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NOSTRA SIGNORA DEI MAIONCHI

Maionchi, un nome una garanzia. Ad X Factor è un giudice che rispetta tutti i ragazzi e non ha mai fatto un commento sprezzante o arrogante verso di loro.

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maionchi
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di Roberto Manfredi

Nel 2010, ben sette anni fa, scrissi il libro Talent Shop (dai talent scout ai talent show) per Arcana editrice. A quel tempo ero selezionatore ai casting di X Factor targato Rai, per cui scrissi il libro durante il tour dei casting. Un’esperienza diretta e assolutamente realistica. Nel libro riportai molte interviste e testimonianze dirette di Morgan, Mara Maionchi, Mengoni e di alcuni artisti prodotti da signori talent scout come Nanni Ricordi e la stessa Mara, tra questi Alberto Fortis e Ivan Cattaneo.

Devo ammettere che da quando il programma è passato nelle mani di Sky, il format è migliorato alla grande. Allora erano proibiti gli inediti e durante le audizioni e i casting era vietato addirittura accompagnarsi a uno strumento musicale. Le chitarre venivano lasciate fuori dai box. L’evoluzione c’è stata e funziona benissimo. X Factor su Sky me lo guardo e mi piace. Fa discutere e il livello dei concorrenti è cresciuto moltissimo.

Detto questo trovo che il meccanismo della gara impone inevitabilmente delle modalità narrative scritte sulla pietra, quindi non modificabili. C’è la corsa alle “emozioni” tv, alla competitività tra concorrenti e tutor, lo strizzamento d’occhio alla formula reality, ai pianti, alle inquadrature delle mamme e dei papà dietro le quinte o in tribuna, alle incazzature e a tutto quello che ne consegue.

Sono le regole del gioco.

Anche il linguaggio utilizzato diventa consuetudine stilistica. Termini, frasi e neologismi come “percorso”, “non mi sei arrivato”, “non ho capito chi sei veramente”, “hai spaccato”, sono frequenti come le pause pubblicitarie. Anche l’enfasi dei clip, con questi ragazzi “trasformati” esteticamente e negli atteggiamenti in pop star affermate, con le braccia incrociate e lo sguardo di chi ha imparato a tirarsela, suona sempre “sopra le righe”, ma sono le regole dello spettacolo. Mica si può mettere in scena un circo milionario e poi dire ai ragazzi solo: “vai tocca a te e che vinca il migliore”. Lo show ha le sue regole con tanto di luci, effetti speciali, balletti, costumi, macchine del vento, fumogeni e lustrini.

Poi c’è il marketing abbinato che mette in fila gli sponsors, dall’energia alle banche, perché anche i giovani consumano e un conto corrente devono pur aprirlo prima o poi. E questo comporta anche la scelta dei tutor che deve tener conto di allargare il più possibile il target: quindi il vip televisivo (la Ventura), l’artista “contro” che fa discutere (Morgan, Agnelli), il giovane belloccio di belle speranze (Alvaro Soler, Levante), il giovane “fashion” che fa tendenza tra selfie, tattoo e un pacco di soldi (Fedez) etc, etc. Tutto è molto studiato, funzionale e appetibile al mercato non solo televisivo.

Resta il fatto che l’indotto discografico non esiste o è davvero sproporzionato in termini di risultati, rispetto al business tv. Che fine hanno fatto gli ex vincitori di X Factor? Suonano negli stadi? Hanno venduto milioni di dischi? Macchè. Si sa che la vera star di X Factor è il format stesso. Altra serie, altro vincitore, avanti un altro.

Tutto ciò è risaputo.

