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Alfonso Signorini dirige la Turandot di Puccini. No NON è uno scherzo, purtroppo è realtà

Alfonso Signorini si cimenta per la prima volta nel ruolo di regista, e dirige niente di meno che l'opera di Puccini, la Turandot

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Immaginate di essere nel 1926, ed esattamente mettete indietro le lancette alla sera del 25 Aprile di quell’anno. Immaginate per un momento (immaginare equivale a sognare… per cui tutto è lecito) di essere uno degli invitati alla prima rappresentazione della TURANDOT di Giacomo Puccini al Teatro alla Scala di Milano, con tutta la solennità e tutto il glamour che un evento del genere comporta.

Però prima facciamo un altro passo indietro, per meglio capire il tutto.
Giacomo Puccini scrisse quest’opera tra il 1920 e il 1923; quest’ultima consta di 3 atti e 5 quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni. L’opera purtroppo fu lasciata incompiuta (nel momento dell’opera in cui muore Liù, cioè fino all’inizio del duetto cruciale) da Puccini, a causa dei suoi problemi di salute che lo portarono alla morte. Si narra che, il Maestro, fino all’ultimo cercò una chiusa all’opera in cui la principessa Turandot, insopportabilmente algida, fredda e vendicativa, si trasforma alla fine in una donna innamorata. Ma purtroppo Puccini non ci riuscì, morì prima, e l’opera fu terminata da “altri”, da Franco Alfano.

alfonso signorini
Giacomo Puccini

Fatta questa premessa, ritorniamo alla sera del 25 Aprile del 1926, sempre nel Teatro alla Scala di Milano. Immaginatevi il teatro pieno, stracolmo di gente di un certo ceto, gente di una certa cultura, rappresentanze artistiche nel campo della letteratura, della musica, della cultura in genere, tutti che aspettano che inizi quest’opera, importante e attesa anche perchè è l’ultima opera di Puccini prima della sua morte. E se non bastasse, ad accrescere l’attenzione sull’evento vi è il fatto che a dirigere l’opera è un altro grande Maestro, Arturo Toscanini. Per cui non parliamo di fichi e pizzi, parliamo di monumenti della storia musicale operistica italiana, mostri sacri che hanno reso grande l’Italia musicale di quel periodo (e non solo di quel periodo) in tutto il mondo.

Ma proseguiamo.

Toscanini dà inizio all’opera, nel teatro aleggia la suggestiva presenza di Puccini, ogni spettatore tra il pubblico sembra affascinato, attento ad ogni parola, ogni nota… fino a quando, con grande stupore di tutti, succede una cosa che nessuno avrebbe mai immaginato.

alfonso signorini
Teatro alla Scala , Milano

Toscanini interrompe l’opera dopo l’ultima pagina completata da Puccini, a metà del terzo atto (alla morte di Liù), proprio nel momento cruciale dell’opera, due battute dopo il verso «Dormi, oblia, Liù, poesia!».

Immaginate ora l’incredulità della gente in platea, sui loggioni, dietro le quinte, immaginate quanto “incazzati” fossero gli organizzatori di quella stagione lirica del Teatro alla Scala, immaginate il clamore che suscitò quel gesto, tra le altre NOBILISSIMO, perchè Toscanini, rivolgendosi al pubblico disse:

Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto”.

Della serie, l’opera è degna solo fino a quel punto, perché fino a quel punto è frutto del lavoro del maestro Puccini e quindi è impossibile proseguire. E Toscanini in quel punto si fermò a discapito di tutto e tutti, anche della sua stessa carriera, e tutto questo in segno di enorme rispetto verso Puccini e la sua arte.

alfonso signorini
Arturo Toscanini con l’orchestra

E così Toscanini quella sera mandò tutti a casa sconcertati e delusi e magari anche frustrati per il mancato finale dell’opera. La vicenda ebbe delle ripercussioni, ovviamente. Le sere seguenti, l’opera fu diretta da Ettore Panizza con il finale di Alfano, e Toscanini non diresse mai più quell’opera.

Ora, aprite gli occhi e fate un salto temporale fino al 2017, in un’epoca in cui in quanto a cultura “che Dio ci salvi”. Parliamo dell’epoca della superficialità, del “nulla culturale”, l’epoca in cui si preferiscono i giornali gossippari ai libri, l’era in cui il culo di qualche starletta in copertina, in uno di questi giornali carta straccia, fa vendere più copie che un personaggio o un argomento serio.

Intanto, lungo la lettura, non perdete di vista quel grande gesto di RISPETTO che fece Toscanini quella sera del 25 Aprile del 1926.

Bene, tornando a piè pari in questi giorni, immaginiamoci seduti magari di fronte ad un monitor di un computer, o di un iPad, o di un iPhone o di qualsiasi cosa su cui sia possibile fruire di notizie (veloci e a volte inconsistenti) in quest’epoca.

All’improvviso ti passa di sfuggita sotto gli occhi una notizia:

Alfonso Signorini regista dell’opera di Puccini, la Turandot”.

E già qui ti cadono le braccia, le balle, il criterio… insomma ti cade tutto. Poi ti dici: “Ma davvero? Quel Signorini? Il direttore della rivista gossip CHI?… no dai, è uno scherzo, è una notizia di Lercio”.

alfonso signorini

Poi continui la lettura e leggi le dichiarazioni del neo regista de ‘noi altri’:

Non è la Turandot mia, di Signorini, ma quella di Puccini, non un’opera all’avanguardia perché non amo questo genere di riletture” e qui già vorresti suicidarti… ma il nostro continua: “Non voglio corbellerie registiche che trasformano il regista in una primadonna, di cui per fortuna non ho bisogno“… e sì, avete letto bene, il signore in questione ha detto le paroline “corbelleria, prima donna… di cui NON HA BISOGNO”.

A questo punto ti viene da parlare in romanesco e urlare:
“aaaooohhh ma semo noi che non avemo bisogno de te che corbelli la Tuandot… anvedi che ora Puccini se rivolta nella tomba”.

Ma non basta, il direttore del giornale CHI aggiunge: ”è una messa in scena tradizionale, che fa sognare ed evadere, con un allestimento fiabesco e disneyano”. No, ma davvero? Ma dormo o son desta? Le parole Puccini, Disney e Signorini, mai le avrei immaginate in una stessa frase, giuro. Evidentemente questo “miracolo” solo Alfonso può farlo.

Tornando seri, è lecito chiedersi: se Toscanini, il MAESTRO TOSCANINI, per RISPETTO interruppe l’opera di Puccini fin dove costui era arrivato prima di morire, ma perché un improvvisato regista gossipparo deve togliere dignità all’intera opera di Puccini? Perché siamo capaci di così tanta irriverenza, di così tanto poco rispetto, di così tanta presunzione?

Ma Alfonso ha pensato di portare in scena un’opera di tale portata raccontando i personaggi così come li si legge sulle pagine di CHI?… e magari facendo diventare la Turandor una stronza arrivista e descrivendo Liù come una frustrata che, presa dalle sue paturnie di quest’epoca, si suicida con davanti un centinaio di paparazzi? O magari regalando agli spettatori una copia di CHI, o addirittura promozionando un giornale come CHI usando a sfregio il nome di Puccini?

Ma per favore, cerchiamo d’esser seri… lasciamo i santi al loro posto, i morti sereni nelle loro tombe e il repertorio storico operistico Italiano rispettosamente integro e senza contaminazioni alcune da parte di alcun giornalaio sognante.

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