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Arianna Antinori presenta all’Alcatraz l’album “Hostaria Cohen” – RECENSIONE

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Arianna Antinori
Crediti Foto Claudio Ramponi per FareMusic
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di Claudio Ramponi

Arianna Antinori esce oggi con il nuovo album Hostaria Cohen –  un album rock con brani in italiano, prodotto da Mauro Paoluzzi e al quale hanno collaborato grandi autori e musicisti – anticipato ieri sera da uno strepitoso concerto all’Alcatraz di Milano (leggi nostro articolo precedente).

Noi di FareMusic eravamo lì.

Si parte forte con Whole lotta love dei Led Zeppelin, doppia band con un sound impeccabile e grintoso.

Sale quindi sul palco anche una sezione fiati composta da tromba, 2 sax e trombone e si prosegue con una poderosa Helter Skelter dal doppio White Album dei Beatles.

Quindi Night Time un blues con il primo ospite, il cantante di colore Charlie Cannon.

Arianna Antinori
Crediti Foto Claudio Ramponi per FareMusic

Dopodiché il primo inedito, “Chiodo fisso‘” scritto da Mauro Paoluzzi e V. Incenzo, brano introdotto da chitarra dobro ed armonica (Marco Pandolfi) che ci porta sulle rive del Mississippi, per poi sfociare in un rock pesante in cui la voce di Arianna svetta rabbiosa e potente.

Segue un altro inedito, “Martha” (Paoluzzi- V. Incenzo), un brano lento, introdotto dalla chitarra acustica di Sergio Calonego, dedicato a tutte le donne che hanno affrontato il disagio di un lungo e pericoloso viaggio, mettendo a rischio la propria vita per sfuggire a guerre, fame e stenti in cerca di un’esistenza migliore.

Corri Martha e non fermarti mai, che non c’è vento che corre più forte di te“.

Quindi, per rimanere in tema, torna il rock classico con un’esplosiva versione di “Immigrant song“dei Led Zeppelin.

 

Arianna Antinori

E adesso una canzone che penso canterete tutti” annuncia Arianna, e parte la chitarra acustica con qualcosa che assomiglia a… “motocicletta 10 hp” in una versione corposa e venata di blues del Delta, che vede la partecipazione di Alberto Radius alla chitarra solista (e chi se no? Nulla ci facciamo mancare all’Alcatraz).

Uomo in mare” (senza fiato, senza sosta, uomo in mezzo alla tempesta) è un altro inedito della coppia Paoluzzi/Aldrighetti, un tiro pazzesco con la chitarra solista di Phil Palmer in bella evidenza.

È quindi la volta di Hostaria Cohen (Paoluzzi-Aldrighetti), la title track dell’album, seguita dal classico di Janis JoplinMercedes Benz” ottimamente interpretato da Arianna.

Come intermezzo un assolo di batteria con un altro ospite d’eccezione, il mitico Tullio De Piscopo.

Arianna Antinori
Crediti Foto Cristina Arrigoni

Si riprende con l’inedito “Non c’è più tempo” sempre a firma Paoluzzi-Aldrighetti, energico, ma un po’ scontato e più debole dei precedenti.

Lunga intro di pianoforte alla Chris Stainton di Niccolò Fragile e quindi un giro armonico alla “Isn’t it a pity” per il successivo inedito “Mai” di Paoluzzi – Raffaella Riva, uno dei brani più suggestivi dell’album.

Altro intermezzo con un video in cui Salvatore Adamo, oltre a fare gli auguri ad Arianna, scusandosi con lei e col pubblico di non poter essere presente in quanto trattenuto a Parigi, introduce un’intensa interpretazione da parte di Arianna de “La notte” che, dopo la prima strofa lenta, vira in un rock carico di metallo pesante.

Quindi una chitarra acustica alla Little wing introduce “A cena con la vita” (Paoluzzi-Antinori-Aldrighetti) in cui la voce di Arianna rievoca i graffianti toni di Janis Joplin, concludendo con un bel assolo del sax di Gabriele Comeglio.

Giusto per preparare il terreno alla successiva “Piece of my heart“, altro classico di Janis Joplin, semplicemente​ esplosiva!

Segue una furba rielaborazione di “Moby Dick” dei Led Zeppelin, sulla quale Mauro Paoluzzi ed Elio Aldrighetti hanno aggiunto  melodia e parole col titolo “Il cappellaio di Dio“.

Crediti Foto Claudio Ramponi per FareMusic

Siamo alla fine del concerto, ma il pubblico è caldo e vuole di più.

