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Dicevano di lui: “Clapton è Dio” – Al Cinema “Eric Clapton: Life in 12 Bars”

Eric Clapton arriva nei cinema italiani con l'imperdibile docufilm “Life in 12 Bars”, prodotto e diretto da Lili Fini Zanucked. La pellicola, ricca di materiale inedito, ripercorre la straordinaria carriera e la travagliata esistenza dell'iconico artista inglese, soprannominato da sempre come "Slowhand".

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Eric Clapton
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Eric Clapton arriva nei cinema italiani, per tre sere a fine febbraio, con il docufilm “Life in 12 Bars”.
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Di lui dicevano: “CLAPTON È DIO” … e queste parole le vedevi scritte sulle mura della Londra degli anni d’oro (anni ’60 – ’70 e oltre…).
E da quei muri, ma non solo da lì, iniziò la leggenda del “guitar hero” … che poi tanto leggenda, nel puro senso della parola, non la è, visto che lui “eroe della chitarra” oggettivamente lo è davvero.

Sulle corde della sua Fender Stratocaster, si muoveva (e si muove) come nessuno – o almeno come nessuno con la “pelle bianca” prima, e forse anche dopo, di lui – sulle “slow blue note” del suo blues. Chuck Berry lo definì addirittura “The Man of the Blues”… e già questo potrebbe, artisticamente, dire tutto di Eric Clapton. E partendo dal blues di matrice tradizionale, lui è andato anche oltre, sperimentando, nel corso degli anni, tanti e diversi stili musicali, dal rock psichedelico al reggae, dal pop rock all’hard rock, fino al folk rock, per poi ritornare sempre al suo vero grande amore, mai abbandonato, il blues.

Il suo iconico stile di suonare la chitarra, che gli è valso negli anni l’appellativo di Slowhand, ha fatto scuola, ha segnato un’epoca e ha sicuramente influenzato tantissimi musicisti, e soprattutto chitarristi, delle nuove generazioni.

Dopo il successo di critica e pubblico riscosso al Toronto International Film Festival, il 26, 27 e 28 febbraio nei cinema italiani verrà proiettato un biopic imperdibile per chi ama davvero la musica, un docu-film che quelli della generazione musicale degli anni ’70 non possono perdere e che, soprattutto, non dovrebbero far perdere ai propri figli, perchè è necessario che le giovani generazioni “sappiano”, si acculturino, accrescano la propria conoscenza sulla musica, quella “vera & suonata”.

Il Film, che si intitola “Eric Clapton: Life in 12 Bars“, prodotto e diretto da Lili Fini Zanucked, è un documentario che ripercorre la straordinaria carriera e la travagliata (e anche, a tratti, tormentata) vita di Eric Clapton. Nello specifico la pellicola, che è inoltre ricca di materiale inedito, racconta la vera storia di una grande icona della storia della musica contemporanea, il tutto visto da una prospettiva intima e profonda, quella dell’artista, che parla della sua esistenza e della sua carriera, dall’apice del successo fino ai momenti più bui della sua vita, senza comunque dimenticare di descrivere il grande potere salvifico che la musica ha avuto su di lui.

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Il racconto parte dall’infanzia di Clapton, e pian piano ripercorre gli anni in cui l’artista muove i primi passi con delle band (vedi i The Yardbirds, i John Mayall & the Bluesbreakers, i Blind Faith, i Delaney & Bonnie, i Derek and the Dominos, ma soprattutto i Cream). Toccanti sono i frangenti in cui si parla dei suoi problemi con alcool e droga, momenti della fragilità di un uomo perduto in un baratro che lo portano a fargli fare e fargli dire cose che poi, più tardi, anni dopo, da sobrio e “pulito”, lo costringono a profonde autocritiche. Famoso rimane un episodio avvenuto a Birmingham, durante un concerto, quando ubriaco, dal palco, inneggia al deputato conservatore Enoch Powell, noto per le sue posizioni xenofobe (posizioni che indussero lo stesso Partito Conservatore Inglese ad allontanarlo). Clapton ammette nel film che nel 1976 lui sosteneva il partito Fronte nazionale britannico, dichiaratamente neo-fascista. Oggi, di quella sua scelta, ne è enormemente pentito, come ha tenuto a precisare durante la presentazione del documentario, spiegando ai giornalisti che si vergogna enormemente per quello che era, “una specie di semi-razzista. Il che non ha senso: metà dei miei amici sono neri, ho avuto relazioni con donne nere e mi sono ispirato alla musica nera“.

Nella pellicola non vengono tralasciare neanche le drammatiche tragedie private, come quelle di un padre che perde tragicamente un figlio: intensi sono i momenti in cui viene raccontata la morte del piccolo Conor, figlio nato dalla relazione con l’attrice italiana Lory Del Santo, caduto dal 53º piano di un grattacielo a New York. Vengono menzionate anche le sue amicizie (quella con Pete Townshend e quella con George Harrison sopra tutti), i suoi amori (compreso quello per la moglie dello stesso Harrison), le sue ambizioni giovanili, la genesi autorale di classici senza tempo (brani quali Wonderful Tonight, Layla, Tears In Heaven, Cocaine, My Father’s Eyes e tanti altri), fino ad arrivare ai “giorni di gloria”: Clapton è l’unico ad essere stato inserito per ben tre volte nella Rock and Roll Hall of Fame, oltre ad essere stato, per ben diciotto volte, premiato con dei Grammy Award, ed essere iscritto nella seconda posizione nella classifica dei cento migliori chitarristi redatta dalla rivista Rolling Stone America, dietro solo a Jimi Hendrix.

Dopo l’uscita di questo Film, si attende per l’estate 2018, a giugno per la precisione, un altro importante evento per Eric Clapton, quello di un suo imperdibile super concerto ad Hyde Park a Londra, insieme a Steve Winwood, Gary Clark Jr e Santana, sul palco del British Summer Time Festival

Eric Clapton
Titolo Originale
“Eric Clapton: A Life in 12 Bars “
Al cinema il 26, 27 e 28 Febbraio
Regia: Lili Fini Zanuck Genere: Documentario Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2018

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