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Michele Monina: “io sono uno che resta a bordo campo, non sono un marchettaro” – INTERVISTA

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michele monina
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di Alberto Salerno

Michele Monina si racconta in modo diretto e sincero, parlando sia della sua vita professionale che di quella privata.

Per questa intervista a Michele Monina ho cercato di prepararmi al meglio, poiché sapevo che il “nemico” era ben attrezzato e non sarebbe stato un interlocutore facile. Intanto voglio premettere che con Michele non ci vedevamo da parecchio, che ci sono state piccole incomprensioni nate su Facebook, poi risolte con un sorriso. Sta di fatto che lo avevo invitato a mangiare una cosa insieme e all’improvviso mi era venuto in mente di intervistarlo, anche perché trovavo la cosa stimolante: rompere i coglioni a un rompicoglioni per antonomasia. Quindi mi ero presentato al ristorante pronto a sparare le mie cartucce, sperando di centrarlo, e qui vedrete com’è poi andata…
Michele arriva al ristorante dopo di me, ci salutiamo cordialmente e decidiamo di mangiare prima per parlare poi, dopo, liberamente. Ordiniamo una pizza margherita piccola da mangiare mentre lui attende gli spaghetti ai frutti di mare e io l’insalata di polpo, ci raccontiamo un po’ di cose, parlando del più e del meno, e finalmente siamo pronti per cominciare…

michele monina

 

INTERVISTA

Cominciamo da questo tuo look, che sembra quello di un rivoluzionario… ma tu sei un rivoluzionario o fai finta di esserlo?

Io non sono affatto un rivoluzionario, io anzi mi ispiro a Savonarola, una sorta di bigotto restauratore, sto cercando di eliminare le parti brutte del progresso, sto cercando di mantenere una tradizione… l’aspetto è quello che ho sempre avuto, a diciotto anni avevo già i capelli lunghi e barba…

Premesso che mi piace molto come scrivi, quello che sovente però non mi garba è il tuo atteggiamento, che sembra di partito preso, parti per colpire e sembra che tu lo faccia per darti un’immagine, per ritagliarti un ruolo.

Potrebbe essere vero se io capitalizzassi questa cosa, tra l’altro questa è una delle critiche che mi viene maggiormente mossa dagli addetti ai lavori… dicono che sono un ”rosicone”, accusa che non capisco, per cui gli addetti ai lavori sono convinti che io lo faccia per mettermi in evidenza, un po’ come stai sostenendo tu… ma se così fosse sarei bravo perché capace di mettermi in evidenza… ma non è così perché questa cosa non la sto capitalizzando…

Però scusa, il fatto che tu sia stato chiamato da RTL non è stato un caso, ti hanno voluto perché Michele Monina è una voce fuori dal coro, quindi servi allo scopo di scombinare un po’ le carte…  se non fossi stato così non saresti stato interessante per RTL.

Ma io non ci sono ora su RTL… e in effetti quando ho fatto la radio da loro io ero esattamente questo, cioè una voce fuori dal coro… e adesso non ci sono perché non ci sono tornato, e non perché non mi hanno richiamato. Comunque la cosa è nata proprio dal fatto che io ho criticato duramente RTL in alcuni miei articoli, così mi è stato detto, “visto che parli così senza peli sulla lingua, vieni a farlo qui”, e non nascondo certo che i motivi possano essere stati quelli che dici tu… comunque ti garantisco che il mio scopo non è quello di diventare famoso, e non mi sembra esistano altri casi di voci radiofoniche che criticano la musica della radio per cui lavorano attraverso i microfoni della medesima radio. A me interessa dire quello che voglio, per i mesi che ho lavorato a RTL l’ho fatto anche con di fronte un pubblico enorme. Posso farlo proprio perché non ho legami con gli attori della musica. Tutti i miei attacchi non sono immotivati… partono sempre da un punto di vista critico.

Spesso leggo che ti lamenti di Milano… forse ti dimentichi che Milano ti ha accolto, e che è l’unica città europea che abbiamo in Italia.

