Home Cult Music Da De André a Guccini: dieci canzoni italiane che sono anche poesie

Da De André a Guccini: dieci canzoni italiane che sono anche poesie

La poesia, sia chiaro, ha in sé la sua musica, vive benissimo anche senza di lei, ha le sue regole, la sua forma, le sue peculiarità. Lo stesso, la musica. Però, quando le due realtà si incontrano, il dono che noi ne riceviamo è unico. Ecco dieci canzoni scelte dal poeta (e autore di testi musicali) Luca Viviani, finalista ilmioesordio con il libro Dietro la notte.

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di Luca Viviani

Oggi è una giornata strana, fredda nel cuore e calda nell’anima. Una giornata in cui la voglia di scoprire belle parole, si fa necessità. Ma le belle parole sono rare, come raro è l’equilibrio che le valorizza. Mi è stato chiesto di scrivere un articolo in cui racconti, attraverso l’esempio di dieci canzoni, il rapporto stretto tra la poesia e la musica. Lo dico subito: non si tratta né di rapporto occasionale, né tantomeno di idillio. La poesia, sia chiaro, ha in sé la sua musica, vive benissimo anche senza di lei, ha le sue regole, la sua forma, le sue peculiarità. Lo stesso, la musica. Però, quando le due realtà si incontrano, il dono che noi ne riceviamo è unico.

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1) Domenico Modugno, Cosa sono le nuvole
In Italia, molto raramente, i poeti si sono prestati a lavorare su una melodia. Uno di questi, non solo l’ha fatto, ma lo ha fatto scendendo dal piedistallo della ricerca, per calarsi, con umiltà e attenzione, nel mondo della canzone. Il risultato è un capolavoro di sintesi, suono e concetto e si intitola “cosa sono le nuvole”. La melodia è di Domenico Modugno e il testo di Pier Paolo Pasolini. Se amate il cinema, la trovate nel corto omonimo, nel quale Totò e Ninetto Davoli, marionette, si interrogano sulla vita e sulla sua fine

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2) Fabrizio De André, Smisurata preghiera
Fabrizio de André ha avuto un rapporto stretto con la poesia. I suoi testi hanno un’attenzione millimetrica ai suoni, gli stili usati, sono spesso mutuati dalla letteratura. Se ne potrebbe citare ogni canzone, ma qua, oggi, ne ricordiamo una. Smisurata preghiera chiude l’ultimo album, come se fosse l’ultima pagina di un libro lungo una vita. Liberamente ispirata da Il gabbiere di Alvaro Mutis, riassume il pensiero faberiano, come se fosse il riassunto di quarant’anni di carriera. Una preghiera laica, un elogio della solitudine, dell’umiltà, in direzione ostinata e contraria, per raggiungere quella goccia di splendore cui tutti auspichiamo

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3) Ivano Fossati, Confessione di Alonso Chisciano
Quando ti trovi di fronte a un capolavoro, qualcosa di invisibile ti trattiene; una catena o una corda sottilissima, ti avvolge il collo fino a farti mancare il respiro e “Confessione di Alonso Chisciano”, un capolavoro lo è davvero. Scritto dalla poetessa Anna Lamberti Bocconi (che ha lavorato anche con Ornella Vanoni), insieme a Ivano Fossati, che lo pubblica nell’album Discanto, racconta proprio quello che ci si aspetta, ovvero la vita, il pensiero, la fortuna di Alonso Chisciano; o meglio ancora, di don Chisciotte. E lo racconta direttamente attraverso le parole del protagonista: è Alonso a parlare. Ma Alonso è ognuno di noi, nostri sono i suoi dubbi, nostri i suoi pensieri: “da una parte ti dico grazie e dall’altra continuo, solo e senza corpo, a scornarmi col vento”

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4) Claudio Baglioni, Io dal mare
A un approccio un po’ superficiale alla materia poesia, potrebbe sembrare un azzardo inserire Baglioni tra gli autori maggiormente letterari e una sua canzone in questa lista. Ma a me piacciono le sfide e il Baglioni degli anni novanta, superando sé stesso, ha superato anche il concetto stesso di canzone poetica. Non c’è niente da fare, il cantautore romano non scrive poesie, scrive brani di musica leggera, ma lo fa, da sempre, con un uso sapiente della retorica e una ricerca esasperata sulla metafora. Non mi perdo in citazioni per non rubare spazio, mentre mi soffermo un secondo sulla mia quarta canzone: Io dal mare. Autobiografico come spesso accade in Baglioni, questo brano racconta il suo concepimento e come lo fa? Con un uso ossessivo delle metafore e delle similitudini, creando impressioni, sguardi, profumi. L’autore ci mette lì, accanto a lui, a osservare suo padre e sua madre davanti al mare. Il nostro punto di vista è talmente privilegiato, che sembra di conoscerli da sempre. “Chissà se c’erano satelliti o comete in un’alba senza rughe; larghe nuvole di muffa e olio appaiate come acciughe…”

