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GRAZIA DI MICHELE: I FOLLI VOLI TRA LE PAROLE E LA MUSICA – INTERVISTA

Grazia Di Michele è da pochi giorni in rotazione nell’airplay radiofonico il singolo ANIME che anticipa l’uscita del nuovo album FOLLI VOLI .

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Grazia
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di Brunella Vedani

Grazia Di Michele è di ritorno da Torino, la mia bella città natale, e la chiacchierata con lei inizia proprio parlando di questa città: entusiasta dice che ha scoperto una città accogliente pur nella sua inattaccabile signorilità, viva e in pieno fermento culturale, ricca di inaspettati e sorprendenti angoli nascosti di inestimabile bellezza.
E io già la amo, prima di avere la conferma, a fine intervista, che Grazia è un’artista disponibile, generosa e grandissima appassionata del suo lavoro.

E’ da pochi giorni in rotazione nell’airplay radiofonico il singolo ANIME (leggi nostro articolo precedente) che anticipa l’uscita del nuovo album FOLLI VOLI che uscirà a gennaio e che segna anche un nuovo percorso artistico di Grazia, quello da cantautrice “raffinata” ad interprete “raffinata”.

Grazia
Crediti Foto Antonella Pizzetti

INTERVISTA

Non so se hai notato che l’aggettivo “raffinata” è rimasto invariato: ci spieghi questo tuo desiderio di intraprendere questa nuova strada? Qualche detrattore potrebbe chiedersi se la tua sia una mancanza di idee. 

(ride)
Ho notato, ho notato. No, in realtà non lo è: ho ricominciato a scrivere e sto ultimando un nuovo album con mia sorella Joanna, mia storica collaboratrice. Il lavoro si chiama RITRATTI e si occupa di ritratti femminili di donne particolari. Quindi, parallelamente a questo progetto in cui io mi sono presa una pausa dalla scrittura, ho già un CD pronto di brani inediti. Aspetto che FOLLI VOLI faccia il suo percorso e poi darò vita a RITRATTI.

Con FOLLI VOLI mi divertiva fare un viaggio nel mondo e andare a pescare qua e là brani che avessero una qualche affinità, per gusto musicale, per testo o per qualche altro motivo: da Noa a Damien Rice, dalla greca Kaiti Garbi a Ronan Keating, al Brasile con Adriana Calcanhotto. L’idea era, appunto, pizzicare brani internazionali e tradurre i testi in italiano, cosa che è stata fatta da Alberto Zeppieri. C’è solo un brano inedito, che è presente in questo momento nell’EP, “Come la musica” che porta la firma di Bungaro.

Brani tradotti in italiano : quanto è importante che si canti nella nostra lingua? Sai che Mara Maionchi insiste molto su questo tema.

Lo so cosa dice Mara e lo capisco bene. E’ un tema che io affronto da sempre, dall’Accademia della Musica, come insegnante ad Amici e nei Conservatori e nelle scuole. Questi ragazzi dovrebbero innanzitutto studiare la storia della musica italiana! Io ne faccio un discorso culturale: non è possibile che un ragazzo non sappia che la nostra musica d’autore nasca dai Cantacronache, da Italo Calvino, che Fabrizio De Andrè sia stato un trovatore, che non conosca la scuola dei cantautori genovese, quella romana, che esistono penne meravigliose come quella di Paolo Conte o Ivano Fossati. Io punto e voglio stimolare la loro curiosità quando insegno: ho iniziato ora, proprio quest’anno, una Scuola per Cantautori a Roma ed abbiamo cominciato proprio da questo, più che dall’inciso, dalla forma, dalla strofa o dal ritornello.

Hai citato la tua esperienza come insegnante ad Amici: sei rimasta in contatto con qualcuno dei ragazzi? Penso a un Marco Carta (memorabile il suo “La Odio!“, detto con la o stretta sarda) che ha vinto questa edizione di Tale e Quale show. Tra l’altro sarebbe stato carino e , secondo me, doveroso se avesse fatto la tua di imitazione.

