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Laura Pausini, purché se ne parli male

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laura pausini
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Laura Pausini, volenti o nolenti fa discutere. Laura Pausini ha una fedelissima schiera di fan, e ovviamente pure un forte gruppo di feroci e accaniti oppositori, leoni da tastiera o Signori della Penna, che approfitta di ogni uscita, discografica o meno, per spargere inchiostro e bytes a riguardo. Sono penne autorevoli, che conoscono gli anfratti della retorica, ai quali basta un leggero tocco della penna per infierire su un lavoro costato mesi di fatica. Mi domando se loro sono arrivati almeno alla fine di ogni singolo brano che stroncano.

In queste settimane tutti hanno un’opinione ben precisa, leggo spesso commenti o articoli (appunto autorevoli) che denigrano. Passiamo dai giudizi sull’intonazione e qualità vocali nelle esibizioni di semplici utenti, alla qualità timbrica, fino alla poetica ed estetica delle sue pubblicazioni, dei Signori della Penna. I quali ovviamente, ispirati da chissà quale musa, danno indicazioni critiche sul “perché” questo ultimo disco sia trascurabile, se non inutile. Chi più chi meno con colori lessicali.

Cavolo, quanta attenzione analitica ed estetica per un artista Pop, che non fa proclami politici o canzoni di protesta…

Non voglio criticare a priori chi di mestiere scrive con il patentino, perché io non sono nemmeno in grado di valutare compiutamente il loro operato. Sono un musicista, un cantante, che per curiosità si avvicina al mondo dell’editoria. Quindi faccio strafalcioni, sicuramente nemmeno conosco le tecniche per catturare l’attenzione di chi legge. Sono un contadino alla corte dei vari Re Artù della Penna.

Ma posso avere la libertà di sorridere di fronte alle stroncature senza nessun riferimento? Cioè, se un rinomato giornalista parla di Laura Pausini, purché male, del suo disco o di una sua performance, su quale base lo fanno? Se  un musicologo, un direttore d’orchestra, fa delle critiche sulla musica di Allevi, prendo atto che c’è un riferimento preciso alla base delle critiche. Sul costume sociale, “sopravvolo”. E pure sul valore artistico.

Se questi Signori della Penna mi indicassero gli eventuali errori armonici, o banalità di arrangiamento, missaggi approssimativi, o perfino che i testi – materia, quella della parola, in cui dovrebbero avere esperienza – sono sgrammaticati, o cacofonici… beh in quanto contadino, gliene sarei grato, perché la mia ignoranza beneficerebbe di un po’ di conoscenza.

Invece esprimono un loro rispettabilissimo gusto personale, spacciandolo per “critica musicale”, mi sembra. E allora chiedo loro: cos’è la critica musicale, visto che sono ignorante? E qual è la mission di un critico musicale? Nella musica classica, chi scrive di musica sa cos’è una partitura, conosce la storia dietro un’opera o una sinfonia. In generale.

Ciajkovskij fu osteggiato a suo tempo per la sua musica, troppo incline ai sentimentalismi romantici anziché ai caratteri tradizionali della musica russa. Oggi è più popolare dei suoi detrattori di allora. Cioè parlare troppo di Musica su basi inconsistenti non è Critica Musicale, è come parlare di calcio al Bar dello Sport. Per esempio nel libro The Song of John Lennon si fa un vero esempio ci critica (ed esegesi) musicale sull’arte e la musica di John. Con risultati incredibili! E pure stiamo parlando di Rock e Pop. Certo, non voglio paragonare Laura PausiniCiajkovskij. Voglio solo dire che una seria critica musicale può essere fatta anche nel Pop. Basta volerlo. 

Critica musicale o articoli di costume?

Oppure stiamo parlando di fenomeno sociale? Allora mi ritiro nel mio cantuccio e sto zitto. Però chissà perché se un giornalista economico parla del Forum di Davos, delle basi deve averle per non fare solo un comunicato stampa. Libero di commentare e muovere critiche, fare analisi. Ma con strumenti e consapevolezza adatti. Nella Musica invece, ci sono troppi Soloni improvvisati, che dal loro scranno “decidono” chi va su e chi va giù. In nome della libertà di stampa. E io aggiungo, in nome della superficialità dell’ego.

Quindi, parliamo di Laura Pausini, perché mediaticamente non si può ignorare, purché male. Anzi più colorato il lessico con termini forti e metafore ardite, più dimostriamo di essere indipendenti dai capricci della Regina. Ma davvero???

