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Lastanzadigreta, “Creature selvagge” di razza – INTERVISTA

Lastanzadigreta è un gruppo torinese veramente alternativo, con un Manifesto della musica bambina che esprimono in “Creature selvagge” (2016 Sciopero Records) loro cd d’esordio che ha ricevuto molti riconoscimenti tra cui la Targa Tenco. Intervista di Stefano De Maco con Jacopo Tomatis

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Lastanzadigreta è un gruppo-collettivo musicale di Torino con un approccio alla canzone che ha attirato l’attenzione degli “addetti ai lavori” grazie ad un linguaggio veramente alterantivo e un organico strumentale anomalo, incentrato sul suono di marimba, Haromnium da trovarobato, bidoni, strumenti giocattolo, mandolini, sintetizzatori. Il loro cd d’esordio “Creature selvagge” (2016, Sciopero Records) si aggiudica la Targa Tenco per la migliore Opera Prima.

Nel 2017 hanno lanciato un proprio Manifesto della musica bambina,  a sostegno di una nuova canzone per tutti, senza limiti di età, cultura e classe. Hanno avuto numerosi riconoscimenti e premi, da Musicultura (2017) L’Artista che non c’era (2016).

Incontro Jacopo Tomatis, membro fondatore del gruppo per conoscere meglio il mondo racchiuso in questa Stanzadigreta.

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INTERVISTA – Jacopo Tomatis de LaStanzaDiGreta

Come nasce il nome e il progetto “Lastanzadigreta”?

Greta è, anzi purtroppo era, una persona reale. Era una ragazza che a seguito di un incidente, aveva bisogno di aiuto per raccogliere fondi per un macchinario che le serviva. Ci siamo trovati per l’evento benefico creato a tale scopo. Noi eravamo tutti musicisti ciascuno con il proprio progetto. Una volta terminato l’evento, per fortuna con successo, abbiamo deciso di mantenere il gruppo ricordando Greta. Ci ha fatto incontrare e scoprire che c’era un terreno comune. Ci piaceva poi mantenere questo senso di evocazione dell’infanzia che il nome e il senso del progetto evocava.

Greta era una vostra amica?

Era una amica di amici, una rete di contatti. Una rete di amicizie che ci ha fatto incontrare e legare tra noi. Tramite passaparola ci siamo trovati noi 5, un palco e la necessità di creare uno spettacolo. Da lì abbiamo deciso di continuare. Questo è successo nel 2008/2009. Poi tra alti e bassi siamo arrivati al 2016 in cui è uscito il nostro disco “Creature selvagge (Sciopero records).

La vostra line-up, con marimba e didgeridoo, è nata per un progetto o per casualità?

Direi la seconda, per diventare poi un progetto preciso. La casualità è nata dalle premesse di cui ti ho parlato. Mancava un bassista nella formazione, mancavano dei ruoli predefiniti. Abbiamo colto l’occasione per sperimentare ruoli diversi da quelli che avevamo, ad esempio suonare degli strumenti in cui fossimo meno a nostro agio, uscendo dalla comfort-zone. Io per esempio ho cominciato a suonare il mandolino, altri hanno cominciato a dedicarsi a percussioni diverse da quelle che avevano studiato.

Ci siamo trovati così ad  essere 5 polistrumentisti che ruotano attorno a diversi strumenti che provano a giocare e mettersi in gioco. Ognuno di noi naturalmente ha una propria formazione musicale e strumentale, anche ad alto livello. Ma quando suoniamo come “Lastanzadigreta” cerchiamo di superare il limite, diciamo, di fare ciò che le mani sono abituate a fare sul proprio strumento.

Volevamo superare meccanismi e automatismi che lo studio del tuo strumento comporta. Mettersi alla prova con uno strumento che non conosci benissimo, fa sì che tu possa fare delle cose un po’ diverse dal solito. Forse più originali.

Un po’ come nel punk, in cui saper suonare uno strumento era un demerito?

