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CELEBRATION O SVALUTATION? – UN’ALTRA OCCASIONE PERSA PER LA MUSICA IN TV

Celebration, un flop della rete ammiraglia italiana, in cui ancora una volta la musica non viene degnamente trattata dalla televisione.

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di Roberto Manfredi

Celebration, un flop della rete ammiraglia italiana

La settimana scorsa su FareMusic è stato pubblicato un mio articolo in cui descrivo l’abbuffata dei programmi musicali sulle televisioni generaliste (leggi l’articolo). Tra questi c’è anche lo show Celebration in onda su Rai Uno il sabato sera (udite, udite) in prima serata.

La prima puntata è andata in onda ieri sera, sabato 14 ottobre, e ha ottenuto uno tra i peggiori share nella storia dei sabati sera della rete ammiraglia, vale a dire l’11 % di share. Avevo erroneamente iscritto, nel mio precedente articolo, che uno degli autori del programma fosse l’amico Gino Castaldo, noto giornalista e critico musicale di Repubblica, che da anni fa coppia fissa con Ernesto Assante in tanti eventi e a Web Notte in onda su Capital tv. Puntualmente Gino mi ha scritto su Facebook avvisandomi che già dal mese precedente alla messa in onda della prima puntata, si era ritirato da Celebration, non trovandosi in sintonia con il format, aggiungendo pure di aver diffidato la Rai a utilizzare il suo nome.

Dopo aver visto la prima puntata ho compreso e apprezzato il suo forfait.

Celebration, in buon sostanza, è l’ennesimo tentativo fallito di uniformare la musica all’intrattenimento popolare. Partiamo dalla conduzione. Neri Marcorè, aldilà della sua simpatica imitazione di Ligabue nell’epoca Dandiniana, cosa ha a che fare con la musica? Sa cantare? Ha scritto libri, saggi, articoli sulla storia della canzone italiana? Ha pubblicato dischi? No! Eppure eccolo fare dell’intrattenimento, esile, prendendo a pretesto la musica da celebrare, quindi i grandi classici del Pop. Lo si vede fare un tentativo comico sulle coreografie di Jackson, stupirsi del talento di Alex Britti come chitarrista anche se lo sanno anche i sassi che Britti è nato chitarrista e approdato alla canzone dopo una lunga gavetta di turnista e session ma. Evidentemente lo sanno tutti tranne Marcorè, che poi si mette pure a cantare facendo diventare i concorrenti di X Factor dei novelli Eddie Vedder, Pavarotti e George Michael.

Vediamo poi gli ospiti, i cantanti che fanno le cover. Non c’è nessun big. Cinque anni fa su Rai Due, con l’amico Ezio Guaitamacchi, unico giornalista italiano e insieme eccellente musicista, chiamammo a “Delitti Rock” su Rai Due, dei professionisti a celebrare i mostri sacri della musica:
Musica Nuda per Michael Jackson, Eugenio Finardi per Brian Jones, Enrico Ruggieri per Sid Vicious, Alberto Fortis per John Lennon, Alex Britti per Jimi Hendrix, Marlene Kuntz per Kurt Cobain, Davide Van De Froos per Jim Morrison, etc… Il criterio delle nostre scelte era indirizzato alle affinità elettive, generazionali e di back ground artistico. Tutti portarono un paio di cover degli artisti internazionali a cui erano stati abbinati. E il programma andò benissimo. Come a dire che la competenza paga. Quando invece si usa la musica per scopi di puro intrattenimento generalista ecco che, puntualmente, qualcosa non funziona, o non funziona più.

Lo sketch di Riccardo Rossi sulla guerra legale tra Al Bano e Michael Jackson a proposito del plagio de “I cigni di Balaka” divenuta poi “Will You Be There”, messo in scena a Celebration è illuminante. La ricostruzione giornalistica (non me ne voglia l’amico Ernesto Assante) è risultata altamente improbabile. Nessuna foto, immagine o documento visivo che avvalorasse il racconto di Riccardo Rossi, che essendo nato comico e attore, si è fatto talmente prendere la mano da mettere in scena una sorta di sketch anziché una narrazione giornalistica sull’episodio di cui peraltro hanno parlato tutti, tg compresi. Bastava mettere in sovraimpressione pochi secondi di immagini di Michael Jackson nel tribunale a  Roma nel 1997 per avvalorare le ipotesi raccontate da Rossi. Invece si è dato tutto per scontato.

A “Delitti rock”, Ezio Guaitamacchi, volò a Los Angeles a intervistare il legale di Michael Jackson che rilasciò un’intervista che non esitò a definire “storica” per il suo valore giornalistico. Ora, vero è che uno show del sabato sera su Rai Uno non ha alcuna pretesa di accreditarsi giornalisticamente sulla musica, però, maledizione… su un fatto così importante come la causa di Al Bano a Michael Jackson mica la si può liquidare con battutine, scherzi, quisquiglie e pinzillacchere. Era così importante raccontare che Jackson indossava la vestaglia quando Quincy Jones gli disse: “Ti trovo in splendida forma”? Fa ridere? E’ vero? E’ una bufala?  Boh? Ma questi sono dettagli.

Il punto vero è che il programma è davvero bruttino, la scenografia da anni ottanta con le lampadine che salgono e scendono, lustrini da avanspettacolo 2.0, ballerine scosciate in versione lattex ma poco sexy e quella pila di televisori d’epoca, accatastati malamente, come a voler dire che il design d’epoca si associa alla storia dei grandi del pop. Roba da terza serata di Rai Tre all’epoca di Guglielmi, tra “Fuori Orario” di Ghezzi e “La Piscina” di Alba Parietti.

Insomma, occasione persa per raccontare i grandi della musica come il servizio pubblico della Rai dovrebbe fare, ma che non riesce a produrre da anni. Ora, visto lo share, si cercherà di metterci una pezza, ma ormai quello è… magari con piccoli ritocchi, aggiustamenti dell’ultim’ora, come si fa con le leggi approvate alla Camera, che poi finiscono in Senato e poi ritornano alla Camera e poi finiscono nel pantano. Oppure, dato che Celebration dura solo tre puntate, lo lasceranno così com’è, cercando magari di alzare il livello degli ospiti che eseguono le cover.

Comunque sia, la frittata è fatta.

Ennesima occasione persa per dare alla musica di qualità il suo giusto riconoscimento in tv. Eppure di format musicali sul tavolo della Rai ne arrivano tanti, proposti anche dai maggiori fornitori e produttori televisivi; ma la domanda sorge spontanea come un preservativo infilato in un bicchiere d’acqua in cui è stata sciolta una pastiglia di Alka Seltzer: “Ma i power point dei format qualcuno li legge?”.
Buonanotte ai suonatori.

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Roberto Manfredi

Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc…
Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7.
Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA – Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice.
Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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