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Hansa Studios: da Bowie agli U2 – La Musica ai Tempi del Muro di Berlino raccontato su Sky Arte

Hansa Studios nell'epoca in cui i più grandi artisti rock scelsero Berlino per registrare i loro più importanti album, l'epoca del Muro. Da David Bowie ad Iggy Pop, dagli U2 ai Depeche Mode, da Nina Hagen agli Einsturzende Neubauten, questi alcuni artisti che hanno registrato agli Hansa

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Hansa Studios nell’epoca in cui i più grandi artisti rock scelsero Berlino per registrare i loro più importanti album. Era l’epoca del Muro.

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Da David Bowie ad Iggy Pop, dagli U2 ai Depeche Mode, da Nina Hagen agli Einsturzende Neubauten, quasi tutte le più grandi icone del rock mondiale hanno realizzato uno dei loro album migliori negli Hansa Studios di Berlino.

È ad essi e alla loro storia che Sky Arte HD (Canali 120 e 400) ha deciso di dedicare “Hansa Studios: da Bowie agli U2 – La Musica ai Tempi del Muro“, imponente produzione internazionale che verrà trasmessa in due parti in occasione dell’anniversario della morte di David Bowie. La prima è andata in onda mercoledì 10 gennaio e la seconda andrà in onda sabato 17 gennaio alle 21.15. Nei giorni seguenti ci saranno delle repliche.

Hansa Studio

Il film-documentario raccoglie i ricordi dei numerosi artisti, produttori e tecnici del suono che nel tempo hanno lavorato nelle sale d’incisione a pochi metri dal famigerato muro di Berlino. È infatti una polifonia di voci a ripercorrere le principali tappe del percorso che ha reso gli Hansa Studios, conosciuti anche come “Hansa By The Wall Studios“, un luogo leggendario.

La loro storia parte da molto lontano, precisamente dal 1913: è allora che, nell’immenso spazio desolato intorno a Potsdamer Platz, viene costruito il palazzo che dovrà inizialmente ospitare l’associazione degli imprenditori edili. Parzialmente distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, lo stabile è interamente rilevato alla metà degli anni Settanta dai fratelli Peter e Thomas Meisel, discografici che da una decina d’anni ne utilizzano già una piccola parte come sala d’incisione per i loro artisti. Il grosso della produzione, agli esordi, riguarda gli shlager, brani dal sapore kitsch eppure vendutissimi in Germania e non solo.

 

A segnare una svolta nel destino degli Hansa è proprio David Bowie, che – primo tra le rockstar di fama – li sceglie per la sua “Trilogia berlinese” (Low, Heroes, Lodger) preferendoli ai più noti studi americani.

Quando il Duca Bianco arriva a Berlino, in piena crisi personale e artistica (sono gli anni della feroce dipendenza dalla cocaina), il Muro – con le guardie della Stasi a imbracciare i fucili – è una realtà tanto vicina che dalle finestre degli Studios sembra di toccarla con mano. È da queste finestre che Bowie si affaccia, come mille altre volte, un pomeriggio dell’estate del ’77; quel che vededue amanti che si baciano ad un passo dal Muro, e secondo alcuni testimoni i due erano Tony Visconti, produttore di Bowie, e la corista Antonia Maass – basta a fargli ritrovare l’ispirazione:

Io, io riesco a ricordare (mi ricordo)
In piedi accanto al Muro (accanto al Muro)
E i fucili sparavano sopra le nostre teste
(sopra le nostre teste)
E ci baciammo,
come se niente potesse accadere
(niente potesse accadere)
E la vergogna era dall’altra parte
Oh possiamo batterli, ancora e per sempre
Allora potremmo essere Eroi,
anche solo per un giorno

Hansa Studios

 

Nasce così Heroes, splendida ballata che segna la rinascita (l’ennesima e non ultima) di Bowie e degli Hansa Studios e che, insieme con l’omonimo disco che la contiene, modifica per sempre il panorama musicale. Riesce in questa impresa, complice Brian Eno, ospite di lusso con cui il fu Ziggy Stardust ha appena realizzato il primo capitolo della trilogia (Low), attraverso una fusione assolutamente originale di suoni ed esperienze anche molto distanti fra loro: l’elettronica, il funk, il rock si amalgamano ad inaspettate, suadenti atmosfere d’Arabia e a suggestioni cupe, dissonanti, che risentono delle correnti più innovative della scena tedesca del tempo. L’asfittico immaginario di riferimento della pop culture viene così catapultato in un luogo – fisico, visivo e sonoro – largamente inesplorato, a breve punto di riferimento per il vasto arcipelago new wave.

Il “dopo Bowie”, agli Studios, sono i Depeche Mode, che vi registrano la propria “trilogia berlinese” (Construction Time Again, 1983; Some Great Reward, 1984 e Black Celebration, 1986); sono Nick Cave e i Birthday Party prima e i Bad Seeds poi. Arrivano poi gli U2: è qui, infatti, che la più grande rock band del mondo (a raccontarlo nel documentario è il loro ingegnere del suono) dà vita ad Achtung Baby, forse il loro capolavoro accanto a The Joshua Tree.

Hansa Studios

“Pochi studi di registrazione diventano leggenda, forse perché pochissimi di loro lo meritano”, recita una delle testimonianze contenute in «Hansa Studios: da Bowie agli U2 – La Musica ai Tempi del Muro». E gli Hansa meritano a pieno titolo la propria fama leggendaria, tanto più che sono riusciti, nonostante l’arrivo dei Novanta abbia in qualche modo appannato l’atmosfera magica dei due decenni precedenti, a scongiurare il collasso. Come racconta Michael Stipe nel documentario, i Rem hanno inciso in queste sale la loro più recente fatica, Collapse into Now.

Se esiste un luogo in cui la musica può tornare ad essere grande, suggerisce il documentario, quello è il civico 38 di Köthener Straße, Berlino.

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