E’ un lamento da esule, io sono andato via da Ancona per necessità, perché non facevo ancora praticamente nulla. Certo potevo rimanere ad Ancora e fare un lavoro diverso. Ma ho scelto di venire a Milano e ora sono qui. Ma il problema è che Milano non ha il mare e per chi viene da una città di mare, il mare è tutto, quindi il mio lamento è più un gioco che altro…

Tra l’altro io pensavo tu fossi di Pescara…

No, no, sono di Ancona… quello che tu hai detto è una delle cose che mi hanno fatto più male… del resto fra Ancona e Pescara c’è una rivalità millenaria…

Questo fatto di definirti scrittore e non giornalista, non ti sembra pretestuoso? Tra l’altro mi pare di aver capito che non ti invitano più alle conferenze stampa perché, appunto, ti definisci uno scrittore.

No, un momento, non mi invitano alle conferenze stampa perché non ci vado quasi mai e poi perché vengo considerato non graditissimo… gli uffici stampa sanno che tendo a non essere accomodante. Io non sono un giornalista perché non lo sono, anche se scrivo per i giornali dagli anni ’90. Potrei essere tranquillamente un giornalista, ma non sono iscritto all’albo. Ho fatto una scelta, quello di essere uno scrittore e in fatti ho scritto tanti libri, le cui vendite ammontano, ad oggi, a circa un milione di copie… in questo caso, vale la pena ricordare che con questa scelta non godo di alcun vantaggio e rinuncio ai privilegi peculiari dei giornalisti.

Come mai allora i tuoi colleghi, che poi non sono a questo punto dei tuoi colleghi, ce l’hanno tanto con te?

Io ho ricominciato a scrivere di nuovo di musica per gioco. Quando il “Fatto Quotidiano” mi ha chiesto se volevo scrivere di musica ho ripreso e nel giro di poco tempo mi sono rimesso al mio posto, cioè dove sono sempre stato. E’ ovvio che dia fastidio, perché se tutti dicono A e io sono il solo a dire B, è ovvio che mi si noti, ma pur notandomisi io sono uno che resta a bordo campo, gioco addirittura in un altro campo… Sono molti più i no che pronuncio dei sì, anche perdendo occasioni economicamente assai remunerative… io non sono un marchettaro, non sono compiacente ai poteri, ci sto anche a fianco, ma sempre dicendo esattamente quel che penso… credo che questo abbia infastidito Paolo Giordano e così è nata la polemica…

Ma scusa un attimo, questo tuo atteggiamento non è in contrasto col fatto che tu poi vai al Festival di Sanremo e ti fai tutte le fotine con i cantanti?

Ma io scelgo…

Come scegli? Le fotine le hai fatte con tutti, dai…

No, sbagli… hai per caso visto una mia foto con Elodie?

Non le ricordo tutte…

Guarda che io seleziono e su questo sono molto radicale… io ho persino dato 10 in pagella a Gigi D’Alessio perché, pur la sua musica non che rientri nel mio immaginario, ne riconosco le capacità e il talento; aveva una canzone scritta bene, e questo ho voluto riconoscerlo… certo, era anche una provocazione, perché i colleghi in genere tendono a ridacchiargli dietro e a me questa cosa sta davvero sulle palle…

Cosa porta Michele Monina ad essere così severo nei confronti della musica italiana attuale?

Semplice, perché fa cagare. Prendiamo Rovazzi, per esempio, non è un musicista, tanto che lo dice pure lui, e un youtuber che ambisce a fare il comico, a fare i film… io non ce l’ho con Rovazzi; in un mondo giusto non saprei neppure chi è Rovazzi…

Però ce l’hai anche con Tommaso Paradiso, secondo me scrive dei buoni testi…

Ma anch’io lo ritengo un buon autore… tutti ne parlano come l’alfiere della musica indie. Ha un contratto di compositore con la Universal che è una multinazionale, quindi di indie non ha proprio nulla. Lui fa musica pop, a me la musica pop piace, ma le canzoni che ha scritto questa estate sono canzoni oggettivamente brutte. Certo, hanno avuto successo… ma è un successo radiofonico, così mi da fastidio che a Paradiso gli si riconosca un ruolo che non ha.

