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George Michael: “Vorrei essere ricordato come un grande cantautore” -RECENSIONE del Film FREEDOM

George Michael nel film/documentario "Freedom", da lui stesso ideato e diretto, ha raccontato la lotta per la sua libertà come artista.

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george
Voto Autore
di Mela Giannini

Una voce fuoricampo, che sarebbe potuta essere benissimo quella del destino, alla fine gli chiede:
“Come vorresti essere ricordato?”

Come un grande cantautore di un epoca che non credo rivedremo mai più

Sembrano profetiche parole, premonitrici di un destino che ha dimostrato di avere molta più fantasia di quanto noi umani potremmo mai avere.

Voleva essere ricordato come un bravo artista George, come qualcuno che ha caratterizzato la sua epoca, come uno degli attori protagonisti della scena musicale della sua generazione, insieme a nomi come Madonna, Michael Jackson o Prince… gente con personalità, artisti che avevano qualcosa da dire, al pari dei grandi delle generazioni precedenti, quelli degli anni ’60 o ’70.

Ha avuto ragione quando ha detto che gente del genere non se ne vedrà più in futuro, ed infatti artisti di quello spessore oggi, tra le nuove generazioni, non se ve vede nemmeno l’ombra.

Sentirgli dire che il suo percorso artistico è stato il frutto della sua creatività, fa capire quanto lui avesse le idee chiare sulle sue potenzialità artistiche, tanto grandi quanto grande era la sua ambizione di lasciare un segno indelebile nella storia della musica contemporanea.

Una creatività che ha pescato a piene mani nel fondo dei suoi momenti più bui, posti in cui il dolore lacera l’anima, corrode la voglia di vivere una goccia alla volta, una goccia alla volta, una goccia alla volta per un tempo che sembra interminabile.

Durante il filmato, nei suoi racconti, aleggia di continuo una “linea rossa”, una linea oltre la quale c’è un cambiamento all’inizio, e poi un pericolo nel mezzo e poi un baratro alla fine.

E poi c’è la fragilità di un uomo che si vede schiacciato dal suo stesso sogno di infanzia di fama e successo, un uomo che dopo essere stato nell’infernale vortice del music business ha capito che, per essere se stesso e non perdere il contatto con la realtà, avrebbe dovuto sottrarsi al personaggio che si era creato e che viveva nell’immaginario collettivo sia di chi discograficamente lo gestiva e sia di chi FANaticamente invadeva continuamente la sua vita privata. Scendere da quella giostra era per lui l’unica cosa da fare… giusto il tempo per poter crescere e trovare un po’ di pace.

george michael

E man mano che sul video scorrono i volti di diversi personaggi, da Elton John a Liam Gallagher, da Steve Wonder a Nile Rodgers, da Mary J Blige a Mark Ronson, un giradischi diventa il comune denominatore che lega le fila delle varie storie raccontate, unite insieme dalle note di canzoni su solchi di vinili che sembrano girare senza sosta, elevando a magnificenza brani che hanno fatto da colonna sonora alla vita di tanta gente… compreso a quella di chi scrive.

E passano in rassegna grandiosità come Praying for Time, canzone che anche se scritta 27 anni fa è talmente attuale nella melodia, arrangiamenti e soprattutto nel testo che si potrebbe tranquillamente pensare che è una canzone pubblicata l’altro ieri.
Senza parlare di brani come Freedom! ’90 o la strepitosa cover di They Won’t Go When I Go di Steve Wonder, brano cantato dalla voce di un George che sembra aver conosciuto l’inferno e averlo toccato con mano, magnifica canzone interpretata con una intensità e una profondità che rapisce l’anima e che trasporta sulla pelle di ci ascolta tutto il tormento raccontato in ogni singola parola e ogni singola nota.

george michael
Si consiglia di ascoltare la canzone ad occhi chiusi

E scorre la storia che lui ricama su quella macchina da scrivere, parlando degli inizi, degli Wham, della carriera solista, del planetario successo di Faith, di mesi fatti di enormi pressioni, del bisogno di fermarsi un po’, della decisione di non promuovere più personalmente il suo lavoro, della sua coraggiosa e caparbia lotta contro la Sony, del suo bisogno di essere artisticamente libero e se stesso… e poi delle sue perdite più grandi, quella della persona che amava prima e quella di sua madre poi.

