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La felicità? “E’ tutta da vedere”

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tutta da vedere
una scena della piece con Martino Corti e Vanessa Korn
Voto Autore
di Stefano De Maco

E’ tutto da vedere” (di cui vi avevamo già parlato in un precedente articolo) scritto, diretto e interpretato da Martino Corti e Vanessa Korn è in scena allo Spazio Avirex di via Tertulliano 68. Il titolo diventa anche una domanda poliedrica, quasi una provocazione come lo è la giostra dei temi che affronta, il lavoro, le ambizioni e diventare padri e madri.

Cosa è la felicità? E sopratutto dove sta? Sta nel successo, nel raggiungimento delle proprie ambizioni? E’ “guardare le stelle cadenti in un cielo che è per tutti, anche per i non attenti?

Ognuno può darsi la risposta, e in realtà dov’è la felicità “é tutta da vedere”… perchè, la risposta suggerita è quella di accettare la vita per ciò che ci offre, non per ciò che vorremmo ci desse. Avere il coraggio di guardarsi per ciò che si è anziché per ciò che pensiamo di essere. Una consapevolezza che non è più nemica, ma compagna di strada. Il sogno evapora con le sue illusioni. E finalmente siamo liberi di amarci davvero e amare.

tutto da vedere

Il lavoro scritto a quattro mani dagli interpreti, affronta con ironia, leggerezza ma anche intensità e sofferenza, il passaggio dall’essere figlio a padre, dall’essere figlia a madre. Un passaggio in cui riaffiorano ferite sepolte, che emergendo trovano luce con cui guarire “seccandosi”. Tutti siamo stati figli, alcuni diventano padri o madri. Ma tutti cerchiamo amore.

La tenerezza e il romanticismo di una vita di coppia si trasforma quando arriva una gravidanza. Cercata o capitata, scatena gioie e paure remote, sensi di colpa presunti o reali, e in ultima analisi il rammarico spesso di dover abbandonare un concetto egoistico di felicità fatta di riti metropolitani, comodità che ci rassicurano. Tutto piano piano si sgretola, le paure sfumano non più nell’incoscienza, ma nella consapevolezza di qualcosa di più grande.

Detta così sembra anche una cosa seria, ma in realtà il tratto è ance notevolmente frizzante, con una regia animata ed un uso delle luci essenziale ma efficacissimo nel ritmo narrativo, inserendo flashback e sospensioni con un sapiente dosaggio.

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La trama

La storia di un ragazzo e una ragazza che si conoscono, si piacciono, vanno a vivere insieme. Col tempo il furore erotico iniziale lascia il posto alla “strascinata” quotidianità fatta di abitudini, fino al giorno in cui Vanessa scopre di essere incinta. Entrambi sono sbigottiti, entrambi dovranno fare i conti col proprio passato, e col proprio futuro. Le ambizioni artistiche di Martino (hanno conservato i nomi reali nella finzione scenica) devono affiancarsi ai pannolini. Quelle di Vanessa, aspirante scrittrice che nel frattempo lavora in una casa editrice di racconti horror, devono fermarsi per riscoprire un corpo che si trasforma, che richiama le paure soffocate di una madre tanto desiderata quanto allontanata.

Riuscirò ad essere migliore di mio padre di mia madre? E’ tutta da vedere… ma senza paure.

Le canzoni

Martino Corti nasce come autore e cantante, all’attivo già tre album. In questa opera esegue il nuovo materiale, nato dopo una crisi creativa che si è sbloccata con la nascita di sua figlia Mirtilla. La rinascita artistica lo ha portato a sviluppare questo concept di spettacolo, in parte autobiografico, insieme a Vanessa, per la regia, e a Luca Nobis per le Musiche. Le canzoni che esegue dal vivo sono molto intense, ma vivono di vita propria anche fuori dal contesto scenico, grazie ad un linguaggio di spessore e una fluidità che merita ascolto. Una freschezza pop con la cura di un cantautore. Per quanto ormai siano termini abusati e superati.

Le contraddizioni della solitudine narrate nel testo teatrale, si intrecciano in una vocalità asciutta. Luca Nobis compie un egregio lavoro di tessitura sonora, a volte con loop station, a volte con la delicatezza di morbidi arpeggi; un filo musicale lungo il dipanarsi dei dialoghi e dei monologhi interiori dei due personaggi.

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La sensibilità e l’umanità dei due personaggi permette loro di non cadere nel baratro del cinismo, della sconfitta, diventando invece il perno su cui far rinascere una nuova visione della proprio vita, accettando debolezze e tenerezze con la naturalezza di chi si libera dai preconcetti.

Un lavoro che merita non solo di essere visto, ma gustato. Mia madre, che mi ha accompagnato, ovviamente di altra generazione, ha sottolineato la freschezza del linguaggio per un tema millenario, e pur le inevitabili differenze col suo passato, ha percepito la sincerità morale di questo percorso e diario poetico. La cosa mi ha fatto riflettere e considerare che l’alchimia di leggerezza e intensità non ha bisogno di effetti speciali ma di contenuti ed idee. Il teatro di “parola” non è solo monologhi o cadenze, “intellettualità”, ma è anche sudore e tremore, gioia e paura. E la Produzione di Cimice ne può essere più che soddisfatta.

Dove sta la felicità? e sopratutto, la possiamo raggiungere? E’ tutta da vedere.

Per info e prenotazioni:
Tel. 02 49472369
Cell: 320 6874363
info@spazioavirextertulliano.it

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