Sì, certo, ma solo per i concetto del “Do It Yourself”, non tanto per la rabbia di quel linguaggio musicale. C’è una sorta di sperimentazione che appartiene più all’Avanguardia in generale. Diciamo la curiosità di prendere uno strumento che non conosci perfettamente e vedere come suona, di provare ad utilizzarlo in un contesto più pop.

Il fatto di non avere il basso ad esempio ci costringe a trovare altre soluzioni per gestire le frequenze dello strumento all’interno di un arrangiamento. E trovi diverse soluzioni, come ad esempio usare il Didgeridoo, come facciamo in molti pezzi, usare il registro grave della Marimba. tutto questo porta poi nell’arrangiamento a sviluppare una sonorità atipica e insolita. E quindi originale.

Il vostro Manifesto “musica bambina”: vuoi parlarcene?

Beh in effetti è singolare, che un gruppo pubblichi un manifesto, ma solo perché non siamo più negli anni ’70. Benché la nostra età si aggiri su 33/34 anni, tranne il nostro cantante che è un 50nne, abbiamo deciso di creare questo Manifesto un po’ come gioco, un po’ come provocazione anche politica. L’idea di questa “Musica Bambina” nasce dal senso del gioco, giocare con la musica, buttare le mani sullo strumento con una ingenuità e creatività tipiche dell’infanzia, senza retro-pensieri. E poi nasce anche dal fatto che molti di noi lavorando effettivamente con l’infanzia, cioè fa parte di una prassi quotidiana e professionale nell’insegnamento della musica. Il meccanismo politico poi che fa sì che una canzone per Bambini sia anche per Grandi, significa affermare che la Musica è un fatto sociale, un fatto condiviso. 

Sicuramente agire direttamente nel sociale diventa più politico che semplicemente artistico, agisce direttamente sull’essere Cittadini, sull’essere Animali Sociali, piuttosto che un mero adeguarsi allo stile della canzone politica. Si possono trattare temi attualissimi senza bisogno di enfasi declamatoria. E’ un’azione propositiva politica, civile, sopratutto non ideologica. Partire dal basso rende tutto più autentico e non retorico. 

La vostra carriera vi ha portato su palchi importanti come Musicultura Tenco e altri. La nuova musica, dove per nuova si intende quella non mainsteam, può passare dalla cultura?  e sopratutto cosa intendete voi con la parola cultura?

Difficile rispondere…  Secondo me si forza un po’ troppo nel marcare le differenze tra Mainstream e Underground. A volte penso possa trattarsi di una forma di snobismo, volersi ritenere migliori perché non ci caga  nessuno. Salvo poi criticare e condannare chi poi ce la fa a fare il salto nel Mainstream con l’accusa di svendersi e degradare la propria arte. La Musica è parte di una cultura in generale, ed è fondamentale produrre musica che miri a dire qualcosa, oltre a soddisfare oltre le proprie istanze artistiche. Se proprio non vogliamo parlare di messaggio, parliamo quantomeno di finalità. 

Sia chiaro, io non penso che la musica de Lastanzadigreta cambierà il mondo, non cerchiamo di proporre dei modelli o messaggi attraverso le canzoni. Secondo me l’errore più in generale della Canzone d’Autore potrebbe essere questo, cioè pensare che un brano che racconta una vicenda drammatica, o parli degli ultimi, come ad esempio la poetica di De Andrè, possa in qualche modo incidere. A noi essenzialmente piace suonare, l’atto in sé è la nostra poetica, per così dire, la finalità del suonare è la nostra poetica. La pratica musicale vista come un occasione di aggregazione, creazione e condivisione e non di epifania e manifestazione di un percorso formativo. 

Come un linguaggio aggregativo?

Direi di più, è un meccanismo per stare insieme. I Media possono raccontare la Musica in una maniera parziale o distorta. Prendiamo ad esempio l’idea della Superstar, cioè quell’elemento che catalizza l’attenzione, come succede alle trasmissioni tipo X Factor, oppure anche nella nicchia della cosiddetta Canzone d’Autore. I Media si focalizzano sul meccanismo in cui il Personaggio si eleva sul pubblico, obbedendo ad fortissime spinte di narcisismo. 

