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TIZIANO JANNACCI: TRA LA MUSICA E LA CUCINA – INTERVISTA

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tiziano jannacci
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di Alessandro Filindeu

Tiziano Jannacci è un caro amico di FareMusic, e ci è sembrata una bella idea fare quattro chiacchiere con lui. Ne è venuta fuori un a piacevole intervista.

tiziano jannacci

Da sempre sei un grosso personaggio su due fronti, musica e cucina, come è nata questa duplice veste?

Ho sempre avuto queste due grandi passioni, la musica e la cucina, ma in realtà è sbocciata prima quella per la cucina, che mi ha portato a frequentare la scuola alberghiera in Valtellina. Successivamente ho proseguito a Milano, per finire con la scuola di Gastronomia e Pasticceria, sempre a Milano. Nel frattempo la musica ha fatto capolino e mi sono iscritto a scuola di batteria da Lucchini e Pellegatti, al famoso Capolinea.

La scuola di Enrico Lucchini è stata un importante punto di riferimento in quegli anni, per tantissimi batteristi poi diventati professionisti: quali erano le tue influenze musicali e cosa ricordi più volentieri di quel periodo e di quelle esperienze?

I miei gusti partivano dal rock melodico dei Genesis e dei Pink Floyd, in seguito con gli Spyro Gyra virai verso il Funk, tant’è che successivamente cambiai scuola di batteria e mi iscrissi da Franco Rossi, per finire a subire il fascino della World Music e New Age con Yanni.

In quel periodo lavoravo e la sera andavo a scuola, in certi giorni al Capolinea e in altri in via Murillo, scuola di gastronomia.

La mia famiglia operava nel campo della ristorazione, in qualche modo il mio destino era là, ma l’attrazione verso la musica era troppo forte e mi portò ad inserirmi in vari gruppi pop; dovetti però proseguire nella direzione aziendale, con i miei due adorati eredi, Davide e Simone, lasciando il sacro fuoco dell’arte a covare inesorabilmente sotto la cenere.

Nel frattempo i tuoi rapporti con il cognome Jannacci e con Enzo in particolare, sia come artista che come persona?

Il cugino Enzo entrava e usciva dalla mia esistenza, io fin da ragazzino subivo il suo fascino, lui stimava molto la nostra famiglia ma si sa, un artista non ha una vita fatta di ritmi regolari, per cui i nostri incontri avvenivano a macchia di leopardo. Lui mi chiamava “il mostro”, chissà perché; una volta venne a casa con Beppe Viola e mi portò in regalo un completo da portiere dell’Inter, gli costò uno sforzo immane ma lo superò.

 Quando aprì il “Bolgia umana”, tempio della musica e del cabaret, io avevo circa vent’anni o giù di lì, ci andavo spesso al pomeriggio per vedere le prove ed Enzo mi presentava ai vari artisti. A quell’età musicalmente ero più attratto da generi diversi, ma poi crescendo cominciai a capire sempre di più il suo talento, la sua continua ricerca, la maestria negli arrangiamenti, che mettevano in risalto la qualità dei suoi musicisti, sempre di alto livello.

Due anni prima che mancasse decisi di aprire una pagina Facebook di nome Jannacci Show solo per rendergli omaggio; ancora oggi la gestisco ed è molto apprezzata dai suoi estimatori. Oggi sentire i brani di Enzo mi fa venire un nodo alla gola.

Qualche anno fa misi in scena anche uno spettacolo teatrale con alcuni suoi vecchi musicisti, fu un episodio volutamente unico e faticoso; oggi il miglior spettacolo è proposto da Paolo, l’unico figlio, e si svolge con la partecipazione di tre dei suoi fedelissimi musicisti: Marco Ricci, Stefano Bagnoli e Daniele Moretto.

La tua attività attuale è fatta di bei progetti con bei musicisti, radio, direzioni artistiche, composizioni. Ce ne parli?

Quando finalmente sono riuscito a mettere in equilibrio le mie attività, come da una pentola in ebollizione è ritornata a galla la voglia di musica: cominciai a frequentare i Jazz Club, i locali, i concerti, sembrava che dovessi nutrirmi solo di musica e di musicisti, tanto che cominciai a stringere numerosi rapporti di amicizia nell’ambiente. Nel frattempo scrivevo, la notte, era il periodo in cui mio padre mi stava lasciando, e così tirai fuori dall’anima sei o sette pezzi che vennero musicati da L.N. Monti ed ai quali parteciparono tanti dei miei amici musicisti. Questo periodo bellissimo dura ancora oggi, le occasioni e le conoscenze non mancano e il tutto poi si alimenta con la mia pazza voglia di dare voce a tutti questi meravigliosi artisti, che come ben sappiamo ormai hanno ben poche occasioni, se non i live, di dimostrare le proprie capacità.

