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Federica Abbate, la giovane penna d’oro del pop italiano, debutta come cantautrice – INTERVISTA

Federica Abbate, una delle “penne” più famose d’Italia, l’hitmaker del pop nostrano, intervista in esclusiva per FareMusic

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Federica Abbate
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di Mariafrancesca Mary Troisi

Federica Abbate, una delle “penne” più famose d’Italia, l’hitmaker del pop nostrano, dopo aver firmato brani di successo per Fedez (L’amore eternit, 21 grammi), Baby K (Roma-Bangkok), Francesca Michelin (Nessun grado di separazione), Fiorella Mannoia (Combattente), e aver scritto per Alessandra Amoroso, Michele Bravi, Lorenzo Fragola, esordisce come cantautrice, con “Fiori sui balconi”, out dall’8 settembre, per Carosello Records.

Il singolo, prodotto da Takagi&Ketra (alias Alessandro Merli, membro dei Gemelli DiVersi, e Fabio Clemente, beatmaker dei Boom Da Bash), è stato presentato da Federica in occasione della Milano YouTube Week, ed è un assaggio del suo album, in uscita nei prossimi mesi.

Federica Abbate

INTERVISTA 

Ciao Federica, benvenuta su FareMusic. E’ un piacere averti con noi, poterti ospitare. Partiamo subito dal tuo singolo d’esordio come cantautrice, “Fiori sui balconi”.

Pezzo molto bello, ti faccio i miei complimenti. (ringrazia)
Come ti senti in questo passaggio da autrice affermatissima, quale sei, a cantautrice? 

Diciamo che è un passaggio a cui ho lavorato per tanto tempo, nel senso che ho iniziato ovviamente dal songwriting, dalla scrittura di canzoni, e nel momento in cui sono iniziate a nascere delle canzoni, al cui interno c’era la parte più intima, più viscerale di me, mi sono detta “questa è la mia verità, e quella di nessun altro, quindi devo cantarla io”. Da lì è nato questo passaggio dall’autrice alla cantautrice.

Anche in America vedo che avviene questo passaggio, come per Sia, che per me è un modello incredibile: io sono la sua fan numero uno!

Federica Abbate

Sei un po’, a detta di tanti, e anche mia, la Sia italiana. 

Oh mamma, grazie! Per me lei è “un gigante”, è un onore per me che tu mi dica questo!

Mi sento comunque super – felice, orgogliosa del passaggio di cui parlavamo, perché ho lavorato tanto in tal senso, e aver avuto finalmente questa opportunità per me è una grandissima gioia.

Il titolo del tuo pezzo, “Fiori sui balconi”, è un po’ un gioco di parole: com’è nato e cosa vuoi esprimere con questa canzone?

La verità è che io sono un po’ “fuori come un balcone” (ridiamo).

Diciamo che “Fiori sui balconi” nasce un po’ per presentarmi agli altri, musicalmente parlando, in quanto racchiude proprio una diversa scrittura, uno stacco dalla mia scrittura autorale, sia linguisticamente parlando che melodicamente parlando, e anche come un bisogno di raccontarmi agli altri nella parte mia più vera, che è appunto quella del “fuori luogo”.

Il “fuori luogo” è sempre stato un tema ricorrente nella mia vita; mi sono sempre sentita fuori-luogo, fin da piccolina, perché ho sempre avuto una chiave di lettura del mondo “sopra le righe”. Fuori-luogo per l’appunto.

Ad un certo punto mi sono detta: “ok, sono fuori come un balcone, ho sicuramente un’emotività particolare, ma non mi importa di quello che pensano gli altri, non mi importa di cambiare. L’importante è “accettarsi”.

Nel momento in cui mi sono accettata per quella che sono, ho smesso di sentirmi fuori-luogo.

Si pone l’accento sul concetto di “fuori”, da un lato come “tagliato fuori”, quindi sentirsi inadatto, non all’altezza, credo sia una cosa che accomuni me e molti miei coetanei.

Federica Abbate

Assolutamente, anche io mi sento spesso “fuori luogo”, anche se tento di camuffare il mio “disagio”. 

Il nostro è un mondo competitivo, e ti senti inevitabilmente spesso “tagliato fuori”.

Dall’altra parte c’è il bisogno di evadere, di “uscire”, di “andare fuori”. Evadere i problemi che non possono essere risolti, ma vengono quindi rimossi, e il bisogno di “tirarsi fuori”, sognare e crederci ancora.

Il mondo non è perfetto, nella vita non va tutto liscio come l’olio, succederanno delle cose belle e brutte, ma l’importante è crederci sempre, andare avanti.

