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Simona Molinari: “Maldamore”, tutto quello che l’amore non è – INTERVISTA

Simona Molinari è uscita con “Maldamore”, nuovo singolo che anticipa il suo imminente progetto inedito sul quale aleggia, ancora, un velo di mistero ma che probabilmente vedrà la luce il prossimo maggio

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Da alcuni giorni è uscito “Maldamore”, nuovo singolo di Simona Molinari che anticipa il suo imminente progetto inedito sul quale aleggia, ancora, un velo di mistero ma che probabilmente vedrà la luce il prossimo maggio.

Maldamore è un brano fresco e leggero, per nulla banale, ricco di spunti interessanti tanto nella musica, grazie al ritmo divertente, quanto nel testo grazie anche alle citazioni ad altre canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana.

Tema portante è l’Amore affrontato attraverso le sue definizioni e i suoi molteplici significati, nella convinzione che ognuno di noi ne dia una interpretazione personale. Ma soprattutto nella constatazione che, troppo spesso, tutto ciò che chiamiamo Amore sia, in realtà, soltanto la sua conseguenza e la sua patologia: appunto “Mal d’amore”.

simona molinari

 

Il singolo è stato scritto da Simona Molinari a quattro mani con la cantautrice toscana AMARA ed è stato registrato presso l’Isola degli Artisti di Roma. Le sessioni della Big Band e il missaggio sono stati invece effettuati a New Orleans presso il leggendario The Parlor Studio.

Del singolo è uscito anche un videoclip realizzato da Climax Studio per la regia di Massimo Molinari.

Abbiamo incontrato Simona Molinari per un’intervista nella quale abbiamo parlato del nuovo singolo, del video, del prossimo spettacolo live e soprattutto della sua idea di Amore.

 


INTERVISTA A SIMONA MOLINARI

Ciao Simona. Ti ringrazio per la disponibilità e per questa intervista. Ho sentito il brano ed ho ritrovato tutta la freschezza che ti caratterizza, con un sound ed un ritmo assolutamente coinvolgente. Quanto ti sei divertita durante la fase di scrittura e di produzione?

Ti ringrazio dei complimenti. Mi sono divertita davvero tantissimo, in un modo che, penso, si sprigioni dal brano per arrivare al pubblico. Mi son divertita in tutte le fasi: dalla scrittura a all’arrangiamento, alla scelta dei suoni: anche la volontà di registrare i fiati all’estero, in fondo, è stata dettata da un puro godimento.

È un brano, come dicevo, perfettamente in linea col tuo stile: fresco e leggero ma non questo banale, ricco di spunti interessanti, che gioca anche con rimandi, sia nel testo che nel suono, a vari contesti differenti.

Grazie, sono contenta che questo aspetto ti sia arrivato.

Come ti senti a ritornare con un nuovo disco di inediti dopo la tua lunga attività live in tour.

Sentivo fortemente il bisogno di ritrovarmi con un disco mio e con brani miei. Ho avuto degli anni molto intensi in tour con “Loving Ella”, lo spettacolo omaggio a Ella Fitzgerald, ma sentivo l’esigenza forte di tornare a fare canzoni mie. Sono due aspetti del fare musica completamente diversi: da una parte con Loving Ella mi ritrovo come cantante mettendo a frutto le mie doti interpretative, ma nell’altra veste mi sento davvero me stessa. Non vedo l’ora di finire il disco e di uscire con i miei brani, spero di farcela per fine maggio, almeno l’intento è questo. In questo momento sono impegnata anche in altri progetti. Soprattutto non vedo l’ora di portare questo nuovo disco dal vivo, di farne uno spettacolo. Creare uno spettacolo è, per me, il momento più bello dell’intero processo creativo.

In “Maldamore” hai collaborato alla scrittura con Amara. Come è avvenuto questo incontro?

Amara è una persona che stimo da morire e che è diventata in questi ultimi due anni veramente una amica. Tutto è nato da una proposta della nostra casa discografica. Il nostro produttore ci vedeva un po’ stanche ed eccessivamente prese dal lavoro e ci ha detto “andate a fare un viaggio, due o tre giorni. Penso io a tutto, non dovete nemmeno pensare a dove andare” e ci ha spedito a Cittadella della Pieve, un paese molto carino. Non avevamo il compito di scrivere o lavorare, ma dovevamo soltanto rilassarci e stare bene. Abbiamo passato tre giorni a parlare come solo due donne sanno fare, dormendo forse un’ora a notte. Abbiamo parlato di tutto, del più o del meno, ma alla fine ci siamo ritrovate a chiederci cosa fosse l’amore: ognuna pensava cose differenti. Una volta tornate ci siamo fermate da me a Roma ed è nata “Maldamore” in modo spontaneo, semplicemente raccogliendo i nostri pensieri. Abbiamo cominciato a scrivere, poi è nata la cellula ritmica per muovere il testo sulla musica, ed alla fine abbiamo dato il pezzo al nostro produttore con l’idea chiara di cosa volessimo per l’arrangiamento. Ovviamente abbiamo dovuto ricondurre tutto quello che avevamo in mente a qualcosa che funzionasse come brano. Ma l’importante era trasmettere che l’amore non è tanto la farfalla nello stomaco, ma tuto è quello che c’è dopo. E soprattutto che tutte quelle “patologie” che spesso chiamiamo amore, come la gelosia, la possessione, la nostalgia, la malinconia sono soltanto i mali dell’amore, ma che l’amore è tutt’altro.