Così nasce #jannacciradioweb, dopo una breve esperienza in un’altra radio: oggi il mio programma in onda il martedì sera in diretta, “La voce del gatto”, ha al suo attivo tantissime trasmissioni quasi tutte live, dove grandissimi artisti vengono e si esibiscono dopo aver ben cenato e ben bevuto, in una sorta di magica alchimia che rende le performance specialissime. Ecco le mie due passioni che si fondono magicamente, musica e cibo.

Anche come direttore artistico di vari locali ho cercato di organizzare serate piacevoli in contesti piacevoli con gli artisti che stimo: con grande fatica ci sono riuscito, producendo live pazzeschi in cui l’energia l’ha fatta da padrone.

Come vedi la scena musicale e televisiva attuale, chi apprezzi e segui più volentieri?

Oggi il panorama è posticcio, manca la spontaneità, è tutto troppo preparato, come puoi dare spazio alla creatività del momento? Non fa per me. Mai perdere la speranza in qualcosa di meglio però! Infatti i destini si incrociano e il mio ha incrociato due persone che in comune con me hanno la passione per la musica, Alberto Salerno e Gianfranco D’Amato.

Ci siamo incendiati, subito dopo una puntata in cui l’ospite era Alberto. Neanche ci credevo, uno così immenso nella nostra trasmissione?

La colpa è stata di Gianfranco, ingegnere e scrittore che con la sua grande passione per la musica e i suoi protagonisti ha sposato la nostra bella causa ed ha iniziato una collaborazione con noi, di cui gli sono grato. Gianfranco, oltre ad essere una bella e brava persona ha accolto l’idea di aiutarmi nel progetto di amplificare la voce di questa radio, e così Alberto, che si è appassionato perché con la voce si riesce in maniera immediata a comunicare, a trasmettere i propri sentimenti e le proprie emozioni. Riguardo a questo la radio è uno strumento straordinario, così da poco è nata una trasmissione (sempre sotto il cappello #jannacciradioweb) che si chiama “Casa Salerno”, dove due preparatissimi personaggi, Alberto e Gianfranco, con spontaneità ma in maniera precisa, raccontano i retroscena della musica leggera dagli anni ’50 in poi con racconti e critiche, anche sullo scenario artistico attuale; una vera bomba, che ha già incontrato i gusti di tantissimi appassionati.

Con grande orgoglio sono spettatore di un fiume in piena che si ingrossa sempre più di onde di bella musica, fatta da chi ci mette il cuore e soprattutto svincolata da meccanismi commerciali. Forse per la prima volta mi sento veramente libero.

Ti ringrazio tantissimo, a presto per radio e spero anche di persona.

tiziano jannacci

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Alessandro Filindeu

Vivo a Roma, non sono un giornalista, sono musicista professionista da quando avevo ventidue anni, ambito pop ma formazione jazz, ho suonato in una cinquantina di programmi Rai, ho ottenuto la idoneità per insegnare in Conservatorio nel 2005, lavoro con un importante produttore come assistente musicale e di produzione e come chitarrista, ho collaborato con vari musicisti, scritto e arrangiato un po’ di cose, avuto a che fare con il Festival di Sanremo in varie “vesti” a partire dal 1993.

Insegno chitarra moderna in varie scuole di area romana, armonia moderna e tecnica dell’ascolto presso la “Accademia Spettacolo Italia” di Roma.

Ho collaborato come “ghost writer” a due tesi di laurea in storia della musica pop italiana, ho partecipato alla organizzazione di varie Master Classes di grandi musicisti italiani e stranieri, in tempi recenti ho co-prodotto due cantanti esordienti, con ambedue fallendo clamorosamente ma acquisendo di conseguenza una grande conoscenza del mondo del pop italiano degli ultimi anni.

Ho una maturità classica, ho frequentato due facoltà universitarie e un Conservatorio per un totale di 21 esami sostenuti ma non ho finito nessuna delle tre cose, inevitabilmente la mia prima attività è quella dell’insegnante.

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