Home Musica Interviste Premio Pierangelo Bertoli – INTERVISTA a Luca Bonaffini collaboratore storico di Bertoli,...

Premio Pierangelo Bertoli – INTERVISTA a Luca Bonaffini collaboratore storico di Bertoli, quest’anno in giuria

Premio Pierangelo Bertoli è arrivato alla sua 5nta Edizione. Nella giuria Luca Bonaffini collaboratore storico di Bertoli che FareMusic ha intervistato.

19
0
SHARE
Premio Pierangelo
Voto Utenti
[Total: 1 Average: 4]

di Tiziana Pavone

Premio Pierangelo Bertoli, alla sua 5nta Edizione, si è tenuto sabato 11 novembre.

L’evento, diretto artisticamente da Riccardo Benini e Alberto Bertoli (figlio del cantautore scomparso, musicista e autore che ha continuato la strada del padre), si è svolto al Teatro Storchi di Modena.
La manifestazione, nata nel 2012 grazie alla famiglia e con il supporto di amici storici di Pierangelo, ha come scopo quello di continuare a tenere alto il nome del grande cantautore emiliano, riconoscendo a illustri colleghi alcune targhe a suo nome, e quello di cercare nel sottobosco di questo genere musicale (tra la canzone d’autore e la musica popolare) nuove realtà emergenti che diano continuità alla figura del cantautore, rinnovata e tradizionale.

Premio Pierangelo

Quest’anno, tra i premiati troviamo FrancescoGuccini, i Tazenda e Simone Cristicchi.

Durante la serata, una giuria di qualità ha scelto uno dei gli otto finalisti (Piccola Orchestra Karasciò, Giuseppe Libè, Gloria Galassi, Salvario, Alessandro Zanolini, Alice Guerzoni, Livio Livrea – fresco di selezioni ad Area Sanremo, Pierpaolo Iermano), aspiranti cantautori, che si è aggiudicato il Premio Bertoli: a vincere è stato il torinese Salvario, con “Canzonetta da Bar”.

Abbiamo raggiunto al telefono uno dei giurati, Luca Bonaffini, cantautore e scrittore, che ha collaborato per lunghi anni con Bertoli, scritto molti successi e vinto con lui un disco d’oro.

premio pierangelo
Pierangelo Bertoli con Luca Bonaffini

INTERVISTA – LUCA BONAFFINI

Luca, come mai giurato? Ma non sei sempre stato contrario alle competizioni artistiche?

Luca “giurato”! Sembro quasi un conduttore televisivo… Sì. Confermo la mia antipatia per le competizioni e non amo molto, anzi detesto, i concorsi in generale. È vero però che come esiste una tesi di Laurea o un Diploma, per conquistare un titolo qualsiasi è necessario un esame. Fare canzoni è una cosa, volerle pubblicare è un’altra. Un conto è leggere mille libri e tenerseli per sé, un altro conto è voler insegnare Lettere nelle Scuole. Se vogliamo formare una generazione di musicisti/poeti, autori o cantautori, devono per forza confrontarsi con il mondo reale e coi suoi rappresentanti concreti. Io, insegno storia della popular music e tengo dei corsi sulla scrittura di testi e musiche. Credo che il mio contributo nella scelta di musica d’autore possa essere utile. Magari non indispensabile, ma utile certamente sì.

Cosa ne penserebbe Pierangelo del Bonaffini “scrittore”?

Non saprei rispondere, Pierangelo era imprevedibile. Certo lui apprezzava molto il mio modo di ragionare e di esprimere i mei pensieri. Mentre come cantautore mi vedeva un po’ “semplificato”, nel senso che il sottile confine tra anonimia e impersonalità è sempre molto sottile, come intellettuale mi stimava. Non era entusiasta quando ero troppo (secondo lui) intellettuale nei testi, perché le canzoni risultavano per pochi e forse, come nel caso di Gaber e De André (ovviamente su scala molto molto maggiore), un po’ borghesi. E come ben sai, al Bertoli di Rosso Colore la parola “borghese” faceva rabbrividire.

Luca Bonaffini è quindi oggi “formatore di cantautori della generazione due punto zero”?

Direi che resto uno scrittore di canzoni che ha avuto la fortuna, nell’oceano pieno di squali della sua gioventù, di incontrare un grande formatore, sia di vita, sia professionale, ovvero il nostro Bertoli. Il significato dell’urgenza e dell’elemento identitario di un artista, di un creatore di musiche e parole, me l’ha trasmesso in pieno e cerco di trasferirlo agli altri, soprattutto ai giovani che – ovviamente influenzati dai cantautori anni ’70 – tendono a cadere nelle trappole del “tali e quali”. Cerco di dire a loro che ognuno di noi è unico, originale e irripetibile solo se è e se somiglia a sé stesso. Poi, il talento e la tecnica aiutano, ma non risolvono.

Dopo l’appuntamento del Premio Bertoli, riprenderai il tour “Eterni secondi” in veste di romanziere. Basta con le canzoni?

Assolutamente no. Io sarò sempre quel ragazzino che, quarant’anni fa, imbracciò la Eco a dodici corde e iniziò a cantare Bennato e Rino Gaetano, Neil Young e Bob Dylan. La mia armonica a bocca è sempre lì che mi aspetta. La musica non mi lascerà mai e io non mi staccherò mai da quei vinili che mi hanno salvato la vita. Ora, però, devo anche raccontare quello che nel tempo di una canzone non si può. E un libro, questo libro, edito da Gilgamesh Edizioni, in fondo è come un album concept. E alla fine, invece di girarlo come un LP, basta ricominciare dalla prima pagina. E il viaggio riparte.

Commento su FMD