Ecco che il messaggio del nostro manifesto, la Musica Bambina, assume un altro sapore, diventa una dichiarazione d’intenti in cui la Musica entra nel quotidiano collettivo con un altro scopo, non più celebrativo, ma aggregativo nella pratica di fare insieme qualcosa che è semplicemente bello fare insieme. Quasi un senso etico e civico, per entrare in un ambito molto attuale e di moda. Quindi n meccanismo pratico, e non ideale o ideologico. Significa semplicemente mettersi insieme in una stanza con degli strumenti e suonare, o provarci, insieme. 

Quindi la vostra attività live ha un valore specifico più intenso della semplice promozione di un lavoro discografico? Come scegliete i locali, come si svolge un vostro spettacolo?

Non è facile trovare spazi che possano invitare ed accogliere un gruppo con una formazione articolata come la nostra, sia per linguaggio che per set up di strumenti. Per ora andiamo molto volentieri in quelle strutture che ci invitano e sono compatibili. L’aspetto promozionale di per sé è secondario. E per fortuna ci è venuto incontro NUOVOIMAIE, che insieme a Coop CMC, produrrà i prossimi nostri tour. Si tratta di fondi dell’art.7 L.93/02, erogati tramite un regolare Bando, e patrocinato dal Premio Tenco, Premio Bindi e Premio L’Artista che non c’era. Un supporto importantissimo alle inevitabili spese che un gruppo di 5 persone in tour richiede, che ci permette di allargare il ventaglio delle possibili location

Oggi suonare dal vivo è tornato ad essere centrale nell’attività di una musicista, anche come fonte di sostentamento. Il disco è solo un modo per arrivare a fare questo. I nostri Live prevedono una grossa parte di “gioco” inteso come dicevo prima, e interazione con il pubblico. Ad esempio uno degli spettacoli che presenteremo questa estate “Musica Bambina “ appunto, è rivolto ad un pubblico misto, di Grandi e Bambini. I brani del disco verrano riproposti in un arrangiamento estemporaneo creato per un organico che prevede Lastanzadigreta e il Pubblico presente. Prima dello show ci sarà un breve laboratorio preparatorio su cellule ritmiche e melodiche funzionali ai brani proposti. E’ divertente e al tempo stesso stupefacente per le potenzialità che si esprimono e liberano. Molto più intenso del solito rituale Artista-Palco-Musica-Pubblico. Un Live che cambia a seconda della serata, del contesto fisico e umano.

Prossimi progetti?

Fino a fine estate saremo in giro sia col concerto di presentazione di Creature selvagge, che compie due anni, sia con questo spettacolo Musica Bambina. Vorremmo realizzare il fatidico secondo CD, che, come dice Caparezza, è più difficile del primo. Speriamo nel 2019. Penso useremo di nuovo le piattaforme di Crowdfunding, come abbiamo fatto per Creature selvagge. Anche se le vedo più come un contributo che un finanziamento totale, sono indubbiamente utili.  Con un risvolto più Social, che economico. Ti sostiene chi già ti conosce. Rimane sempre un grosso aiuto in produzioni di piccolo cabotaggio, come la maggior parte dei casi.

 

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lastanzadigreta, copertina di Creature Selvagge. Artwork by Cinzia Ghigliano

 

LaStanzaDiGreta sono:

Leonardo Laviano, Alan Brunetta, Flavio Rubatto, Umberto Poli, Jacopo Tomatis, insieme a Dario Mecca Aleina.

Creature selvagge è stato registrato fra il dicembre 2015 e il gennaio 2016 all’Attimo Recording Studio di Dario Mecca Aleina, a Cafasse (TO), prodotto da Dario Mecca Aleina e da LaStanzaDiGreta

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Date Live in programma de LaStanzaDiGreta

  • 19 aprile – L’Asino che vola (Roma)
  • 21 aprile – CCP Tufello (Roma)
  • 28 aprile – Dischi Volanti
  • 2 maggio – Matota Festival (sonorizzazione) – Torino;
  • 1 giugno – Festival della Parola – Chiavari (Ge);
  • 30 giugno – Scene di Paglia Festival – Padova;

Si ringrazia Gaetano Petronio per GPC

 

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