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PFM: “Emotional Tattoos”, l’album dell’evoluzione – RECENSIONE

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Murales realizzato a Milano per promozionare l'album
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Tutto ciò che riguarda la PFM fa rumore e atmosfera, perché la più grande rock band italiana crea sempre aspettativa e induce al commento, spesso condizionato da preconcetti ed eccessive sicurezze, qualunque sia la tendenza del giudizio.

Le band si evolvono, i musicisti e le esigenze mutano, e a ben vedere di quel nucleo antico denominato “Quelli”, trasformatosi poi in PFM, resta il solo Franz Di Cioccio. Certo, Patrick Djivas – entrato nel ’73 – è membro DOC, così come sono da considerarsi elementi di famiglia Lucio Fabbri – collabora dal ’79 – e Roberto Gualdi, da quattro lustri alter ego di Franz alla batteria, ma la proposta attuale regala un’immagine nuova del gruppo, e la mia convinzione è quella che non sia necessaria alcuna comparazione col passato, siamo di fronte a un nuovo volto, il cui intento dichiarato è quello di provocare “tatuaggi emotivi”, e se non ci si fa troppo condizionare dalla storia l’obiettivo si può raggiungere.

La band attuale si completa con Marco Sfogli alla chitarra, Alessandro Scaglione alla tastiera e Alberto Bravin a tastiera e voce.

Partiamo dagli elementi oggettivi: “Emotional Tattoos”  (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo)- è questo il titolo dell’album – è uscito per l’etichetta InsideOutMusic/SonyMusic, pubblicato contemporaneamente in due versioni diverse tra loro, una italiana e una inglese.

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Sono molteplici le possibilità di fruizione per soddisfare tutte le esigenze di appassionati e non: Nero 2LP+2CD (Vinile versione inglese e doppio cd italiano e inglese), EDIZIONE LIMITATA (solo per l’Italia) Trasparente arancione 2LP+CD (vinile e cd versione italiana), edizione speciale 2CD Digipak (cd versione italiana e inglese / International version), 2CD Jewelcase (cd in versione italiana e inglese / US version), CD Jewelcase (cd in versione italiana / disponibile solo in Italia), Digital album (cd in versione italiana e inglese).

La doppia conformazione in contemporanea è inusuale, legata alla necessità di percorrere immediatamente strade dalle direzioni diversificate che abbiano come mira il raggiungimento del pubblico lontano, cosa che sembrerebbe facile in questi tempi evoluti tecnologicamente, ma che necessita di cura dei particolari e conoscenza della richiesta, con una voglia di vinile che richiederebbe un capitolo a parte per gli aspetti di contorno che superano quelli meramente musicali.

L’anticipazione del video “Quartiere Generale” aveva fatto storcere il naso ai più rigidi amanti del prog italico, mentre i più cauti – e io sono tra quelli – hanno preferito aspettare, ascoltare per intero i due dischi, farsi un’idea da esprimere soltanto dopo una buona metabolizzazione.

Dopo tre giri di giostra ho realizzato alcune cose basilari:

1) La sezione inglese è quella che preferisco e la scelta della lingua può fare davvero la differenza, anche se credo che ci sia spazio per il miglioramento della pronuncia.

2) La miscela tra i brani pop e quelli più articolati rappresenta un buon equilibrio che appare come caratteristica precisa del disco.

3) La musica della PFM è questa, è altra cosa, un mondo che è progredito lasciandosi alle spalle la storia, senza rinnegarla, ma evidenziando che si può proporre qualità con ingredienti e attori diversi da quelli a cui si è abituati, perché gli artisti maturano, si evolvono, si lasciano, si compensano.

Ho trovato questo nuovo contenitore godibilissimo, e pensare che la PFM rilasci un disco di inediti dopo 14 anni – ma occorre contare anche “Stati di immaginazione” uscito nel 2006 – induce a credere in una nuova spinta all’azione, una rinnovata motivazione nel lasciare tracce indelebili, in un momento in cui la vendita dei dischi è fatto economicamente marginale, e solo il feticcio LP può contrastare tale fenomeno.

Le liriche riportano ad un buon impegno sociale e sono siglate da Di Cioccio e Gregor Ferretti, mentre Dzjivas ed Esperide hanno curato i testi inglesi, con una piccola incursione della vecchia amica – e conoscenza italiana – Marva Jan Marrow.

Copertina di Stefano e Mattia Bonora, così raccontata dalla PFM: “Sulla copertina si vede una fantastica nave spaziale guidata da Franz e Patrick, una nave che ci porta in luoghi mai esplorati prima, accompagnando il pubblico nel nuovo mondo PFM, dove la musica non ha solo un’identità ma si evolve e abbraccia molti generi. “Emotional Tattoos” è un album che lascerà emozioni sulla pelle”.

Brani come We’re Not an Island/ Il Regno, o So Long/ Mayday o ancora Freedom Square disegnano l’ampio scenario dove le skills personali emergono all’interno del progetto, delineando la nuova shape della PFM, la versione 2017, che non prevede rigidi schemi ed etichette ma piuttosto la creazione di una porta aperta che possa agevolare ogni tipo di contaminazione al di fuori delle ideologie musicali e dei paletti che un tempo era facile costruire, o farsi realizzare su misura da altri.

Il video a seguire, il secondo rilasciato, appare come buona sintesi degli intenti e delle nuove necessità espressive.

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TRACKLIST – PFM “Emotional Tattoos

Tracklist della versione italiana:

1- Il regno
2 -Oniro
3- La lezione
4- Mayday
5- La danza degli specchi
6- Il cielo che c’è
7- Quartiere Generale
8- Freedom square- instrumental
9- Dalla terra alla Luna
10- Le cose belle
11- Big Bang.

Tracklist della versione inglese:

1- We ‘re not an island
2- Morning Freedom
3- The Lesson
4- So Long
5- A day we share
6- There ‘s a fire in me
7- Central District
8- Freedom square-instrumental
9- J ‘m just a sound
10- Hannah
11- It’s my road

 

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