Questi ultimi, umanamente, sono stati i momenti più toccanti della storia, soprattutto quando ha raccontato di aver guardato il cielo e aver detto “non azzardarti a farmi questo”, rivolto ad un Dio che stava portandosi via il suo Anselmo.

george michael

La tenerezza e la dolcezza con cui ha parlato del grande amore della sua vita, e l’immenso dolore e la paura che ha cercato, con dignitosa onestà, di raccontare descrivendo i momenti durante e dopo la morte di Anselmo, danno, col senno del poi, un senso al suo album capolavoro, Older, un disco pieno di “racconti” che sono il perfetto riflesso di grandi stati emotivi divenuti fonte di grande ispirazione. Un esempio lo è il brano Jesus to a child che George ha definito la canzone della “guarigione” dopo un profondo smarrimento.

E scorre così veloce il film…

Quando poi lo si vede cantare con Paul McCartney è come guardare due generazioni che si passano la staffetta. Per non parlare di quando passano le immagini in cui lui suona il piano su cui John Lennon compose Imagine: se subito dopo si riascolta canzoni di George, come ad esempio Praying for Timesembra quasi che John lo abbia guidato da lassù verso una direzione intuitiva (ispiratrice) solcata da lui stesso in passato.

george michael

Simile sensazione si prova quando il buon George superbamente canta Somebody to love al concerto commemorativo di Freddie Mercury: sembrava che Freddie lo avesse posseduto, che si fosse impossessato della sua voce e dei suoi tormenti rivolti a chi, dall’altra parte del mondo, stava morendo proprio come Freddie.

Anche se per diverso tempo in diversi, nell’ambiente, lo hanno ingiustamente sottovalutato, George invece ha dimostrato di aver avuto un enorme talento e di essere stato un egregio “allievo” di miti come Elton, Steve, John, Queen e di tanti artisti del passato, e di aver da essi assorbito il meglio che ognuno di loro poteva insegnargli, facendo tesoro del notevole know how acquisito per forgiare nel tempo un potenziale artistico che è diventato, alla fine, tanto grande quanto quello dei suoi stessi maestri.

george michael

E oggi di lui possiamo dire tranquillamente, senza paura di smentite, che è stato una mente brillante, un uomo intelligente, un ottimo compositore, un sensibile autore di testi memorabili, un arrangiatore raffinato… e uno straordinario interprete con la voce di un angelo.

Ha avuto una vita tormentata George, piena di ostacoli emotivi, che lo hanno condotto ad essere anche autodistruttivo… ma questo è forse il prezzo che si deve pagare per essere troppo sensibili e poco capaci di affrontare una vita che, a parte il successo professionale e la popolarità, non è stata molto benevola con lui, costringendolo addirittura a diventare lui stesso il suo peggior nemico…

Quando i titoli di coda scorrono, al termine del film, la sensazione è quella del’impossibilità di credere che lui sia davvero morto… sembra come fosse tutto un brutto incubo da cui si cerca disperatamente di svegliarsi… perchè lui è talmente vivo attraverso le sue canzoni e il ricordo della sua forte e caparbia personalità, che la morte quasi passa inosservata, perdente, sconfitta, perchè non si può “spegnere” qualcosa capace di continuare a far ardere la passione di tanti, tantissimi che lo hanno amato e che continueranno ad amare per sempre. E’ proprio come si fa con le “brave persone” a noi care che ci “lasciano”, si continua a farle vivere attraverso i nostri più preziosi ricordi, anche se il loro corpo non c’è più… ma l’anima è lì, è qui, è ovunque nei nostri pensieri, soprattutto, come nel caso di George, quando si riascolta la sua voce attraverso la sua musica, il dono più prezioso che lui ci ha lasciato.

george michael

 

 

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