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Controcultura 2.0: Nata la moda di combattere la sottocultura di massa con la cultura

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di Roberto Manfredi

Negli anni sessanta e settanta il termine controcultura stava a indicare il tentativo di interpretare fatti e avvenimenti sociali e politici oltre la cultura dominante. E’ stato un tentativo culturale importante soprattutto negli Stati Uniti e in Europa. Il sistema dei media, soprattutto quello della carta stampata, veniva finalmente messo in discussione, analizzato, criticato e infine combattuto perché la verità potesse avere il suo giusto riconoscimento, fuori dalle tradizionali logiche del potere costituito.

In Italia nei primi anni settanta, nacquero le prime riviste di controinformazione autofinanziate. Era la cosiddetta stampa alternativa. Rappresentava la voce di una generazione che non trovava spazio nell’editoria ufficiale. In un senso più generale, la controcultura era l’espressione culturale di alcune componenti minoritarie della società, soprattutto quelle giovanili, che esprimevano un rifiuto più o meno radicale nei confronti di quello stile di vita definito “borghese” che costituiva il modello condiviso. Cosi se il Corriere della Sera definiva il rockmusica invasata e drogata”, su riviste come Re Nudo, Gong e Muzak, si poteva raccontare il rock e tutti i fenomeni della musica giovanile di allora nella loro giusta e corretta dimensione.

Era così anche per la politica e per le loro ideologie. C’era una sinistra autoctona e riconoscibile, così come la destra che esprimeva valori e simboli chiarissimi: Dio, Patria e Famiglia. Non erano ritenuti credibili, né riconosciuti, tutti quei tentativi di “ibrido politico”, quello stare un po’ di qua e di là, quei cambi di casacca oggi invece frequentissimi nella nostra seconda o terza Repubblica. Era più facile schierarsi allora, poiché le appartenenze e le filosofie erano chiarissime.

Che fine ha fatto la controcultura nell’epoca 2.0?

Una brutta fine. Eppure i nuovi mezzi della comunicazione digitale, avrebbero potuto impossessarsene e farla diventare finalmente accessibile a tutti. Così non è per una ragione molto semplice: il mercato, cioè il vil denaro. La stampa alternativa dell’epoca analogica, non dava alcun spazio né importanza alla cultura mainstream, quella del ceto medio o piccolo borghese.

Musicalmente parlando, si ignorava totalmente quelle manifestazioni come il Festival di Sanremo o Castrocaro che erano comunque seguite dalla massa. Le ispirazioni venivano da ben altri pianeti sonori.

Nella stampa di oggi invece, e intendo non solo quella tradizionale ma anche blog, riviste on line, web magazine, fanzine web, tutto è culturalmente omologato.

L’interesse generale è esclusivamente rivolto verso quello di cui “si parla”, quindi molto conosciuto, quindi pop.

Ecco perché anche giornali che potremmo definire alternativi, rispetto ai colossi come La Repubblica e Corriere della Sera, finiscono per occuparsi di argomenti assolutamente frivoli e praticamente inutili o di personaggi pop la cui influenza sulla società è pari allo zero. Il Fatto Quotidiano ad esempio, da cui ci si aspetta un livello culturale alto e “alternativo” pubblica molto spesso articoli sui personaggi del Grande Fratello, o sulle stupidaggini da webete di Nina Moric, o di gossip da discount sottoculturale. E che dire di quelli che pubblicano sciocchezzuole da sondaggio dei poveri, tipo: “i dieci dischi che hanno cambiato la vita ” o “ i più bei film nella storia del cinema” e via con l’intrattenimento webete.

Quindi, per riassumere, siamo cresciuti con la controcultura e siamo affondati nella sottocultura ma udite, udite, qualche risveglio di controcultura, seppur rappresentata in modo ironico, comincia a serpeggiare. E’ una strana moda che non ha ancora un nome ma che ha il merito di insinuarsi proprio all’interno dei social e per la precisione all’interno dei commenti sugli articoli spazzatura pubblicati dai grandi quotidiani.

Fateci caso.

Prendete un articolo digitale di un qualsiasi quotidiano pubblicato sui social, ispirato a qualsiasi sciocchezza di poco conto. Poi leggete i commenti sotto. Noterete che qualcuno, anziché commentare il tema proposto, scrive tutt’altro andando deliberatamente e felicemente fuori tema.

L’altro ieri, ad esempio, leggendo i commenti su FB su un articolo del Fatto Quotidiano sul flop di Domenica In delle sorelle Parodi, ho letto commenti su temi che non c’ azzeccavano nulla con la tv o con le sempreverdi sorelle sorridenti. Qualcuno ha postato la recensione di un romanzo, un altro un tema scientifico, un altro ancora una breve cronistoria dell’indipendenza catalana.

Lì per lì, mi sono chiesto. Ma perché scrivono cose così interessanti tra i commenti di Domenica In o del Grande Fratello?

Poi ho capito il senso della provocazione. Forse qualche affezionato lettore, anziché protestare con facili insulti da leone di tastiera, manda messaggi alla redazione del giornale stesso, scrivendo però elementi di controcultura.
Come a dire: Signori, chi se ne frega di Domenica In… a me interessa questo o quest’altro, anzi lo scrivo e lo posto, così chi legge i commenti e magari anche qualche webete, impara qualcosa.

L’esercizio è assai stimolante. Dopo qualche ora, sono andato a cercare altri articoli da sciocchezzaio generalista, postati sulle pagine social di La Repubblica e Corriere e ho notato molti infiltrati della controcultura agire con la stessa tecnica.

Credo quindi che sia nata una nuova moda spontanea, un nuovo fenomeno strisciante e carbonaro assai interessante, la nuova contro-cultura che come un parassita va a infettare la sottocultura di massa nascondendosi in essa.

Fantastico no?

Ho cominciato a farlo anch’io. Aspetto con trepidazione quindi, un nuovo articolo ufficiale sul prossimo regalo di Fedez a Chiara Ferragni per infiltrami nei commenti social, postando una mini biografia di Demetrio Stratos o la locandina del film: “La montagna sacra” di Alejandro Jodorowsky. Ragazzi vi assicuro che come giochino è divertente e se la catena prendesse un certo avvento potrebbe anche risvegliare l’interesse assopito dei naviganti verso la cultura.

Coraggio infiltrati della controcultura, datevi da fare. Salviamo il webete quotidiano.  Un giorno ci ringrazierà.
Comunicato numero uno. Seguirà comunicato numero due.

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Roberto Manfredi

Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc…
Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7.
Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA – Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice.
Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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