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SANgemo parte 1ma, di “Manfredi Dixit”

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sangemo 2018
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ORE 10.45 DEL 6/02/2018

I miei gemiti sono iniziati due giorni fa quando la nostra direttrice, Mela Giannini, mi ha proposto di scrivere sul Festival, cosa che non avevo assolutamente intenzione di fare, perché questo è uno dei periodi peggiori dell’anno: mese più freddo, picco dell’influenza, campagna elettorale martellante, ma soprattutto coincidenza con la più grande anomalia italiana: il Festival di SANgemo.

Leggo che i giornalisti accreditati sono 1.500, di cui uno, Andrea Scanzi, fa persino parte della giuria degli esperti. Esperto perché ascolta i dischi come tutti i 60 milioni di italiani? Niente di grave, è solo un piccolo dettaglio. Per la verità i gemiti sono iniziati qualche settimana fa, da Cristiano Malgioglio che ha “lanciato” l’idea del premio alla carriera a Milva, al grande Morgan che dopo aver suggerito alcune idee allo stesso “Abbaglioni, direttore artistico del Festival, non solo si è visto precluso il passaggio al Festival, ma ha visto annunciate le sue idee sul palco dell’Ariston, come gli omaggi a Luis Bacalov e a Sergio Endrigo. Mai regalare gratuitamente idee e suggerimenti a chi gestisce artisticamente il Festival perché poi si dirà: “Ci avevamo già pensato noi”. Ma si sa, Morgan è un artista generoso, forse troppo.

Non parliamo poi dei gemiti degli esclusi, come Loredana Bertè e altri che vedono SANgemo paritetico al Premio Nobel o a un Oscar. Sembrerebbe tutto molto normale se fossimo ancora agli anni sessanta, quando si vendevano più dischi che patatine fritte. Ma Santissimo cielo, corre l’anno 2018 d.c., in cui siamo sommersi dai Social Network e dai download a prezzi da discount. I dischi, quelli di una volta, sono diventati pezzi d’antiquariato più che di modernariato. C’è gente che ha venduto un box pur di acquistare una copia dell’album “Beatles in Italy”. Cosa che non accadrà mai per la Bertè o per Amedeo Minghi. Quindi, di che parliamo? Di un virus pandemico che, per una settimana all’anno, affligge il popolo italiano, ma soprattutto i giornalisti che sono a SANgemo già da una settimana.

Sembra che qualcuno, non trovando più un letto disponibile, né a SANgemo, né a Bordighera, abbia dormito in tenda in spiaggia. Qualcuno, invece, attenderà la fine delle serate del festival per chiudersi nottetempo nei bagni della sala stampa, armati di zainetti con pigiama, cuscinetto gonfiabile da appoggiare sulla tazza del water e spazzolino da denti. Salvate il cronista Ryan.

Dunque, non so cosa scriverò, perchè non essendo sul posto, non potrò certo andare a caccia di “notizie”, quindi, almeno per stasera, mi toccherà accendere la tv e guardarmelo in compagnia di un bricco di caffè, perché so già che il mio divano mi attirerà subdolamente tra i suoi cuscini.

Appuntamento alle 21.00 in fremente attesa di sapere se alla Pausini passerà la laringite. Unica notizia importante di questo martedì 6 febbraio 2018. Dato che sento già i sintomi della sonnolenza, mi fermo qui per ora. A più tardi.