Quindi la canzone ha una duplice sfumatura. 

“Fiori sui balconi” è stato prodotto da Takagi&Ketra, con cui hai già lavorato in passato. Tanto per citare un pezzo che vi ha visto lavorare insieme: “Roma-Bangkok”, una delle tante hit che portano la tua firma.

Come nasce questo connubio professionale tra di voi? 

Nasce a partire da “In radio”, canzone che poi ho cantato “a sorpresa” con Marracash. E’ stata una cosa capitata in maniera casuale: questo pezzo ha una scrittura molto particolare, e abbiamo subito capito, insieme al mio editore, che poteva adattarsi bene ad un duetto, eventualmente tra un rapper e un cantante. Quindi le strofe sono rappate da Marra e sul beat sono entrati in opera Takagi&Ketra. Con loro sono poi nate tantissime altre canzoni, sempre a partire dal beat, come “L’amore eternit”, “21 grammi”, “Roma-Bangkok”.

Con loro innanzitutto c’è stata da subito un’intesa musicale particolare, nel senso che avevamo un comune feeling per i suoni oltreoceano e per la scrittura più anglofona. Dopodiché c’è stato un comune “credere” anche nel mio progetto, nel senso che poi sono nate parecchie canzoni che sono entrate a far parte del mio progetto, quindi sono diventata anche un loro artista. Senza di loro la mia musica non sarebbe mai nata.

Federica Abbate

Come accennavi poco fa, i tuoi suoni strizzano molto l’occhio al mercato internazionale, con delle contaminazioni hip hop. Ti ispiri a Sia.

Sì, assolutamente, da quando ho ascoltato il primo pezzo, la mia scrittura ne ha risentito, si è subito tesa verso di lei, in ascolto.

E’ diventata il mio modello di scrittura, e anche di percorso, nel senso che anche Sia a partire dall’autorato aveva bisogno di uno scopo personale, riscuotendo un discreto successo, direi. 

Eh bè, direi anche io. Tu ti senti pop o hip hop? 

Io mi sento tutta la vita pop, contaminata con i generi musicali con cui mi sono trovata a contatto, come l’hip hop.

Il videoclip che accompagna il tuo singolo d’esordio è ambientato a Londra.

Come mai hai scelto Londra?

Londra innanzitutto è una città che amo tantissimo, e rappresenta un po’ il lato urbano della mia musica. E poi ha questo lato trasognante, questa luci che danno un sapore particolare a questa città. “Fiori sui balconi” è una canzone da un lato molto urbana e dall’altro molto trasognata, molto malinconica. Quindi Londra mi è sembrata la scenografia ideale.

Federica Abbate

Quel senso di inadeguatezza, di cui parli nella canzone, che accomuna come dici te tanti ragazzi, è anche una sorta di messaggio? Cosa ti senti di dire a chi si sente “tagliato fuori” e vive male questa condizione? 

Penso che oggi, soprattutto attraverso i social, si abbia una tendenza, secondo me innaturale, a mostrare solo la parte vincente, più socialmente accettata. Quindi si prende l’abitudine di vivere attraverso gli occhi degli altri la propria vita, e fare delle scelte, vivere stando attenti a cosa gli altri pensano.

Io invece ad un certo punto mi sono detta: “io così figa non sono, così perfetta non sono, così impeccabile non sono. Bè, che male c’è? Quindi “Fiori sui balconi”.

Il messaggio quindi è di accettarsi per quello che si è. 

Certo, perché nessuno è perfetto, ognuno di noi a suo modo è imperfetto a suo modo. Tutta questa perfezione non esiste. Anche la persona più forte del mondo ha le sue paure, anche la donna più bella del mondo ha un difetto. Questo era importante dirlo, io che ci sono passata per prima, e da ragazzina ne ho anche sofferto. Nel momento in cui ho smesso di sentirmi “fuori luogo” ho capito che era quella la soluzione a tutto.

Che differenza riscontri nello scrivere per un altro interprete e scrivere invece per te stessa? 

E’ totalmente diverso, quando vai a scrivere per qualcun altro ti adegui comunque a degli standart di scrittura, perché darai qualcosa a qualcuno che non sei tu.

Invece quando scrivi per te stesso sei in totale libertà, perché racconti la tua verità senza filtri, senza misure, non ti poni nessun tipo di problema, e ti muovi in maniera molto istintiva.

