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“Non abbiamo armi”, il Pop d’Autore vincente di Ermal Meta – RECENSIONE

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Ermal Meta
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Ermal Meta è uscito con il suo terzo album in studio, “Non abbiamo armi” per la Mescal, dopo la sua fortunata partecipazione, insieme a Fabrizio Moro, all’ultimo Festival di Sanremo.

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La classifica FIMI di questi primi 2 mesi del 2018 ci dona un’immagine nitida di quello che è l’andamento attuale della musica italiana, complici anche le nuove modalità di rilevazioni delle vendite: è il boom del Rap. Se già il fenomeno stava dando segnali lampanti nell’ultimo periodo, ora è più che mai veritiera l’affermazione di Sfera Ebbasta “I Rappers sono le nuove Rockstar”, significato che giustifica l’uso improprio del termine utilizzato per dare il titolo all’ultimo lavoro del re indiscusso della Trap (variante del Rap) all’italiana, doppio Disco di Platino in poco più di un mese accompagnato da svariati record che tutti gli invidiano.

Di fronte a questo dato, che sia moda del momento o segnale chiaro di quale tipo di personaggio musicale i giovani vogliano per riconoscersi, qual è la risposta del Pop italiano? Ci prova e ci riesce Ermal Meta, fresco fresco di vittoria al Festival di Sanremo insieme a Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”, tornato il 9 Febbraio sul mercato con “Non abbiamo armi“, terzo progetto discografico da solista.

ermal meta

L’ascesa di Ermal l’abbiamo vista e seguita tutti con una certa attenzione, e i risultati arrivano dopo una gavetta degna di chiamarsi tale: si fa notare sempre a Sanremo con la sua band La Fame Di Camilla nel 2009, pubblica con la stessa 3 dischi e avvia, quasi parallelamente, una carriera da hitmaker di successo che lo porteranno ad essere un punto di riferimento fondamentale per tutte le star del Pop nostrano, giovani o meno giovani. Sanremo ha ancora grandi sorprese per lui: “Odio le favole” del 2016 e il primo disco da solista “Umano” gli fanno ottenere discreti riconoscimenti che, vista la poca considerazione data dal pubblico alla categoria Nuova Proposte, hanno doppio o triplo valore. Nel 2017 ancora Sanremo, e la sua “Vietato morire“, insieme  all’omonimo album, sono la conferma assoluta della credibilità di Meta anche come interprete e come nuovo punto di riferimento Pop per i giovani. Il 2018 gli regala la vittoria ed ecco quindi che il suo nuovo “Non abbiamo armi“, almeno per una settimana, riesce a togliere dal primo posto della classifica FIMI il già citato (e quasi imbattibile) Sfera Ebbasta.

Cosa abbiamo in questo disco? Un po’ di tutto, o forse è meglio dire un po’ di tutto il meglio che possiamo avere dal Pop di tendenza. Ermal Meta ha anche una caratteristica fondamentale: non solo è un cantautore che tratta sia “buoni sentimenti” che temi sociali attuali (suo altro cavallo di battaglia), ma è anche un artista che, scrivendo per altri, punta dritto al successo aggiungendo quegli ingredienti in più per fare una hit da vendere; “qualità” e “commerciabilità” vista in senso positivo, una sorta di “Pop d’autore” che dovrebbero fare tutti gli artisti per avere una carriera a lungo termine.

Ermal Meta

I 12 brani inediti di “Non abbiamo armi” (scritti in collaborazione con altri autori tra cui Gianni Pollex, Roberto Cardelli ed Emiliano Bassi) tracciano questo percorso da disco-hit pronto a sfornare una miriade di singoli radiofonici: spiccano su tutti la title-track dalle atmosfere U2 e tra le più riuscite dell’album, un canto alla voglia di abbracciarsi per proteggersi dal mondo in continuo cambiamento e pieno di avversità, seguita dalla ballad più tradizionale e malinconica “Quello che ci resta” che riporta l’attenzione sulla bella melodia all’italiana, nuovamente protagonista nell’evocativa “Le luci di Roma”; nostalgia unita a ricordi e pensieri sussurati in rapida sequenza caratterizzano invece la riuscitissima “9 primavere”, nuovo probabile singolo al 100% Ermal Meta. Non mancano i momenti più vivaci di un amore felice che spacca il mondo come in “Dall’alba al tramonto”, vagamente Funky, o la ricerca di qualcosa di più trasgressivo in “Amore alcolico”. L’amore per la vita ma anche per le cose di ogni giorno, come la macchina e la casa, trova spazio nel brit-pop di “Io mi innamoro ancora”, seguita idealmente e musicalmente da “Il vento della vita” (molto simile a “Per dirti ciao!” di Tiziano Ferro, ma apprezziamo l’ispirazione). Meritevole di menzione anche “Caro Antonello”, brano dedicato ad Antonello Venditti ed ispirato a seguito di una telefonata tra i due, eseguito su note basse e dall’andamento leggermente ipnotico, una dichiarazione d’affetto verso il cantautore romano nonostante le sue canzoni abbiano fatto da colonna sonora ad amori finiti, ma anche spunto per una rivisitazione agli occhi di Ermal della società e del mondo odierni, diversi da come li descrisse Venditti. Chiude il disco “Mi salvi chi può”, due brani in uno suddivisi in una prima parte dall’atmosfera lenta ed ipnotica accentuata dalla voce di Ermal rimodulata con un effetto stile Autotune per poi passare e chiudere con la seconda parte più energica, un grido disperato ma anche liberatorio.

Fra 20 anni parleremo ancora di lui.

Ermal Meta

Tracklist e voti – “Non abbiamo armi” di Ermal Meta

01 – Non mi avete fatto niente – feat. Fabrizio Moro (Ermal Meta/Fabrizio Moro/Andrea Febo) – 8
02 – Dall’alba al tramonto (Ermal Meta/Dario Faini/Vanni Casagrande) – 7
03 – 9 primavere (Ermal Meta) – 8
04 – Non abbiamo armi (Ermal Meta/Angelica Schiatti/Stefano Verderi) – 10
05 – Io mi innamoro ancora (Matteo Buzzanca/Domenico Calabrò/Ermal Meta) – 8
06 – Le luci di Roma (Ermal Meta/Gianni Pollex/Roberto William Guglielmi) – 8
07 – Caro Antonello (Ermal Meta) – 8
08 – Il vento della vita (Gianni Pollex/Ermal Meta/Francesco Cianciola) – 7
09 – Amore alcolico (Ermal Meta) – 5
10 – Quello che ci resta (Ermal Meta/Roberto Cardelli) – 9
11 – Molto bene, molto male (Ermal Meta/Emiliano Bassi) – 4
12 – Mi salvi chi può (Ermal Meta/Roberto Cardelli) – 8

 

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