ORE 20.45 DEL 6/02/2018

Prima di accingermi all’atroce visione (non sono prevenuto, ne sono assolutamente certo), sfoglio l’ordine di apparizione dei cantanti che i nostri efficienti inviati di FareMusic mi hanno inviato in mattinata. Sarebbe stato meglio l’ordine di sparizione, ma poi cosa scrivo? Apparentemente a giudicare dalla A di Annalisa, prima in scaletta e dalla V de Le Vibrazioni, ultimi, l’ordine sembra alfabetico, invece no, sarebbe stato troppo democratico. Infatti la Vanoni risulta quinta in scaletta. Del resto con l’ordine alfabetico come avrebbe potuto la signora esibirsi per ultima e a notte fonda? Ma poi Bungaro e Pacifico sono le sue coriste? Dubito che riuscirò a stare sveglio fino alle Vibrazioni, ma non precipitiamo. Vediamo la sigla intanto, che dovrebbe risultare il biglietto da visita di Sangemo. La sigla è in stile anni 80, sembra di vedere Deejay Tv di Cecchetto invece che Rai Uno.  Poi immancabile il revival del disturbatore come nella tradizione, con Fiorello che fa finta che sia vero ma poi cita Pippo Baudo. Gag vecchia come il Festival. Scenografia blu come il logo di Forza Italia e come il pesce azzurro dell’Adriatico. Bene, abbassa il
colesterolo dicono, peccato che SANgemo non sia sull’Adriatico.

Fiorello con i capelli grigi e corti assomiglia a Corrado anche se compare il logo SANgemo 2018. Gli applausi sono così telecomandati che non c’è neanche bisogno del direttore di studio. Il pubblico del resto è lo stesso da 68 anni. E conosce bene il format. Poi Fiorello imita Morandi e Baglioni come faceva negli anni ottanta. Grande novità.  Ovazione sull’acuto da primato Gazzosa di Fiorello. Mica è Bocelli, ma va bene così. Poi arriva l’Abbaglioni oni oni. Cinque braccia meccaniche tipo astronave di Star Wars formano la fatidica scala. Wanda Osiris ringrazia. Lui scende e dice che SANgemo è unico al mondo per le sue peculiarità. Ma proprio noi dovevamo avercele ste pecurialità?

“Le canzoni sono coriandoli e neve di sogni che sembrano cadere da un altro pianeta”.

Comincio a credere che si sia fatto una canna, ma purtroppo non è vero. Mentre Abbaglioni farfuglia la retorica canzonettistica trionfa di aggettivi altisonanti e sconnessi tra loro, sento nell’altra stanza mio figlio di dieci anni che balla un rap francese. Grazie Jaden. Finisce il primo blocco. Stacchetto jurassico al rientro in studio. Abbaglioni presenta “il compagno di strada” Francesco Favino che indossa un vestito uguale. Che sia uno spot elettorale di Liberi e uguali? Segue gagghina per lanciare la Hunzicker che indossa un’ampia scollatura. A lei viene affidata la presentazione del regolamento, che poi non interessa a nessuno.

Sono le 21.15 e dopo mezz’ora non si è ancora sentita una canzone che una.

Arriva Annalisa, vestita di pailettes nere. Il titolo della canzone è profetico: Il mondo prima di te…. Viene da aggiungere: “funzionava meglio”.  La Hunzicker ci dà dentro con grazia e professionalità a 32 denti. Ron canta un brano inedito di Dalla e sembra di sentire lui. Classe da vendere. L’Abbaglioni cerca di fare il disinvolto ma nun ce la fa, forse perché sembra la controfigura di Giuliano Gemma.

Poi arrivano The Kolors vestiti da giannizzeri. Il pezzo è talmente brutto compreso il ritornello alla Duran Duran, che sono costretto ad abbassare il volume. Arriva poi Max Gazzè vestito alla Bollywood. La voce è quella che è, per cui non ci si può aspettare granchè, ma quello che stupisce è la s che diventa f come il più classico Jovanotti. Così il ritornello diventa “Io ti affetterò” invece che “io ti aspetterò” e strappa finalmente una risata liberatoria.

Finisce il secondo blocco e ne ho già le palle gonfie. Torna Fiorello al posto della Pausini.”I Pooh sono come le tasse “ è la battuta migliore della serata… purtroppo irrompe Laura Pausini al telefono con la laringite e finalmente fa sentire un timbro interessante. Segue un duetto Abbaglioni e Fiorello. Il belato del primo commuove una ottantenne nella terza fila. Non si capisce perché, dato che è sorda. Il duetto è più stanco di un discorso di Mattarella a reti unificate.