Sia chiaro, avere dei gusti personali non solo è lecito, ma persino doveroso. Il problema è confondere le acque e pretendere che siano cristalline. Davvero mi domando quanto tempo un critico di musica Pop (?!) dedichi all’ascolto del disco o dell’artista che vuole (o deve) recensire. Non tutti i dischi sono immediati. E forse una questione di tempi troppo stretti? Potrebbe anche essere. Quindi, che si parli inevitabilmente di Laura Pausini, purché male. Altrimenti si rischia di apparire allineati se non addirittura asserviti alla casa discografica. E poi magari non ti invita più alle conferenze stampa. Quindi meglio avere il fascino dei maledetti esclusi e il patentino dell’indipendenza. Fa niente se questa poi sia reale o meno.

Ogni Artista, grande o no, deve affrontare questo rito. Poi ci sono quelli che camminano sulle acque e dei quali non si può parlare mai male, perché sarebbe come mettere in dubbio la rotondità della terra. Coincidenza vuole che abbiano più o meno delle dichiarate simpatie politiche. Perché diciamocelo, la musica disimpegnata, non è musica! Meglio sparare su Baglioni per il suo disimpegno politico, meglio criticare Laura, che gira il mondo e raccoglie premi, meglio dire che il suo disco è “inconsistente”, che riconoscerne i meriti al di là dei gusti. Battisti stesso fu vittima di pregiudizi e critiche per il suo disimpegno politico. Ora si cantano ancora le sue canzoni, qualcuno ne rimpiange il periodo d’oro con Mogol..

Ma sulla base di quali parametri i Signori della Penna esprimono le loro sentenze inappellabili?

Oppure siamo noi lettori, utenti, che leggendo sulla metropolitana sbattuti tra una fermata e l’altra il trafiletto, ci risparmiamo la fatica di dover ascoltare l’ennesimo cd, o di andare a vedere l’ennesimo film? Non è che forse tutta questa autorevolezza verso i Signori della Penna nasce dalla nostra Pigrizia, più che dalle loro Penne?

Tranquilli, non ho intenzioni di intavolare polemiche e flame a distanza con nessuno, non ne ho il tempo, né la voglia e nemmeno la capacità. Non voglio offendere nessuna di questi Signori della Penna.

Non voglio difendere Laura Pausini solo perché conosco la sua tenacia e il rispetto che mette nel suo lavoro, solo perché so che ogni volta che sale sul palco non è immune da ansie come un qualsiasi mortale, solo perché la sua emozione non è preparata come un discorso da comizio, ma sincera a tal punto da farle competere gaffe spontanee.

Sono solo un operaio che ha avvitato note per molti anni, un contadino che ha arato spartiti e palchi. Cosa ne posso sapere io dei discorsi dei Signori Dirigenti che lavorano 100 piani più in alto di me? Quando incrocio questi Signori della Penna (sempre in prima fila) alle Conferenze Stampa alle quali FareMusic mi manda, mi sento molto più intimidito vicino a loro piuttosto che non a Tina Turner, a Brian May, Eric Clapton, Joe Cocker, Mina, Celentano, Eros, e moltissimi altri che ho avuto la fortuna di incontrare o collaborare nella mia carriera.

Ascolto musica, spesso quello che ascolto non mi piace subito, spesso ciò che mi piace subito dopo un po’ è come la Nutella, buona sì ma dopo un po’ basta. Mi annoia la pretenziosità. Per “lavoro” ho la fortuna di conoscere realtà musicali che non avrei mai conosciuto, musicisti e artisti più che sconosciuti ma che fanno con coraggio musica interessantissima e a volte bellissima. Non ho tempo per litigare sui social sulle esibizioni dei talent, anche se una mia opinione ovviamente ce l’ho. E qualcuna l’ho anche scritta.

Ma ritornando a Laura Pausini, ma potrei dire Eros Ramazzotti, Mina, Jovanotti, noto che la freddezza e la superficialità di alcuni critici Signori della Penna rasenti quella che hanno avuto i sicari della famiglia Romanoff, rei di condividere un cognome scomodissimo nella rivoluzione Russa. “Dobbiamo parlarne, vabbè ma parliamone male, tanto la gggggente capisce poco, anche se riempie gli stadi, anche se compra i suoi dischi.”

Il cinismo ci pervade e ci invade a tal punto che non ce ne rendiamo conto. Mi piacerebbe tanto che un critico musicale mi spiegasse perché un disco non gli piace o ”gli fa schifo”. Ma senza usare il suo capriccio personale di simpatia o antipatia. Persino Vittorio Sgarbi, quando parla di Arte nelle sue pause da Narciso catodico, riesce a spiegare e far capire.

Ecco, sarebbe bello se ci fossero Critici Musicali, magari anche coloriti, che sapessero andare oltre il loro opinabile punto di vista personale. Che magari usassero di più il condizionale anziché un tronfio indicativo. Quello lo posso accettare dai svariati commenti su Facebook, da persone che esprimono semplicemente il loro pensiero.

Dai Signori della Penna mi aspetto un po’ di più, di un semplice Laura Pausini, purché se ne parli male

Cara #laurapausini… #fattisentire

 

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