(ride al pensiero di Carta nelle sue vesti).
Sì, ne sento ancora tanti, anche quelli che hanno smesso di fare musica oppure sono andati a lavorare nei musical, o all’estero a fare nuove esperienze e a conoscere nuovi panorami musicali. Hai parlato di “La Odio “, ma Amici è vero che è una scuola televisiva, che è una grande opportunità, ma se i ragazzi non sfruttano tutto ciò che viene loro offerto, per esempio il vantaggio di studiare insieme a dei professionisti, sprecano una grande occasione: io pretendevo impegno, sì, ma purtroppo non tutti erano pronti o ricettivi.

A proposito di grandi professionisti, tra poco ci sarà Sanremo, con Claudio Baglioni nella doppia veste di conduttore e direttore artistico. Che ne pensi? Ti piace questa idea?

A me piace tantissimo: condivido già in pieno almeno due o tre cose che Claudio ha detto, sul ruolo da dare alle canzoni, sull’importanza degli autori, sull’eliminazione, sul fatto che le canzoni possano durare più di 3 minuti e 15 secondi. Io mi ricordo due anni fa, ero con Platinette, avevamo un pezzo particolarmente difficile (“ Io sono una finestra“, ndr) e il venerdì eravamo in ansia per il destino del nostro brano: l’eliminazione non è una cosa carina per chi la vive, per chi è a casa forse è divertente ma per chi vi partecipa è umiliante. Noi poi passammo ma nel nostro albergo vedemmo Lara Fabian, che era stata eliminata, pallida e in lacrime: una grande stretta al cuore. Anche il fatto che la canzone possa durare almeno 4 minuti è rassicurante, altrimenti un brano capolavoro come “Com’è profondo il mare”, per esempio, non avrebbe mai potuto partecipare, e non puoi neanche toglierci delle strofe perché sarebbe un delitto.

Nella nuova veste di interprete, ti ispiri a qualcuno (penso a Fiorella Mannoia, per esempio) oppure mantieni lo stile Di Michele?

No, devo dirti la verità, non mi ispiro a nessuno e non è per presunzione. Io ho come sveglia sul cellulare “Both sides now” di Joni Mitchell, artista per cui nutro grande ammirazione: quando ho iniziato a suonare cantavo le sue canzoni e quindi, se mai mi dovessi sentire vicina a qualcuno, sarebbe proprio lei, nella sua eleganza e nella sua capacità di rinnovarsi continuamente, mai fedele a se stessa e con la voglia di sperimentare.

“Forse il vento soffierà / il tempo cambierà / forse no/ E se un’anima cadrà un’altra volerà / dopo un po’ …”. Questo uno stralcio del testo di ANIME: come si cantano le parole, Grazia?

Si cantano dando un grande significato al loro contenuto, rispettandone la forma intesa come articolazione delle parole, rendendole comprensibili agli altri. Nello studio della tecnica è una cosa per la quale mi batto molto. A livello di contenuto, invece, le parole hanno un significato che va veicolato attraverso le emozioni.

Grazia, lei cantava “Le ragazze di Gauguin”, belle e inconsapevoli della loro bellezza. Come reagirebbero di fronte a delle molestie sessuali, argomento scottante di questi giorni?

Bella domanda. Sicuramente si sentirebbero spaesate e assolutamente avulse dal loro contesto naturale e temporale.

 

Ecco, come vi dicevo all’inizio, Grazia Di Michele è una professionista appassionata del suo lavoro, seria e stimata, ma anche una persona sensibile e simpatica che riesce a trasmetterti la voglia di approfondire tutto ciò che riguarda la musica. Io, per esempio, sono andata a rileggermi meglio chi fossero i Cantacronache metti che la prossima volta mi interroghi proprio su quello.

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