Caso Pausini, vogliamo parlarne?

La verità è che è stata lei a partire per prima, ad attaccare me…

Come?

La storia è questa: prima che io riprendessi a scrivere da critico musicale, io avevo già scritto molti libri di musica, compreso uno sulla Pausini. Cinque giorni prima che uscisse, prima che lei lo leggesse, sempre che poi lo abbia letto, fece un post lunghissimo su Facebook… cose tipo “questo mi odia… ha fatto un libro su di me… ma non è ufficiale… fans state attenti…”. Risultato, il libro è entrato in classifica prima di uscire…

Ma allora perché ce l’aveva con te?

E’ una storia troppo lunga da raccontare qui… e poi è roba passata, che non credo susciti più curiosità.

Cosa mi dici della Mannoia? Hai criticato le sue ultime produzioni. “Combattente”, per esempio.

“Combattente” secondo me è un disco indegno, perché fa l’occhietto a questo genere che va di moda adesso, che è l’elettro-pop, di cui tu sei per altro responsabile…

Daje, questa è buona davvero!

No, ma ti spiego perché… il suo responsabile principale è Canova, che tu hai scoperto tramite Barsotti… io ho scritto un articolo su Fiorella… ma dico hai 63 anni… hai una carriera invidiabile, a 30 anni cantavi ‘Quello che le donne non dicono’ e adesso canti le canzoni dei ragazzetti con le parole dei ragazzetti… un ragazzino di 25 anni, che non è Fossati, non può scrivere un testo adatto a te, hai bisogno di fare i concerti? Ma li fai uguale…

Io su questo non sono d’accordo, secondo me dipende sempre dal testo, e non è detto che un giovane di 25 anni non possa scrivere un testo con le palle, adatte a una donna della sua età…

Va bene, differenti punti di vista, lei comunque si è molto incazzata, ha detto che gli ho dato della vecchia, ma poi a Sanremo ha proprio portato quella roba lì, era una canzoncina… ma come, sei Fiorella Mannoia, ma chiama Fossati e fatti scrivere una canzone come si deve. Insomma, io penso che un adulto debba fare l’adulto e non il ragazzino, altrimenti cerca delle scorciatoie… e io lo dico.

Senti un po’, ma come ti è venuto in mente di attribuire a Canova la rovina di tutta la musica italiana? Ma scusa, Canova viene incaricato… cosa dovrebbe dire… no, grazie, fatelo fare a qualcun altro?

Premesso che la scusa di dire “siccome ha tanto lavoro… fa meno” non funziona, perché non sei obbligato a dire di sì a tutti quelli che ti chiedono di fargli il disco. Nel suo caso si nota molto la differenza fra il nome grosso e il nome piccolo, anche nei risultati. Canova salvatore delle carriere non esiste… ogni volta che qualcuno che vacillava è passato da lui poi è andato definitivamente a picco. Secondo me è un ottimo finalizzatore… se ci va Jovanotti, che ha le idee abbastanza chiare in mente, lui riesce a realizzarle…

Sì, però questo noi non lo sappiamo… tu dai per scontato che Canova sia solo un finalizzatore, io la penso diversamente, io credo invece che, come tutti, possa centrare o meno un disco… Voglio dire che poi conta anche quanto le canzoni o l’artista stesso possono ispirarti.

Io insisto… se ci va la Michielin, il disco della Michielin è copiatissimo di altri suoni. Si può definire il percorso artistico della Michielin? No, perché ha fatto singoli che vanno tutti in direzioni diverse… e diventa evanescente… comunque detto questo, io lo so che non è colpa di Canova, ho ben presente il fatto che lui è quello cui viene dato l’incarico di realizzare i dischi. La mia critica è più rivolta al sistema che sta dietro, incapace di trovare soluzioni alternative, come se non ci fosse nessuno oltre a lui. Stessi autori, stessi produttori, stesse case discografiche, è sempre lo stesso giro, ecco perché la musica italiana è omologata…

Io resto convinto che la musica è il risultato della società che esprime, se la società è di merda allora la musica sarà più scadente, mi pare che comunque questo sia un problema mondiale e non solo italiano.

