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Jacob Collier, l’enfant prodige amato da Quincy Jones e Herbie Hancock – RECENSIONE di “In my room”

Jacob Collier è un giovane genio, un enfant prodige, compositore jazz polistrumentista, amato da Quincy Jones e Herbie Hancock

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Jacob Collier
Voto Autore
di Athos Enrile

Difficile presentare Jacob Collier senza cadere nelle retorica, quella che potrebbe dipingere un giovane genio in erba, ma… pare non ci sia via di scampo!

Ventidue anni, originario di Londra, compositore di jazz, polistrumentista, arrivato alla fama attraverso youtube nelle vesti di musicista adolescente superattivo, ottiene riconoscimenti indelebili da figure mitiche della musica mondiale, sui tutti Quincy Jones e Herbie Hancock. La definizione di “enfant prodige“, quando si parla di Collier, non è né rara né ingiustificata.

Jacob Collier

Una musica universale la sua, anche se è facile immaginare che possa essere maggiormente apprezzata dagli appassionati di jazz e di composizione musicale, cioè coloro che, per cultura e conoscenza, sono realmente in grado di afferrare i dettagli tecnici delle sue creazioni.

È palese che Collier possegga molto talento che, visti i presupposti, si immagina possa dare grandi frutti, ma, nonostante la cifra anagrafica, si può parlare di tutto tranne che di artista improvvisato, anzi, stupisce la maturità con cui maschera la sua giovane età, partendo proprio dalla voce, dall’impiego di quel tono baritonale che scoraggia chi pensa che un ventiduenne possa essere poco credibile quando si propone in termini così complicati.

Jacob Collier

Nel suo album di debutto, “In My Room”, di diversi mesi fa, manipola innumerevoli strati di armonie vocali e di strumentazione, e ogni sezione appare incastrata in un lay out perfetto. Alla base di tale lavoro ci sono obbligatoriamente le idee, e anche molto chiare, perchè niente si inventa sul momento in questo campo, ma colpisce la moltitudine di melodie, le torsioni, le curve e le modulazioni che vengono accuratamente calcolate e sostenute da un copione musicale coinvolgente ed enigmatico.

Tutto questo rende il contenitore musicale di Collier sufficientemente “affollato” e la sintesi del suo lavoro appare come una miscela molto cerebrale. La produzione di “In My Room” contiene il fascino del lavoro fatto in proprio, un disco inciso con amore e passione da un uomo che ha passato innumerevoli ore a comporre… nella sua stanza.

Jacob Collier

La complessità di cui parlo non è invece riferita alle liriche, relativamente semplici, e tutto questo rassicura sul fatto che Jacob Collier non sia sovrannaturale, ma è comunque da sottolineare la differenza di spessore tra musica e testi.

Sono undici le tracce di “In my room”, con la presenza di tre cover: In my room dei Beach Boys, You and I di Stevie Wonder (suo nume tutelare) e la divertente sigla dei Flinstones.

Nel disco Collier presenta due aspetti predominanti, uno più energico  (“Saviour” e “Hajanga“) e un altro più riflessivo (“In the Real Early Morning“, “Hideaway”), ma ciò che emerge è l’entusiasmo sperimentale, quello che a volte fa apparire la sua musica ridondante.

Jacob Collier

Personalmente ritengo che la forza della composizione di Collier risieda nella capacità di  rendere tutto, sempre, apparentemente semplice, e anche quando la sua proposta è lineare (“In the Real Early Morning” presenta solo una linea vocale e un accompagnamento al pianoforte), magicamente si crea il mood perfetto, quello che alla fine conduce al marchio di fabbrica, il brand Collier: la melodia si spoglia della complessità, le dita volano leggere sulla tastiera e nell’aria rimane un profumo sonoro inconfondibile.

Potenziale enorme quello di Jacob Colliers, una sorta di artigiano, inventore, sperimentatore… davvero raro avere queste doti, tutte assieme, alla sua età!

Jacob Collier

 

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Athos Enrile

Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste.
Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”.
Appassionato di strumenti – che utilizza in modo mediocre – ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico!
Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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