Questo determina una naturalezza, un’istintività, un’intensità del tutto comunque diversa, perché è proprio la verità che ti esce da dentro e la porti al di fuori, attraverso le tue parole, attraverso la tua voce, attraverso la tua fisicità. E’tutto autentico, è vero. Questo è il bello di poter dire la “mia verità”.

Federica Abbate

Quando scrivi per altri pensi a chi stai scrivendo. 

Non vai a pensare immediatamente per chi scriverai, ma quando scrivi per altri non puoi raccontare le tue parti più scomode. Ad esempio “Fiori sui balconi”, chi è “Fiori sui balconi” nel panorama italiano? Solo io potevo cantarla, è il mio modo di vivere la vita. Se avessi dovuto metterla in bocca a qualcun altro avrei trovato delle difficoltà, è normale. Quindi quando scrivi per altri hai sempre un occhio attento a quello che è la misura dell’altro.

Se dovessi dirmi un artista a cui sogni di affidare un tuo pezzo? 

Spesso non penso per chi scrivere, ma scrivo e poi a posteriori capisco per chi potrebbe andare bene quel pezzo. Quindi in realtà mi affido sempre alla musica, sono poi le canzoni che trovano la propria casa.

Quando arriverà il tuo album ti vedremo, sentiremo live? 

Assolutamente sì, non vedo l’ora!

Hai già qualche progetto che puoi svelarci, in tal senso?

In questo momento no, perché è tutto in divenire, ma a breve ci saranno delle novità.

Sei soddisfatta di com’è stato accolto il tuo esordio come cantautrice?

Molto, ho visto che molte persone hanno recepito il mio messaggio, e questo mi ha fatto un immenso piacere, perché ho cantato le mie canzoni solo perché volevo dire qualcosa, altrimenti non l’avrei fatto. Sono felice che le persone abbiano compreso il mio messaggio, mi sono sentita meno “fuori come un balcone”.

Sai che Mara è stata una delle prime ad ascoltare una mia canzone?

Si chiamava “Dimmi di te”. Le avevo mandato questo pezzo, io ero piccolina, avrò avuto 14 anni, e lei mi richiamò, dicendomi “bella questa canzone, ma hai ancora tanto da maturare, poi ci risentiamo”. Poi io non le scrissi più, ma lei è stata la prima ad ascoltarmi. Ricordo ancora il giorno, era un mercoledì, rimasi colpitissima da questo.

Bè direi che Mara ci vede sempre molto lungo. Mara e Alberto ti salutano e seguono con affetto.

Salutameli tantissimo, con uguale affetto. Un grandissimo grazie a te.

Federica canta solo per noi, a cappella, per i nostri lettori, e per Alberto&Mara, una strofa di “Fiori sui balconi”

Federica Abbate

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Mariafrancesca Mary Troisi
Da sempre appassionata alla letteratura italiana, ho iniziato a scrivere da ragazzina. Passione, insieme a quella per la musica, ereditata da mio padre, scomparso quando ero ancora piccola. In breve tempo la penna e il foglio (o lo schermo di un pc) sono diventati il “mio amico fedele”, capace di comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo. Dall’età di 6 anni, per circa 8 anni, ho preso lezioni di pianoforte classico, e per due anni consecutivi, ho fatto parte di un coro, partecipando a svariati concorsi, portando il folclore della mia terra (la Campania) in giro per l’Italia. Esperienza, insieme a quella del pianoforte, volutamente accantonata, ma non conclusa, perché il “mondo della musica” ha continuato ad affascinarmi, anche se in altre “vesti”. Ho iniziato, infatti, a scrivere testi di canzoni, sviscerandomi e “confidandomi” in ogni mio testo, scoprendo così, lati di me, sconosciuti anche a me stessa. Per circa un anno ho collaborato con una rivista, scrivendo racconti. Ho partecipato a diversi concorsi di poesia; le poesie sono sempre state scelte per la pubblicazione. Ho avuto il piacere e onore di essere inserita lo scorso anno nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei, intitolata a Mario Luzi, patrocinata dal Senato della Repubblica, con 3 poesie. Dall’inizio dell’anno ho una sorta di blog su fb, una pagina sui cui appunto considerazioni, riflessioni, e su cui pubblico periodicamente racconti e poesie. Ho provato di recente anche l’esperienza della radio, facendo uno stage /laboratorio full immersion, con alcuni degli speaker più “quotati” attualmente. Esperienza, quella della radio, che riprenderò a breve, senza abbandonare quello che è il mio sogno più grande, ossia continuare a scrivere. Perché paradossalmente sono i sogni l’unica certezza che abbiamo.

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