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Battere le mani o elevare l’anima? La Musica in chiesa

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©ANSA - Santa Cecilia. Il convegno dei Compositori di Musica Sacra si è tenuto a Roma per iniziativa dell’Associazione Italiana Santa Cecilia
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di Stefano De Maco

La rivolta è partita: torniamo alla musica sacra, basta bongo in chiesa. Già… La Musica in chiesa, deve elevare lo spirito o far battere le mani? Negli ultimi giorni diverse testate, tra cui la Stampa, hanno riportato la dilagante insofferenza di una parte più radicale della Comunità Cattolica, stufa di “sentire i bongo” in chiesa.

Mi ha colpito, al di là del pittoresco, il fatto che la maggior parte dei quotidiani che hanno riportato tale notizia abbia un colore non proprio rosso o arcobaleno. Ma questo è il meno. Ammetto che ogni comunità abbia il sacrosanto diritto di stabilire le sue proprie regole.

In certe chiese, i sacerdoti non accordano il permesso di suonare la famosa marcia nuziale di Mendelssohn nei matrimoni, perchè non appartiene al repertorio cosidetto sacro. Che poi mi piacerebbe sapere con quali criteri una composizone si può definire “sacra”. Forse quella musica ispirata da una forza Superiore? O che tessa solo le lodi all’Onnipotente? Siamo sicuri che ne abbia bisogno, delle nostre lodi? Sia chiaro, non voglio assolutamente offendere né tantomeno mancare di rispetto alla Fede.

Ma leggere la frase “le chiese sono invase dai bongo” (qui l’articolo) mi fa ridere. E non posso evitare di considerare che sia magicamente venuta fuori nella scia delle polemiche sui migranti e del momento politico-sociale.

Musicalmente la Musica Moderna deve tantissimo all’Africa. Anche se nata attraverso l’abominio della Schiavitù e la deportazione, non avremmo nè Soul, né Jazz, niente R’n’B, insomma almeno il 70% di ciò che ascoltiamo, se non di più.

Senza dimenticare il tanto amato Gospel, che ad ogni Santo Natale si presenta come i film di Frank Capra e “Una poltrona per due”. E credo che sotto le tunica un po’ se la ridano di noi, perchè siamo così pittoreschi, Natale=Gospel. Mentre dove è nato vive 365 giorni all’anno, è una cultura, un modo di vivere delle singole comunità. È questo che lo rende così forte. Noi invece ne cogliamo solo il bagliore festivo, folcloristico.

Ci si dimentica che se la Musica eleva lo Spirito, non è detto che la Carne, il nostro corpo non possa contribuire. La fisicità che è connaturata al Gospel in tutte le sue forme, l’espressività impulsiva e quasi primordiale, è un modo per uscire dai limiti del razionale, ricongiungersi allo Spirito, al Divino. Direi quasi al “dionisiaco” per citare un filosofo occidentale come Nietzche

Carne e Spirito

Carne e Spirito fanno parte di una persona, così come Battere e Levare fanno parte della musica, ne sono il fondamento. La nostra cultura religiosa (e si badi che non ho usato la parola “Fede“) invece ci ha sempre imposto la strada che mortificava la Carne e le sue emozioni, in favore di uno Spirito in estasi puramente contemplativa.

Certo i compositori sacri hanno scritto musiche memorabili. Nella Chiesa protestante ad esempio si usa cantare i corali, che molti fedeli conoscono. e che Bach armonizzò in varie forme, dando vita a quel sistema tonale che ancora oggi regge la musica occidentale.

Nei miei ricordi dell’era post concilio vaticano II, portare in chiesa una chitarra e suonareLaudato Sii era già avanguardia. A quel tempo mi dicevano che Jesus Christ Superstar era Blasfemo. Per noi invece partecipare alla celebrazione eucaristica anche con chitarre scordate e fuori tempo a volte, era un modo spontaneo e popolare per coniugare la musica alla spiritualità. Cosa che è anche alla base del Gospel.

Forse queste frange insofferenti lo sono anche nell’uso della lingua madre rispetto all’uso del più nobile Latino, come se fosse una lingua antica il canale preferito da Nostro SIgnore per ascoltarci. Io credo che invece sia la voce del cuore che Lui preferisca ascoltare, con i suoi molteplici accenti e difetti di pronuncia. A qualunque latitudine.

Magari sono quelle stesse persone che si scandalizzano perchè un Papa si umilia portando una croce di acciaio, anzichè una d’oro, oppure stia in 70mq anzichè in un attico da 700mq come qualcuno dei suoi cardinali.
Ma sono storie di un altro stato, mi interessanto poco.

Mi interessa che la Musica invece possa tornare ad essere uno strumento per avvicinare le persone, tra loro, al proprio dio o Dio, che possa essere lo strumento per avvicinare culture, mischiandole, contamindandole, generando nuovi linguaggi. Mi interessa che la Musica non sia un ghetto, dove ci sia un’area Schengen reale dove idee, sentimenti, passioni possano liberamente circolare nel rispetto reciproco.

Come disse il poeta De André, “dai diamanti non nascono fiori”. E io ne vedo troppi dove non dovrebbero esserci. Quindi preferisco battere le mani elevando il mio spirito. Sperando che Qualcuno lassù o chissà dove, ascolti.

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