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Legacy: “3 Chord Trick”, un album dalle robuste radici artistiche – INTERVISTA

Legacy sono un gruppo di veterani della musica, come Alan Clark (tastierista dei Dire Straits) e Phil Palmer (chitarrista tra i più noti turnisti internazionali) e insieme all'italiano Marco Caviglia hanno pubblicato l'album "3 Chord Trick"

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Legacy escono con “3 Chord Trick”, progetto nato dalla costola dei Dire Straits

Dopo oltre otto anni di grandissimi successi in giro per il mondo riproponendo il repertorio dei Dire Straits, i Legacy hanno pubblicato il loro primo progetto inedito: “3 Chord Trick”.

Parlare di “esordio” per una band che nel suo insieme vanta circa 200 anni di musica professionale ad massimi livelli è però fuorviante: stiamo parlando della band formata da Phil Palmer e Alan Clark (occorre che ve li presenti?) insieme a Marco Caviglia, chitarrista romano scoperto dai due mentre a New York provava delle chitarre.

Insieme a loro in questa nuova eavventura troviamo però altre leggende della musica: Trevor Horn, Danny Cummings, Steve Ferrone, Mel Collins e Primiano Di
Biase. Un bagaglio di esperienze potentissimo in una formazione unica!

Preceduto dal singolo “Jesus Street”, l’album “3 Chord Trick” è stato presentato alcuni giorni fa nei locali del Visionnaire di Milano, nel contesto degli eventi del Milano Music Week.
Prodotto da Phil Palmer e Alan Clark e pubblicato dall’etichetta Forward Music Italy, l’album è stato registrato tra l’Italia e gli Stati Uniti, alternando il lavoro di Steve Ferrone e Pino Palladino al Drumroll Studios (Los Angeles) a quello fatto al Forward Studios (Grottaferrata- Roma).

Ascolto dell’album “3 Chord Trick” dei Legacy

Abbiamo ascoltato questo disco. E’ un album affascinante che ci riporta ad un mondo di suoni e note suonate davvero, nel quale le undici tracce miscelano con sapiente equilibrio mille ingredienti rock, folk, gospel, country (e non solo) ottenendo sapori e aromi inebrianti, ricche soluzioni melodiche e armonie eleganti; il disco è assolutamente capace di intrappolare in un ascolto ininterrotto (come pochissima musica attuale è in grado di fare) di chitarre sublimi, di voci e cori ammalianti, di ambienti curatissimi e ritmi mai banali, il tutto costruito con assoluta maestria.

Ascoltatelo.

legacy

TRACKLIST – LEGACY “3 CHORD TRICK”

  1. Epiphany
  2. Here and Now
  3. Jesus Street
  4. 3 Chords Trick
  5. Looking for America
  6. Magdalene
  7. Bounty Hunter
  8. Tell me Why
  9. Twisting the Knife
  10. God.s Land
  11. Two Days off

 

INTERVISTA a Phil Palmer e Marco Caviglia

Durante la presentazione del disco abbiamo avuto la possibilità e l’onore di parlare di “3 Chord Trick” con Phil Palmer e Marco Caviglia.

Vi ringrazio davvero per la disponibilità e per questa l’intervista. Come è nata la voglia di lanciarvi in questo progetto inedito, in un lavoro che tra l’altro vi visti impegnati per un intero anno.

[Marco Caviglia]: Circa otto anni fa, nel 2009, una serie di circostanze mi ha portato a conoscere uno per uno questi grandi musicisti. In quel momento mi sono detto: “chissà, magari vengono a fare una ospitata nella mia band”. Avevo una band con cui facevo molti concerti nell’underground romano, per cui per me è stato un onore, del tutto insperato aggiungerei, che mi dicessero sì. Ne sono nati i Dire Straits Legacy: il nome esprime chiaramente il concetto di avere i Dire Straits senza Mark Knopfler. Abbiamo girato il mondo con questa formazione. Ad un certo momento Phil, Alan ed io ci siamo accorti che avevamo un bel po’ di canzoni scritte insieme. È stato più che naturale decidere di farne un album di e ci siamo detti “non chiamiamoci più Dire Straits Legacy, teniamo soltanto Legacy”.

Si tratta quindi della naturale evoluzione di una realtà che aveva da dire molto più che la sola riproposta del repertorio Dire Straits?

[Marco Caviglia] Esatto. Dire Straits Legacy nasceva dalla voglia di portare in tour ancora la musica indimenticata dei Dire Straits, e questo era possibile perché era il gruppo di coloro che l’hanno sempre suonata: ero io l’intruso in quel momento. Però alla fine è stata c’è proprio una evoluzione. Avevamo tanta buona e nuova musica, e la voglia di registrarla. È stato un processo lungo nato all’incirca un anno fa. La band è rimasta la stessa, stessi componenti, stessi musicisti. Abbiamo voluto però un marchio leggermente diverso, affrancandoci da un nome che è abbastanza ingombrante.

Ho una curiosità: che senso ha parlare di “disco di esordio” nel vostro caso? Davvero si prova la sensazione di essere tornati esordienti presentandosi con un nuovo nome, con un nuovo disco e con dei brani inediti?

[Phil Palmer]: Per noi è una combinazione di vite, un’esperienza collettiva che nasce dall’esperienza professionale di oltre 45 anni di ciascuno di noi. È un nuovo progetto, una nuova opportunità creativa.

[Marco Caviglia]: È differente la chiave di lettura: non ci si sente “esordienti”, ma davanti ad nuova identità collettiva e dentro ad un processo creativo sviluppatosi in questo ultimo anno.  

Infatti volevo capire con quale spirito ci si approccia ad una creazione totalmente nuova.

[Marco Caviglia] Con la voglia di fare un disco alla “vecchia maniera”, dove tutto è suonato davvero. Anche per questo c’è voluto un anno di lavoro, ovviamente non continuativo: nel frattempo abbiamo continuato a fare i nostri concerti. Ma appunto l’idea del disco e semplice: avere i migliori musicisti in circolazione, avere delle canzoni inedite, metterle per iscritto e consegnarle al pubblico.

[Phil Palmer]: Per noi è come un albero che abbiamo visto crescere. All’inizio era un piccolo semino, poi con il lavoro di tutti è diventato un albero favoloso. Tutte le canzoni sono cresciute in studio con lavoro di tutti, sia a Los Angeles che Roma.  

Al primo ascolto ho avuto la sensazione che questo disco emani, con evidenza, una grandissima gioia di esistere musicalmente.

[Phil Palmer]: Ti sono grato per questa annotazione.  Noi ci siamo divertiti tantissimo a farlo per cui la nostra speranza e che il pubblico senta questa gioia. È esattamente lo spirito che ci ha mosso e che abbiamo messo dentro alle canzoni.

Una ultima domanda. Mi risuonano in testa tre parole che, secondo me, descrivono questo disco: Eleganza, Equilibrio ed Anima. Quanto vi ci ritrovate?

[Phil Palmer] Tanto. Dopo aver seminato alcune piante vengono su bene, altre un po’ meno. Ma occorre aver cura che il tutto cresca bene. Noi abbiamo fatto esattamente questo lavoro: avevamo tante canzoni, abbiamo “seminato” in studio il tutto ed abbiamo visto quelle che crescevano meglio e ognuno di noi le ha curate, mettendoci ciascuno la propria esperienza fino a farle diventare degli alberi favolosi.

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