Come non accontentarlo?

Ecco che arriva “Dracula“, altro brano dell’album a firma Paoluzzi-Aldrighetti cui fa seguito, dopo la presentazione dei musicisti e degli ospiti, un’esaltante e dilatata versione di “Rock ‘n’ roll” dei Led Zeppelin.

A questo punto, nonostante il pubblico chieda ancora il bis, si chiude il concerto, con musicisti ed ospiti tutti schierati a ringraziare il caloroso pubblico.

Viene chiamato sul palco Mauro Paoluzzi accolto dai meritati applausi, ma poi, unica pecca di una bella serata, Arianna si dimentica di fare altrettanto con Elio Aldrighetti, autore dei testi di quasi tutti i brani dell’album.

Ottimo concerto, serata memorabile.

Bravissima Arianna che non si limita a “cantare” facendo sfoggio delle proprie innate doti naturali, ma interpreta i brani cucendoseli addosso come un abito su misura, facendoli vivere e vibrare, raggiungendo la mente ed il cuore dell’ascoltatore.

Superlativa la doppia band formata da ottimi musicisti tra cui spiccano Ugo Bongianni (tastiere), Phil Palmer (chitarra), Carlo Giardina (basso e tastiere), Gabriele Comeglio (sax), Alessio Nava (trombone), Sergio Calonego (chitarra acustica, special guest) ed il sempre ottimo Niccolò Fragile (pianoforte). Una particolare menzione va anche  ai bravissimi coristi capitanati da Antonio Galbiati.

Mi scuso con tutti gli altri bravissimi musicisti di cui non ho afferrato o non ricordo il nome esatto.

 

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Claudio Ramponi
Claudio Ramponi Cremona 08-08-1956 Comincia a studiare musica all'età di 8 anni presso la Banda Musicale Cittadina di Romagnano Sesia. Nel 1971 forma il gruppo Pick-up con Franco Serafini e Claudio Allifranchini. Nel 1973 sempre con i Pick-up collabora con l'Orchestra di Luciano Fineschi ed inizia a studiare basso e chitarra classica col M° Antonio Mastino. Nel 1974 con i Museum inizia professione di musicista suonando nei principali dancing del Nord Italia. Nel 1975 passa con i Fango (che cambieranno poi il nome in Fantastic Big Orchestra e quindi Fragola & Panna) restandoci fino agli inizi del 1978, dovendo interrompere causa servizio militare, prestato nella Fanfara della Brigata Alpina Taurinense in cui suona il trombone a coulisse. Nel 1979 entra a far parte dei Panda appena prima della scissione del gruppo e con i fuoriusciti membri forma il gruppo Everest con cui registra per la PolyGram Italiana il singolo "Hey città / Park Hotel". Nel 1982 scrive gran parte dei testi per l'album di esordio di Franco Serafini, tra cui il singolo "Se ti va cosí". Nel 1984 si iscrive al Conservatorio Antonio Vivaldi di Novara dove studia contrabbasso per 2 anni col M° Giorgio Giacomelli e consegue la Licenza di Teoria e Solfeggio sotto la guida del Mº Gabriele Manca. Dal 1986 al 1997 lavora come bassista freelance con diversi gruppi ed orchestre tra cui Kalliope, Working Brass, Cabarock, Diego Langhi Big Band, Claudio Allifranchini Big Band, Daniele Comoglio Quartet. Collabora inoltre con la Vetriolo S.r.l. alla realizzazione di jingles pubblicitari in onda sui principali network nazionali. Nel 1991 conosce Raffaele Fiore e con lui collabora alla realizzazione dei testi ed arrangiamenti oltre alla produzione dell'opera rock "4uattro" portata in scena in diversi teatri del novarese tra cui il Faraggiana di Novara, il Silvio Pellico di Trecate ed il Comunale di Oleggio. Contemporaneamente collabora come polistrumentista con la Compagnia La Goccia di Novara per le rappresentazioni teatrali dei musical "Jesus Christ Superstar", "Hair", "Tommy" e diversi Concerti Tributo ai Beatles. Inoltre si unisce, in qualità di corista, al gruppo A Fourty One che allestisce un mega tributo ai Queen con due gruppi contemporaneamente sul palco ed un coro di 20 persone, portato in scena in diversi palasport, teatri e locali di Piemonte e Lombardia tra il 1992 ed il 1995. Nel 1997 si trasferisce a Tenerife, Isole Canarie, dove tuttora risiede esercitando la professione di musicista nei principali hotel.

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