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Anche quest’anno niente premio Nobel per la Pace al “promoter”

Riflessioni di un promoter che anche quest’anno non riceverà il Nobel per la Pace (e non si capisce perché).

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di Marco Stanzani

Riflessioni di un promoter che anche quest’anno non riceverà il Nobel per la Pace (e non si capisce perché).

Niente, anche quest’anno non mi hanno dato il Nobel per la pace.

D’altro canto era abbastanza prevedibile.

Non si può pensare di ricoprire un ruolo come quello del promoter o dell’ufficio stampa che dir si voglia e mantenere un atteggiamento volto a seguire pedissequamente il proprio artista in perenne e totale rilassatezza.

Non scherziamo per favore: so bene quanto a volte ci si lasci andare a considerazioni non propriamente idilliache nei confronti di noi mesti uffici stampa, ma dovreste provare ogni tanto a calarvi nei panni dei promoter, gente che ha nel dna risposte pronte a domande del tipo:

“si ma se andiamo in quel programma che altri artisti ci sono?”

“si ma se andiamo in quel programma quanti soldi ci danno?”

“si ma se andiamo in quel programma perché a me fanno fare una canzone soltanto mentre a quell’altro due?”

“si ma se andiamo in quel programma siamo sicuri che se io faccio un playback anche gli altri ospiti faranno lo stesso?”

“si ma se andiamo in quel programma siamo sicuri che parleranno del disco, dei miei prossimi concerti e del tour che ho appena concluso in madagascar? vorrei inoltre ci fosse spazio per un collegamento anche con mio nipote che ha appena fatto i dentini?”

Cose così insomma.

Voi capite perciò che può capitare che ogni tanto si venga interpellati da organizzatori o colleghi che ti chiedano per la tal rassegna a scopo benefico il tuo artista. Tu sai già che a queste proposte il tuo protetto generalmente risponderà col noto intercalare:

Ehhhh se aderissimo a tutte le iniziative benefiche che ci chiedono di supportare, non avremmo tempo per fare il nostro mestiere”.

E quindi nel ricevere la consueta lista della spesa di altri artisti che “ti giuro hanno aderito a questa iniziativa”, nella netta e perfettamente percepibile consapevolezza che stai perdendo tempo ed altrettanto ne stai facendo perdere al tuo interlocutore, cerchi di mantenere un aplomb che aiutami a dire olimpico. E nonostante la tentazione sia quella di stoppare col più sincero dei “guarda, di questa cosa so già che non gli interessa un cazzo”, il soliloquio sulla descrizione delle cause che muovono a tal mirabile iniziativa, tenti disperatamente con garbo e diplomazia di usare tutti i tuoi “gliene parlo e ti faccio sapere”, ma a volte l’insistenza dall’altra parte del filo è tale da provocarti un moto interiore con un livello di tensione paragonabile per intensità alla striscia di Gaza.

E’ in quei momenti che l’ufficio stampa/promoter tenta di resistere a mantenersi diplomatico, vede il traguardo ma si sente stremato e a pezzi peggio che un maratoneta che deve affrontare gli ultimi 10 km e i cui muscoli mandano segnali ben precisi al cervello. Quello di mandare tutto e tutti affanculo.

Ma non puoi. O almeno ci provi.

Le gote ti si gonfiano che pare un ritrovo di mongolfiere e mentre ascolti la messe di proponimenti senza garanzie di cachet o rimborsi per il tuo artista, ti accorgi di essere diventato improvvisamente cintura nera di bruxismo.

Sempre più di frequente capita di ascoltare lamentele di giornalisti verso questo o quell’ufficio stampa colpevoli di essere stati sgarbati o risoluti nel non concedere una tal intervista.

Le lamentele sul fatto di non rappresentare con la dovuta disponibilità un artista, sono le accuse che più di frequente vengono mosse a noi promoter/uffici stampa.

Sarà forse per tale motivo che i più bravi a fare questo lavoro non godono certo di fama da super-simpaticoni.

La più bella me la disse una volta Luca Rotondi che all’epoca era un fido collaboratore del maestro di noi tutti, Michele Mondella.

Luca mi chiese: “come va?” … gli risposi mah, prima dei Lunapop ero uno stronzo, dopo i Lunapop pare che io sia diventato Dio. Lui ci pensò sopra un secondo e con la massima sincerità mi rispose: “No. Per me sei sempre quello di una volta” …

promoter

 

Playlist di 20 canzoni che parlano di pace

John lennon – Imagine 
John Lennon – Happy Xmas (the war is over) 
Norah Jones – Peace 
Louis Armostrong – We’ve all the time in the world
Timmy Thomas – Why can’t we live together 

Frankie goes to Hollywood – The power of love 
Art of Noise – Moments in love 
Cranberries – Zombies 
Guns’n’Roses – Civil war 
Plastic Ono Band – Give peace a chance 
Jefferson Airplane – Volunteers 
U2 – Sunday bloody sunday 
Black Sabbath – War pigs 
Barry Mc Guire – Eve of destruction 
Luciano Pavarotti & Passengers – Miss sarajevo 
Bob Dylan – Blowing in the wind 
Fabrizio De André – La guerra di Piero 
Bob Marley – War 
Francesco De Greogri – Generale 
The Clash – Hate and war  

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Marco Stanzani

Dopo aver contribuito al successo di numerosi artisti negli anni 90 (Lucio Dalla, Samuele Bersani, Pitura Freska, Massimo Riva, Tiromancino, ecc.), tra il 97 e il 2001 Stanzani si occupa come produttore esecutivo, responsabile della promozione, ufficio stampa e management, del lancio, mediatico e commerciale, del progetto Lunapop.
Nel 2002, dopo aver raggiunto e superato il traguardo del milione di copie vendute con un solo album (ed oltre 200mila singoli), dopo la vittoria di un PIM (Premio Italiano della Musica), di 4 Italian Music Awards, e del Festivalbar edizione 2000, decide di imboccare un’altra strada rispetto a quella del gruppo bolognese (che di li a breve si scioglierà) e di gettarsi in una nuova avventura al servizio di altri artisti e gruppi di lavoro: la Red&Blue Music Relations.

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