degli utenti circa il livello di privacy nella condivisione di informazioni e contenuti.

Alla domanda “Per quanto tempo Facebook conserva i dati personali?”, l’imprenditore non è riuscito a chiarire fin dove arriva il loro monitoraggio: ha risposto di non saperlo con esattezza, di dover chiedere al suo staff.

L’unica risposta netta rilasciata da Zuckerberg è stato l’assenso pronunciato dopo che la deputata democratica della California Anna Eshoo ha chiesto se i dati del suo account erano tra quelli venduti a Cambridge Analytica. L’imprenditore ha rivelato che anche il suo account è stato violato ed ha continuato a scusarsi per quanto accaduto agli altri.

Il democratico Jan Schakowsky dell’Illinois ha letto ad alta voce varie scuse che Zuckerberg aveva rilasciato in passato per altri errori. “Hai una lunga lista di scuse”, ha detto. “Questo mi dimostra che l’autoregolamentazione semplicemente non funziona”.

La testimonianza di Zuckerberg è apparsa ad ogni modo confusa e frammentaria, lasciando senatori, deputati e popolo immersi in una completa atmosfera di sfiducia.

Possibile che la sua creazione gli sia sfuggita di mano senza che lui ne fosse consapevole? E la nostra privacy? Sarà vulnerabile quanto le sue risposte o, più semplicemente, lo è sempre stata?

Ora il caso Cambridge Analytica e Facebook sbarca al Parlamento Europeo, ma questa volta Mark Zuckerberg ha fatto già sapere che non ci sarà anche se sembra di voler aprire alla regolamentazione europea in materia. Il GDPR, nuova normativa della privacy dell’Ue, potrebbe diventare uno standard di riferimento globale.

 

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