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5) Piero Ciampi, Il vino
Pochi versi, poche pennellate di colore bastano al livornese Ciampi per descrivere un mondo, il suo mondo. Un mondo fatto di cruda verità, di sentimenti e separazioni e figli e violenza e povertà, sbattuti in faccia con la poesia candida dei grandi, con il tocco scandaloso dell’ironia. Se ne potrebbe parlare per ore dei testi di Ciampi. Mi limito a citare i suoi versi, la sua promiscuità di uomo-artista: “Com’è bello il vino, rosso rosso rosso, bianco è il mattino, sono dentro a un fosso. E in mezzo all’acqua sporca godo queste stelle, questa vita è corta, è scritto sulla pelle”

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6) Paolo Conte, Diavolo rosso
C’è una canzone, in particolare, che racchiude tutta la poetica di Paolo Conte ed è Il diavolo rosso. Qui, l’alto e il basso, l’anima e il corpo, i sentimenti e la strada, si fondono con una forza incredibile per raccontarci la storia di Giovanni Gerbi, ciclista leggendario, poeta in fuga, con la sua bicicletta (tema frequente in Conte) muoveva il paesaggio, altrimenti immobile, pesante, della pianura padana. La parola in Conte è musica e al servizio della musica. Niente è lasciato al caso nei suoi lavori: la melodia spiega le parole; le parole interpretano la melodia.

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7)  Lucio Battisti, La metro, ecc…
Credo che sia impossibile estrarre un solo titolo, dalla complessa opera edita da Battisti, nel periodo “bianco”. Pasquale Panella (questo il nome dell’autore dei testi negli ultimi album), è innanzitutto un poeta, poi un paroliere. Il suo interesse è tutto rivolto al significante, al suono delle parole, alla loro musicalità. L’uso del calembour, dell’eccesso, è quello più usato nei suoi testi che, quasi sempre, raccontano attimi, a volte minuti, ma lo fanno con una tale quantità di dettagli, da farci sembrare un’intera vita. Ne La metro, ecc…, si racconta né più né meno, un viaggio, ma lo si fa con giochi di luce letterari e accumuli di immagini che danno l’impressione di assistere alla scena di un film: “In un soffio di porta, fa’ l’ingresso la bella incatenata a testa alta; invece i viaggiatori sono entrati col capo chino, e l’umiltà dei frati. Bella incatenata dai sui stessi ormeggi: la cinghia della borsa, e stringhe mosce, e fasce di camoscio e stratagemmi dei morbidi tormenti d’organzino”.

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8) Lucio Dalla, Tu parlavi una lingua meravigliosa
Lucio Dalla potrebbe essere citato anche solo per la sua innata capacità di rendere musicale e lirico, qualsiasi cosa, anche le smorfie. Qua però, vorrei ricordarlo per il sodalizio con il grande amico e poeta Roberto Roversi. Il loro modo di vedere la canzone, probabilmente, data anche la giovane età di Lucio all’epoca, era diverso, così letterario quello di Roversi e così giullaresco quello di Dalla. Quello che però, riescono a creare questi due signori, è qualcosa di unico nel panorama italiano e il loro terzo e ultimo lavoro, è la prova estrema che, l’arte è il mercato possono convivere. Io però faccio un passo indietro e richiamo alla memoria il testo meraviglioso e unico di Tu parlavi una lingua meravigliosa. Un ricordo, un incontro, un racconto, quasi una prosa, dove le rime e le assonanze arrivano naturali, dove la metrica è irregolare, discorsiva, eppure così fortemente musicale: “i sassi della stazione sono di ruggine nera; sto sotto la pensilina dove sventola adagio una bandiera. in un campo una donna si china su due agnelli appena nati, striscia al vento nudo sopra il fuoco, il fuoco violento dei prati…”

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9) Francesco Guccini, Incontro
Il crepuscolarismo gozzaniano di Guccini lo conosciamo tutti, per cui mi limito a citare un verso: “siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno…” – da: “incontro”

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Crediti Foto Alessio Pizzicanella

10) Roberto Vecchioni, La Viola d’inverno
Forse, adesso, dovrei ricordarmi di de Gregori e della sua predisposizione all’ermetismo, di Lolli e della sua complessità, o degli intrecci e cut-up di Battiato, ma preferisco prendermi la libertà di accennare a un piccolo brano di un grande autore che porta il nome di Roberto Vecchioni. Il suono de “la Viola d’inverno”, è un suono che tutti, un giorno, avremo familiare, un suono che ci traghetterà, con dolcezza, verso quella “goccia di splendore” di cui parlavamo all’inizio. Perché le canzoni sono così, emaciate e dai contorni indefiniti quanti vuoi, ma poi quando ti allungano la mano, devi afferrarle per non cadere in terra. La viola d’inverno è un testo scritto con parole semplici, da un letterato, che ha incontrato e raccontato la poesia come se fosse un frammento della sua stessa vita. Il suo suono, il suo richiamo, è il fine ultimo dell’esistenza, il finale del grande spettacolo della vita, e come tutti i finali, ti lascia l’amaro in bocca delle cose inaspettate.

