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Un bellissimo incontro

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di Alberto Salerno 

Erano mesi che c’era in ballo questo incontro all’Università Cattolica di Milano, perché conosco Emanuela Saita personalmente, ne avevamo parlato addirittura prima delle vacanze, proprio perché come insegnante di psicologia era molto interessata a come io scrivo i testi, come li modello su un determinato artista, facendo anche una sorta di psicoanalisi dell’artista stesso, che poi credo sia qualcosa che facciano anche i miei colleghi, non so… certo che se scrivi per Eros Ramazzotti, non puoi certo fare cantare le stesse cose a un personaggio come Mango, due entità diverse, direi proprio all’opposto, ed è proprio questo che ho cercato di spiegare ai circa cento ragazzi e ragazze che hanno riempito la grande aula in cui sono stato condotto e poi messo davanti ad un microfono.

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Loro non sapevano chi fossi, nessuno glielo aveva rivelato, dunque, mentre si mettevano a sedere, mi guardavano con una certa curiosità, chiedendosi chi cavolo fossi.

Che belli che sono i giovani! Ti danno un’energia e un ottimismo incredibili. Che bello guardare quelle facce che un giorno saranno degli psicologi, e magari qualcuno di loro diventerà anche famoso, magari un cattedratico.

Poi sono stato presentato, e allora anche quelli in fondo hanno aguzzato la vista, teso le orecchie, sono diventati attenti. Non si aspettavano uno che scrive canzoni. Così ho cominciato a raccontare come io cerco di aderire il più possibile alla vita di chi deve cantare un mio testo, questo perché sia credibile, e lo viva come se fosse suo. Questo ho sempre fatto, che scrivessi per Anna Oxa, per Zucchero, per gli Homo Sapiens o per Mina.

Non è facile far capire come funzionano certi meccanismi, che poi cambiano continuamente, perché dipendono da troppi fattori, come ad esempio il mio umore personale in quel preciso momento… perché qualcosa di mio c’ è sempre in quello che scrivo.

Loro mi hanno fatto molte domande alle quali ho cercato di rispondere meglio che ho potuto, chiarendo i punti che ritenevano un po’ oscuri.

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L’incontro si è chiuso con una gigantesca fotografia, e con tante altre foto fatte a gruppetti; ho sentito distintamente la loro simpatia, visto i loro sorrisi. Posso solo ringraziare Emanuela per avermi coinvolto, e tutti i ragazzi che erano presenti. Sono esperienze che non si dimenticano.

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