Sono le 22.10 e arriva la povera Vanoni che ha aspettato un’ora abbondante e si vede nonostante la mise bianco latte. La compagnia di Bungaro e Pacifico non aiuta più di tanto anche perché hanno i capelli dello stesso colore del vestito della Vanoni. Ermal Meta e Fabrizio Moro cantano “Non mi avete fatto niente” e viene voglia invece di fargli qualcosa, a voi la scelta. Io sono un pacifista per cui posso fargli solo l’augurio di trovare un lavoro sicuro.

Finisce un altro blocco. Decido che non posso arrivare fino alla fine, per cui attenderò Elio e Le storie tese per chiudere in bellezza. Mi scuseranno gli altri ma mica sono un martire.

Arriva Mario Biondi, la voce più soul d’Italia. “Rivederti” è un gran pezzo e Biondi fa un figurone, ma ovviamente il pubblico dell’Ariston non se ne accorge. Molti smanettano sul cellulare anche se hanno pagato una cifra.  Sorvolo sulla gag canora di Favino tra Leopardi e Tony Renis e Edoardo Vianello e Eros Ramazzotti etc, etc, perché si commenta da sola. Purtroppo non si cita il regista Romero e il suo grande film “ La notte dei morti viventi” per introdurre la coppia Fogli-Facchinetti. Il flash back è impietoso. La piccola Ketty si rivolta nella tomba schiumando saliva verde come la bambina dell’Esorcista. E’ il momento indie con Lo Stato Sociale. Vengono da Bologna, ma aridatece gli Skiantos maledizione, anche se il balletto dell’anziana signora a seguito, vale tutto il Festival, fin qui unica idea spettacolare sul palco.

E sono quasi le 23.00. Fanno cantare anche la Hunzicker con una gag sulle scarpe, con Abbaglioni e Favino che è veramente una roba da tv locale, tipo TeleLecco Libera. Lei poi stona alla grande e in due minuti perde cento punti.

Arriva Noemi e potrebbe cantare quello che vuole perché dopo la performance della Hunziker chiunque sembra la Callas. Ed ecco i Decibel con il prode Enrico Ruggeri, che le canzoni le sa scrivere bene. I Decibel giovani non sono, ma a confronto dei Pooh sembrano i Teletubbies. Ed ecco il momento fatidico. Gli Elii arrivano in tutto il loro splendore. Vestiti da santoni indiani cantano un pezzo autobiografico, una sorta di autotributo e di addio insieme. Il loro “Arrivederci” suona un po’ strano, dato che sono nella F&P Group. Si sente comunque la mancanza di Rocco Tanica e del suo fertile genio. La performance degli Elii avrebbe potuto essere migliore, ma se poi ascolti subito dopo Giovanni Caccamo che canta peggio del panettiere sotto casa, ecco che gli Elii sembrano i Beatles di Revolver.

Dopo le gag rvm di Gianni Morazzi, decido che è ora di smettere. Per ora mi sono piaciuti Ron, Biondi, Decibel e non mi è neanche dispiaciuta la canzone di Barbarossa, soprattutto per il testo, ma poi a pensarci bene, non sono mica Scanzi che vota nella giuria degli esperti. Che mi frega di fare le pagelle? Soprattutto a voi, che ve ne frega?

Comunque Abbaglioni un merito ce l’ha. Si vede poco sul palco e dato che guadagna solo 600.000 euro in cinque sere fa benissimo. Mentre scorrono i titoli di coda, i fiori di SANgemo appassiscono inesorabilmente. L’aria non è affatto fresca. Come potrebbe esserlo dopo 68 anni?
Persino Nina Zilli sembra Nilla Pizzi.

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