Per rinnovare un format simile ci vuole pazienza e forse più di tanto non è neanche possibile. Quest’anno, ad esempio, l’impianto scenografico è ispirato a temi sociali, dal rispetto alle donne alla salvaguardia degli oceani. Una novità interessante, che perlomeno riporta il “circo” scenografico a un concetto ben preciso e meno fuorviante. Altra novità è la ricerca degli stranieri italiani, da quelli nati qui o quelli arrivati da poco: africani, filippini, cingalesi. Giusto. I confini e le dogane sono anacronismi ormai. Insomma il quadro è internazionale, totalmente internazionale. Forse troppo. Quest’anno c’è anche l’insegnante di inglese, quella che corregge la pronuncia dei ragazzi che magari preferirebbero cantare in italiano. Così accade che il napoletano canta in inglese e va avanti come un treno, mentre la concorrente francese è costretta a cantare in italiano e, poverina, non ce la fa proprio venendo esclusa ai bootcamp.

In tutto questo scenario, chi si distingue sul serio è una certa signora di grande esperienza: Nostra Signora Mara Maionchi. Una che naturalmente sfugge da qualsiasi trappola del format, perché paradossalmente non ne ha alcun bisogno. Innanzitutto non fa l’artista ma con gli artisti ci lavora da sempre e questa la mette al riparo dall’ego di chi è costretto ad avere successo per forza, perché si sa, il successo è sempre appeso a un filo e se non arriva sul serio son dolori. Poi Mara parla come tutti noi, come le signore che fanno la spesa alla Esselunga e quando alla cassa i tempi sono lenti, gli scappa qualche parolaccia: “Allora…cazzarola”. Linguaggio diretto, semplice, chiaro, sintetico che nulla toglie alla sua competenza, anzi la valorizza. Mara è una signora per tutte le stagioni. Piace ai ragazzini come alle mamme, come alle nonne.

Quando, da giovanissimo, lavorai alla Editori Associati che faceva parte della Ricordi, una volta sentii il Presidente Rignano dire a Mara: “Sei l’unica donna con i coglioni”. Espressione un po’ forte, ma che dà l’idea di come Mara fosse considerata in quell’ambiente molto maschile. Mara rispetto agli altri giudici ha il merito di essere la più giovane, quella che pur avendo più competenza ed esperienza non se la tira mai, perché di vincere le interessa fino a un certo punto. Si vede che rispetta non solo i suoi ragazzi ma anche quelli delle altre squadre. Mai un commento sprezzante, arrogante o penalizzante. Un giovane di belle speranze, inesperto e alle prime armi, non si può bollarlo con supponenza. Cosa che sfugge spesso agli altri tutor, che essendo o facendo gli artisti, sono ancora vincolati e condizionati al proprio ruolo, in cui l’ego è sempre lì protagonista, a portata di microfono. Gli sfugge il fatto che magari anche loro sono stati un bersaglio alle audizioni, provini e gavette sostenute negli anni. Se magari provassero a identificarsi in quei ragazzi che in un paio di minuti si bruciano una “chance” sarebbe meglio. Invece i loro giudizi sono pesanti come pietre. “Non ho capito ancora chi sei” è il commento più conciliante che ho sentito, immaginiamoci gli altri.

Parliamo poi dell’assegnazione dei pezzi. Sembra che la scelta sia inevitabilmente condizionata dai gusti personali del tutor che spesso va a penalizzare l’esibizione stessa del concorrente. Mara invece sceglie in base alle caratteristiche artistiche e vocali dei suoi. Basta vedere la scelta dei pezzi che affida a Licitra. Lui ha una formazione lirica, per cui ha senso dargli Your Song in stile Musical (Moulin Rouge) o Miserere di Zucchero. Mica gli dà un pezzo di Jannacci che Mara adora da sempre.

Quindi in definitiva, che cos’è il nuovo?

Rispolverare il canto punk, che è di quaranta anni fa, facendolo passare per ggggggiovane? Il rischio è quello di confondere il classico per vecchio, quando il classico essendolo, non può invecchiare per natura essendo storico e invece far passare giovane quello che non lo è più, come nel caso del punk che peraltro è stato un fenomeno di medio-breve durata.

Su questo ci sarebbe da discutere assai.

Resta il fatto che Nostra Signora dei Maionchi, dall’alto della sua età, ha gioventù da vendere. Provi la Rai ad affidarle Domenica In, poi ci metteremo a confrontare gli ascolti e ci sarà di che stupirsi.

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Roberto Manfredi

Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc…
Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7.
Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA – Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice.
Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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