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Alex Sammarini esce con l’album “Middleman” – INTERVISTA

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di Claudio Ramponi

Alex Sammarini esce con l’album “Middleman” per la APBeat Publishing di Andrea e Paolo Amati e noi di FareMusic l’abbiamo intervistato.

Sammarini è un cantautore romano con una lunga carriera alle spalle che ha inizio nei primi anni ’90, con la nascita del gruppo Brett & the Bitters, di cui Alessandro ne era chitarrista e cantante.
Sammarini, diviene anche la colonna portante dei Pepperland, la più accreditata cover band italiana dei Beatles. In questi anni, insieme ad un gruppo di amici professionisti, dà vita ai Tree Gees, cover band dei Bee Gees.

Sammarini è stato anche il protagonista, nella versione italiana, del musical “Il Fantasma dell’Opera” di Andrew Loyd Webber.

alex sammarini

INTERVISTA

Parafrasando Arbore: “Ma lei buon uomo, quanti anni ha?“. Vedo che abbiamo un sacco di “influenze” in comune, ma il sottoscritto ha ormai raggiunto le 61 primavere.
Nella tua biografia si accenna ad esperienze in alcuni musical e tributi a gruppi storici quali Beatles e BeeGees.
Qual è stato il tuo percorso di formazione musicale?

W Arbore e W Bracardi! non ho potuto evitare di andare a rivedere la scenetta 😉
Per quello che riguarda le mie influenze musicali, dovendo sintetizzare con una matita verrebbe fuori uno zig-zag; a sei anni sentivo il progressive a 8 le canzoni per i bambini a 12 i Bee Gees a 13 l’hard rock a 14 tutto insieme ( escluse le canzoni per bambini)! Ma alla fine il punto di partenza e anche d’arrivo – e soprattutto quello che mi ritrovo istintivamente a seguire nella composizione- è quello che gravita intorno a un certo tipo di costruzione sonora che è stato generato dai Beatles e che a tutt’oggi per me è ancora il vero suono del Pop.

Perché questo album tutto in lingua inglese?

Perché fa parte della costruzione sonora a cui facevo riferimento. Io vivo l’inglese come un linguaggio che va oltre il significato stretto della parola. è un codice, un elemento che lega la melodia e crea melodia. Seguendo quest’istinto riesco a raccontare me stesso e le mie storie con una forte partecipazione emotiva, nonostante sia alle prese con una lingua che non è mia, ma che diventa tale nel momento in cui scrivo. Ho frequentato molto l’italiano, ho fatto qualche singolo e un album, ma mi sono accorto di essere meno libero nell’interpretazione, in più mi sono anche accorto di essere più creativo quando scrivo testi per altri.

Ti sei avvalso della collaborazione di qualche consulente madrelingua o hai fatto tutto da solo?

Ho chiesto qualche consiglio, ma ho fatto anche molto da solo. speriamo non ci siano troppi strafalcioni…

Cosa ti aspetti da questo album? Pensi che darà una svolta alla tua carriera?

Per carità! sono più di vent’anni che faccio il professionista e ho accumulato sufficiente esperienza per non investire energie su aspettative di questo tipo. E poi basta seguire le dinamiche dell’industria musicale attuale per rendersi conto che l’unica svolta che si può dare alla propria carriera è offrire sempre, in ogni occasione, un prodotto di qualità, affrancandosi dalle richieste di un mercato arido e morente. Poi può accadere di tutto, ma è sempre meglio affrontare qualsiasi sviluppo con una certa consapevolezza.

Hai già lavorato qualche volta all’estero?

Si, molte volte. Con Morandi, Tozzi, Masini, in qualità di turnista, ma la maggior parte delle volte con i Tree Gees; spesso in Germania, dove siamo stati in anche in tour nei teatri delle maggiori città, e più in generale in quasi tutta Europa e anche oltre, toccando anche Libano, Mar Rosso e Australia.

Come pensi di promuovere questo tuo nuovo album in Italia ed all’estero?

Con un lavoro costante, mirato al tentativo di creare attenzione ad un prodotto che per vari motivi si colloca al di fuori di un interesse “popolare” anche se si tratta di musica pop.
I social, youtube, possono e devono essere sfruttati per tirare fuori l’anima di questo lavoro, a me interessa questo. La misura di tutta la promozione va vista passo passo, non abbiamo una struttura che può contare sui grandi numeri, per cui cerchiamo di lavorare sui numeri giusti.
E poi il live, che dovrebbe partire nei prossimi mesi.

Ho letto parecchi lusinghieri commenti da parte di utenti stranieri riguardo i tuoi brani pubblicati sul tuo canale You Tube.
Pensi che possano diventare uno zoccolo duro? Si può vivere di visualizzazioni?

Si può vivere di visualizzazioni quando superano i 50 milioni, io al massimo sono arrivato a 350.000…
C’è un certo numero di persone che segue il mio lavoro all’estero, soprattutto con la mia band.
Vedo che chi entra in contatto con la mia musica ha piacere di mantenerlo e per me questo è il risultato più importante. Middleman può fare un percorso interessante, vediamo dove arriviamo.

