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Registi forse molesti, sicuramente RUFFIaNI – Storia di Fausto Brizzi e Paolo Ruffini

Registi messi alla gogna senza appello che spariscono in un niente, e i Niente che diventano registi, Storia di Fausto Brizzi e Paolo Ruffini.

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Registi messi alla gogna senza appello che spariscono in un niente, e il Niente che si arroga il diritto di essere chiamato “regista”.
Storia del bravissimo regista Fausto Brizzi, e del neo-nulla regista Paolo Ruffini, campione dei copia e incolla. Quali tra le due situazioni è davvero “molesta”? … beh ovvio, le ruffiAnate sono le peggiori delle molestie che ci sia per il cinema e la cultura italiana.

Sono schietta. L’idea che Paolo Ruffini, dopo aver portato il suo cervello in fuga, sia consacrato come regista mi molesta molto. Ma proprio tanto. Molto di più delle voci, ancora in cerca di conferma, che hanno spazzato via Fausto Brizzi a pochi giorni dall’uscita del suo film. Suo, dall’inizio alla fine. Fatto di un’idea, una sceneggiatura, la scelta degli attori, il susseguirsi dei dialoghi. Suo, nella testa, ma anche nel cuore.

Il 14 dicembre “Poveri ma ricchissimi” uscirà senza traccia del regista. Fausto Brizzi, letale come la peste manzoniana, non sarà citato sui cartelloni, nei trailer né farà promozione nelle sale. Di più. La Warner Bros ha già fatto sapere che per lei Brizzi non esiste più. Né ora, né mai. Un verdetto di colpevolezza prima ancora che ci siano prove certe. Voci. Alcune già ritrattate. Altre no. Un uomo distrutto senza possibilità d’appello.

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Non giudico, ma mi piacerebbe che non scendessero mai mannaie capitali prima di certezze assolute. Io a Natale non andrò a vedere “Poveri ma ricchissimi” ma regalerò libri di Fausto Brizzi non solo perché scrive 300 mila volte meglio di Fabio Volo ma anche perché, a mio modo, voglio dargli una possibilità di esistere. E resistere. Contro chi gli molesta l’anima e lo mette nell’obbligo di farsi fotografare al parco mentre gioca con la piccola Penelope in compagnia della moglie Claudia. Hanno tolto di mezzo un regista. Per sempre. E posso immaginare che per Brizzi non sia facile camminare per strada con quelle molestie appiccicate agli occhi di chi lo guarda. Vorremmo conoscere in fretta dove sta la verità senza dover aspettare gli anni impiegati a rendere pubbliche quelle denunce.

Abbiamo imparato che in poco tempo si può trasformare un regista in un fantasma e, al contrario, fare di un fantasma un regista. Dal Nulla. Dove la N di Nulla è volutamente maiuscola. Già, Paolo Ruffini che per mesi è stato in Colorado passerà il Natale più titolato della sua esistenza, ritrovandosi regista di “Super vacanze di Natale”. Sì, signori e signore, regista. Lo stesso titolo che è stato di Federico Fellini, Martin Scorsese, Ingmar Bergman, Steven Spielberg, Francis Ford Coppola o  Stanley Kubrick, tanto per fare qualche nome. Regista, un’arte non da tutti. Non per tutti. Così credevamo. E speravamo. Ci siamo sbagliati. Paolo Ruffini ci ha insegnato che regista è una via di mezzo tra il giardiniere e il sarto. Prima vai di cesoie, poi cuci insieme. Il copiaincolla de noialtri. “Super vacanze di Natale” non è altro che il collage, a scelta e giudizio del Ruffini, delle scene più divertenti di 35 anni di cinepanettoni prodotti da Filmauro.

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Il film surrogato ha già creato malcontenti tra chi si è visto tagliato o è stato “incollato” male, ma questo non cambia il senso di questa operazione commerciale. Il cinema è in crisi, si fatica ad andarci, ma un lavoro di questo tipo dà il colpo di grazia a una forma importante di cultura. I film hanno condotto battaglie sociali, hanno denunciato più di tanti omertosi, ci hanno aperto mondi lontani e ci hanno migliorato. “Super vacanze di Natale”, invece, molesta il passato in nome di un presente senza senso.

Ma una cosa ce la insegna: se sappiamo copiare bene, abbiamo un futuro. Se poi sappiamo anche incollare, possiamo definirci registi. Ruffi(A)ni, ma registi. E, lo ripeto, tutto ciò mi molesta. Sì, mi molesta. E quindi lo denuncio. Subito. Senza aspettare che la pellicola diventi campione d’incassi.

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Paola Pellai
Classe 1961, una laurea in Lettere Moderne e quasi 30 anni in varie redazioni ad imparare il mestiere più bello del mondo. Tanto Sport, una dose velenosa di Politica, gli Spettacoli come premio e un po' di tutto perché “curiosare” tra le pieghe (e le piaghe) del vivere quotidiano t'insegna a diventare una persona migliore. Caporedattore costretta a un pit stop forzato dalla crisi del mercato, non smetto di fare quello che facevo prima. Scrivere ed organizzare lavoro. Cosa mi manca rispetto a prima? Lo stipendio. Cosa ho in più? La libertà del tempo. Che solo svuotandosi si riempie di significato

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