Hai appena pubblicato anche il videoclip di “Maldamore”. Dove è stato girato? Mi racconti l’idea di questo video?

Il video è stato girato a L’Aquila. Quando abbiamo pensato a rendere visivo il brano mi sono immaginata dentro un manicomio, di conseguenza abbiamo scelto di girare davvero in un ex manicomio. Mi ritrovo in questo luogo e mi chiedo “cosa è l’amore?” cercando la risposta nelle mie storie passate. È ovviamente un luogo della mente dove comincio a liberare le mie emozioni: la rabbia, la malinconia, il desiderio e così via, interpretate ciascuna da un diverso personaggio nel video. Allora io comincio a ballare con questi “pazzi” provando a insegnare loro come andare a tempo con la musica: metaforicamente imparo ad andare a tempo con il mondo, imparare a mettere in ordine le mie emozioni in modo da vivere bene la parte bella dell’’amore.

Tra l’altro nel brano citi alcune canzoni italiane particolarmente famose.

Si. Faccio riferimento a varie tipologie d’amore e di innamorati utilizzando alcune immagini di brani storici della musica italiana, usandoli per evidenziare quello che amore non è. Piero amava la sua guerra ideale… Gianna amava le sue visioni… A me piaceva Luca ma Luca era gay… sono tutte forme di malinconia, ma la malinconia non è amore.

Mi dicevi che il tuo nuovo disco uscirà probabilmente a maggio. Hai già deciso il titolo e i brani? Puoi anticiparmi qualcosa?

In questo momento ho già diversi brani pronti e alcuni ancora in lavorazione. Sicuramente “Maldamore” sarà il collante del disco, e sicuramente sarà anche la canzone finale del prossimo spettacolo, la sua conclusione. Mi piacerebbe creare uno spettacolo in cui fare un viaggio con il pubblico alla scoperta dell’amore nelle sue varie sfaccettature. Sto pensando a creare delle provocazioni proprio sul tema dell’amore.

Quindi l’amore sarò il tema trainante del tuo nuovo spettacolo.

Sì, sarà il tema portante che vorrei affrontare da diverse prospettive. Ti faccio un esempio: quando nel mio brano dico “mi fa incazzare”, che probabilmente è una frase un po’ forte detta da te, sto rappresentando la visione dell’amore vista dagli occhi degli altri. Questa è la risposta più frequente che mi sento dire da chi ha esperienza di un amore vissuto nel quotidiano con le problematiche della quotidianità. Ecco, vorrei affrontare l’amore non da un punto di vista ideologico, ma per quello che è davvero. Credo che molte frustrazioni vengono dall’aspettativa che da sempre abbiamo affidato alla parola “amore”: probabilmente se sapessimo sin dall’inizio cosa è davvero vivremmo i nostri sentimenti in modo più sereno.

Tu sei una dei pochi artisti riusciti a coniugare il suono e l’atmosfera Jazz con il Pop. Sicuramente una delle prime in Italia a proporre questa miscela al grande pubblico. Quanto è stato difficile all’inizio proporsi in questo modo e quanto è difficile, se lo è, adesso?

All’inizio è stato difficile. Probabilmente senza la mia partecipazione a Sanremo non sarebbe stato possibile riuscire con un genere che mischia così Jazz e Pop. Considera quando sono andata a Sanremo probabilmente non c’era stato nessuno che lo avevo già fatto. Devo ammettere, col senno di poi, che è stata una pazzia dettata sia dal fatto che ci credevo tantissimo, sia dal fatto che ero ancora un po’ incosciente. Sono stata fortunata soprattutto perché ho trovato nel mio produttore e nel mio ufficio stampa una squadra pronta a rischiare, e questa non è una cosa scontata. È stato un lavoro impegnativo, tutt’altro che spontaneo e “romantico”: c’è voluto tanto impegno e tanto amore per quello che facevo. Però la soddisfazione che ti ritorna un progetto costruito nel tempo e portato avanti con dedizione è impagabile, e se ancora oggi dopo 10 anni sono qui dimostra che l’amore e la passione che ci abbiamo messo è arrivata al pubblico.

simona molinari

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