Ma la musica dovrebbe essere anche atto di rivolta…

Certo, ma in questa società non c’è alcun cenno di rivolta.

Infatti, non c’è, ed è questo il motivo per cui sono incazzato con i cosiddetti indie, perché una volta la musica che veniva dal basso aveva una forza… Manuel Agnelli, che io stimo nonostante stia facendo in maniera errata X Factor, era uno che diceva cose dure e le diceva partendo dal basso.

Ha scritto delle bellissime canzoni, che avrebbero meritato anche molto di più.

Lo conosco bene, ho scritto anche un libro su di lui, la sua musica partiva da un’esigenza, era proprio arte… l’impressione di questi indie di oggi, invece, è che vorrebbero essere pop ma non ce l’hanno ancora fatta… Tommaso Paradiso ce l’ha fatta, gli altri invece ci provano, e poi manca una fetta… i cantautori dove sono finiti?

Ma ci sono alcuni giovani cantautori… non si può negare…

Sì, ma dov’è il loro contenuto? Non c’è… chi è che oggi racconta la società?

Dai, passiamo al tuo rapporto con Vasco… hai fatto una biografia… ma come è nata questa cosa?

Guarda, la prima biografia che ho fatto era uscita su “Tutto Musica” perché allora scrivevo lì… e in edicola vendette circa 80 mila copie in due giorni, quando lui fece i primi tre concerti di fila.

Qual’è stato il segreto di questo successo?

Forse perché erano usciti dei libri su di lui, ma non c’era proprio di mezzo lui… e io questo lo dico con arroganza, io sono uno scrittore, mentre la maggior parte di quelli che scrivono di musica non lo sono… i biografi di solito sono fans oppure quelli che fanno la tesi di laurea su questo o su quell’artista.

Che peccato però che tu abbia questo talento dello scrivere e che io ritengo sprecato.

Sprecato, hai ragione, avrei potuto fare il romanziere, ma con i romanzi non campi, ho quattro figli…

E l’ultima biografia di Vasco com’è nata?

L’ultima è partita da lui, quando ha deciso di fare qualcosa per Modena, mi ha fatto chiamare dal suo entourage dicendo… ti andrebbe di fare un libro con noi?

L’idea era un libro prima e un libro dopo, prima che raccontasse la storia di Vasco, e il seguente che raccontasse Modena Park. Il primo è andata particolarmente bene, e il secondo libro esce il 19 ottobre. E poi ti dico che essere stato con loro, con il suo entourage, ad assistere a questo evento da dietro le quinte è stato molto stimolante… e poi qui si parla di Vasco Rossi, il numero uno in assoluto.

Passiamo ad altro che siamo ormai in dirittura da arrivo. Ho conosciuto tua moglie, che è una donna meravigliosa in tutti i sensi. Come fa a sopportarti?

Guarda, ti dico una cosa che sai pure te… le coppie funzionano perché sono coppie. Mia moglie è una parte fondamentale della mia vita, io riesco a essere sereno grazie lei.

Hai quattro figli bellissimi… che tipo di padre sei tu?

Spero di essere un buon padre, di trasmettere valori…

Ma sei severo? Metti delle regole?

Abbastanza severo. Per quanto riguarda le regole… beh, per forza, se non le metti sei alla fine.. sarebbe l’anarchia totale, ed essendo io anarchico faccio fatica, perché se fosse per me direi fate tutto quel che vi pare, ma le regole ci sono… e meno male che ci sono.

Vi siete ritagliati ruoli diversi con tua moglie?

Certamente, mia moglie è la genitrice, se succede qualcosa a scuola è lei che ci va e io lo so la sera quando torna a casa, io invece sono quello del divertimento…

Ok, la chiudiamo qua… e senza avere bevuto nemmeno un bicchiere di vino…
Ciao, Michele… ci si vede, e grazie.

Grazie a te, a presto…

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