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Thom Yorke ha sempre delle riserve su Spotify e non fa nulla per nasconderle – Suoi commenti su Twitter

Thom Yorke dei Radiohead non ha mai avuto molto in simpatia la piattaforma svedese Spotify, nonostante il suo catalogo e quello della band è sulla piattaforma. Ieri Yorke è intervenuto su Twitter in una discussione contro Spotify.

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Thom Yorke
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Tra Thom Yorke e Spotify c’è sempre stato un “matrimonio” perennemente in crisi, pieno di incomprensioni e legittime riserve.

Thom Yorke dei Radiohead non ha mai avuto molto in simpatia la piattaforma svedese Spotify AB, il servizio musicale che offre lo streaming on demand di una selezione di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti.

Il frontman dei Radiohead, qualche anno fa aveva definito Spotify  “l’ultima disperata scoreggia di un corpo in putrefazione“, ovviamente riferendosi al mercato musicale internazionale, in crisi profonda a causa, a suo dire (e non solo suo), anche di piattaforme come la start up svedese.

Ma malgrado le esternazioni di Yorke, tutto il catalogo dei Radiohead, oltre a quello da solista di Thorn, è disponibile su Spotify.

Ma ciò non ha cambiato le opinioni che l’artista ha sulla piattaforma streaming, perchè ieri ha quotato e risposto ad un tweet di Geoff Barrow dei Portishead in cui si chiedeva quali fossero i proventi che Spotify riconosce agli artisti:

Ok, una domanda veloce per i musicisti. Quanti di voi hanno incassato più di 500 sterline da Spotify?”.

Thorn Yorke non solo ha condiviso il tweet dando una enorme visibilità al tweet del collega, ma ha anche scritto: “Vi riporto, Signore e Signori ai commenti qui sotto… senza ulteriori parole”.

Ne è nata una accesa discussione, un contraddittorio interessante tra vari musicisti e artisti, tra cui il produttore Dan Le Sac che ha scritto di avere guadagnato solo 100 sterline da 20.000 streaming, mentre Lone Lady ha tagliato corto rispondendo semplicemente “NO”.

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