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Oggi, la canzone italiana si è allontanata dalla poesia, alla ricerca di una tirannia della melodia sulla parola, quando invece l’equilibrio tra i due componenti, dovrebbe essere l’obiettivo da imporsi. Restano, in ogni caso, sacche di resistenza in cui l’attenzione al testo è ancora alta e grazie a Dio, fonte naturale di buone vibrazioni. Ma qua, volevamo portare dieci canzoni, dieci esempi di poeticità al servizio del pop(olo). Avrei potuto nominarne molte altre e probabilmente, raccontarle un po’ meglio, ma io non sono un critico e vivo la musica dal basso della passione; dentro, come un pasto infinito, come una faccenda di sangue. Per cui, prendete queste dieci proposte, come dieci tracce, dieci luci, dieci suggerimenti di ascolto in queste giornate fredde d’inverno

(da ilmiolibro.kataweb.it)

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Luca Viviani

Iscritto alla SIAE dal 2002. Autore di testi e poeta

Ho partecipato ad alcuni premi a livello nazionale ottenendo ottimi riconoscimenti e segnalazioni; tra gli altri: 1° class. Pr. Alpi Apuane; 1° class. Pr. Artepoesia a Montepulciano; 2° class. Pr. festa della donna – Viareggio; ecc…
Alcuni componimenti sono stati pubblicati in antologie a livello nazionale quali: “Note di poesia – il meglio di Roxyweb.it”, “Navigando nelle parole” ed. il Filo ecc.

Ideatore e curatore di incontri letterari in ambito poetico e di una rubrica di poesia su un mensile locale dal titolo “Officine Versilia” per il quale ho scritto anche alcune recensioni musicali.

Dee-jay radiofonico per emittenti (sempre a livello locale) anche di prestigio come Radio Forte dei Marmi e Radio Babilonia, con programmi atti a promuovere la musica d’autore sia italiana che straniera e programmi di puro divertimento e satira.

Nel 2007 vincitore della sezione autore di testi premio inedito – citta di Chieri

Nel 2011 vincitore della sezione testo inedito del Premio Lunezia.

Dal 2013 iscritto all’associazione muovilamusica, nata da un’idea di Alberto Salerno
Nel 2014 ho partecipato al work-shop di lavoro organizzato dall’associazione muovilamusica, a cui ha partecipato Alberto Salerno, Alberto Simonluca Favata, Mara Maionchi, Giulia Fasolino, Mariano Dattoli, Tino Silvestri, Umberto Iervolino,

Iniziatore e fondatore della pagina facebook volta alla promozione degli artisti emergenti e/o indipendenti, “musica dal web”

Nel settembre 2013 esce il singolo “vado via” interpretato da Alino Vignali, di cui sono autore del testo

Il 15 settembre 2014 è uscito il primo singolo di Camillo Avella dal titolo “uomo libero”, di cui sono autore del testo, prodotto dalla Skè entartainment
Nello stesso anno, vedono la luce anche il brano “tra le stanze di seta” scritto e interpretato da Corrado Halo e gli A7ico,

e il primo singolo di Giuliana Danzé, “giorni pesanti”, di cui sono autore del testo e produttore artistico e esecutivo insieme al compositore Massimo Pellegrini.

Uscito nel novembre 2015, “Io”, primo album della bresciana Elly che mi vede collaborare in qualità di autore di testi, nei brani: “andare avanti”, “un brivido leggero”, un amore a metà

Uscito nel 2015, anche il singolo di Filippo Fuccillo, “notte per notte”, con marchio Sony

Del 2015 anche “matrix” e “salta le scale”, scritte con Elio Aldrighetti

A giugno 2015 ho pubblicato il mio primo libro di poesie intitolato “dietro la notte”, reperibile sulla piattaforma de la repubblica “ilmiolibro.it” e piazzatosi tra i primi dieci nel premio omonimo

Settembre 2016, usciti, in contemporanea, il singolo “non lasciarsi mai”, apripista dell’album “gomena”, di Filippo Minoia e “le predicazioni” di Michele Papale
Aprile 2017 fa la sua apparizione il brano “madre di Salem”, interpretato da Franky Harper e scritto in collaborazione con Tony Simeone

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