Questa cosa di cantare in inglese comincia a rompermi i c*. Siamo in Italia e non riusciamo a far niente. Noi dobbiamo prima sopravvivere qui e poi tentare di fare qualcosa all’estero, la globalizzazione ci ha mandato all’aria, gli inglesi ci massacrano” (Mara Maionchi, XF del 14.09.2017).
Cosa risponderesti a Mara?

Che cosa posso rispondere…? Paghiamo lo scotto di essere un paese arretrato che non vive ancora l’uso della lingua inglese come una naturale integrazione alla propria.
Sarà la parola “integrazione” che è particolarmente indigesta agli italiani?
Perché viverla come una contrapposizione?
E’ il prodotto di qualità che deve essere salvaguardato, non il linguaggio in cui viene espresso. Purtroppo a forza di creare recinti non si trova più la strada per uscirne. Certo, dal punto di vista discografico il discorso ha una sua logica inappuntabile, ma trovo tristemente provinciale scolpire nella pietra il presupposto che in Italia non si ottiene nulla cantando in un altra lingua.
Se gli A-ah avessero cantato Take On Me in norvegese come sarebbe andata?

C’è una domanda che vorresti sentirti fare? E come risponderesti?

Tipo “ Si faccia una domanda e si dia una risposta” ?

Esatto

Potrebbe essere: “Come organizzi il processo creativo di una canzone?”
Parto sempre dalla musica e, a seconda dei casi, può essere finita in un giorno o lasciata mesi a sedimentare.
Rischio il ritiro della patente per registrare clip audio di idee melodiche quando sono in macchina, una buona parte dei brani del disco sono stati “trattati” in questo modo.
Poi ho sempre una forte necessità di delineare la veste sonora che ho in testa e se ho le idee chiare registro un arrangiamento con le idee principali per cantarci sopra in una lingua che la Maionchi mi farebbe arrestare, visto che successivamente scriverò il testo definitivo anche basandomi sul suono di quelle fantomatiche parole messe per fissare il brano (oppure semplicemente rinsavisco e decido di fare il brano in italiano).

Ottima domanda ed eccellente risposta. Ti faccio i migliori auguri per l’album e per il proseguimento della tua carriera.

alex sammarini

 

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Claudio Ramponi
Claudio Ramponi Cremona 08-08-1956 Comincia a studiare musica all'età di 8 anni presso la Banda Musicale Cittadina di Romagnano Sesia. Nel 1971 forma il gruppo Pick-up con Franco Serafini e Claudio Allifranchini. Nel 1973 sempre con i Pick-up collabora con l'Orchestra di Luciano Fineschi ed inizia a studiare basso e chitarra classica col M° Antonio Mastino. Nel 1974 con i Museum inizia professione di musicista suonando nei principali dancing del Nord Italia. Nel 1975 passa con i Fango (che cambieranno poi il nome in Fantastic Big Orchestra e quindi Fragola & Panna) restandoci fino agli inizi del 1978, dovendo interrompere causa servizio militare, prestato nella Fanfara della Brigata Alpina Taurinense in cui suona il trombone a coulisse. Nel 1979 entra a far parte dei Panda appena prima della scissione del gruppo e con i fuoriusciti membri forma il gruppo Everest con cui registra per la PolyGram Italiana il singolo "Hey città / Park Hotel". Nel 1982 scrive gran parte dei testi per l'album di esordio di Franco Serafini, tra cui il singolo "Se ti va cosí". Nel 1984 si iscrive al Conservatorio Antonio Vivaldi di Novara dove studia contrabbasso per 2 anni col M° Giorgio Giacomelli e consegue la Licenza di Teoria e Solfeggio sotto la guida del Mº Gabriele Manca. Dal 1986 al 1997 lavora come bassista freelance con diversi gruppi ed orchestre tra cui Kalliope, Working Brass, Cabarock, Diego Langhi Big Band, Claudio Allifranchini Big Band, Daniele Comoglio Quartet. Collabora inoltre con la Vetriolo S.r.l. alla realizzazione di jingles pubblicitari in onda sui principali network nazionali. Nel 1991 conosce Raffaele Fiore e con lui collabora alla realizzazione dei testi ed arrangiamenti oltre alla produzione dell'opera rock "4uattro" portata in scena in diversi teatri del novarese tra cui il Faraggiana di Novara, il Silvio Pellico di Trecate ed il Comunale di Oleggio. Contemporaneamente collabora come polistrumentista con la Compagnia La Goccia di Novara per le rappresentazioni teatrali dei musical "Jesus Christ Superstar", "Hair", "Tommy" e diversi Concerti Tributo ai Beatles. Inoltre si unisce, in qualità di corista, al gruppo A Fourty One che allestisce un mega tributo ai Queen con due gruppi contemporaneamente sul palco ed un coro di 20 persone, portato in scena in diversi palasport, teatri e locali di Piemonte e Lombardia tra il 1992 ed il 1995. Nel 1997 si trasferisce a Tenerife, Isole Canarie, dove tuttora risiede esercitando la professione di musicista nei principali hotel.

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