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Romina Falconi: la vita come saponette che cadono, ma bisogna essere pronti alla felicità – INTERVISTA

Romina Falconi in una intervista esclusiva per FareMusic parla dell'uscita del suo ultimo singolo e del curioso titolo del brano, "Cadono Saponette" .

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romina falconi
Crediti del FotoMontaggio Immagini: ©FareMusic - FMD Copyright
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di Elena Nesti 

È uscito oggi Cadono Saponette della cantautrice romana Romina Falconi. Faremusic ha già parlato di questo lancio col botto – o piuttosto con lo scivolo, dovremmo dire – qui :

ROMINA FALCONI ESCE CON IL SINGOLO “CADONO SAPONETTE” feat GARY NOVAK

A seguito dell’iniziativa, l’hashtag di successo #cadonosaponette al quale gli utenti di Twitter hanno raccontato le loro più grandi sfighe, in trend topic su Twitter per dieci ore.

Abbiamo intervistato Romina, già sicuri che avremmo avuto aneddoti ironici, riflessioni profonde e un’infusione della più genuina romanità. E infatti Romina non ci delude mai.

romina falconi

«‘Caduta saponette’: parliamo di segnaletica… »

L’hanno notato un sacco di persone, l’idea non è stata mia ma ho molto apprezzato… Ho degli amici ai quali ho detto che il singolo sarebbe stato Cadono Saponette, è stato bellissimo ricevere delle telefonate dai miei amici che dicevano «oh ma c’ è ‘Caduta Saponette’, ma proprio adesso che deve uscire il tuo EP?» «Infatti son proprio io!», è stato proprio divertente quello! Poi abbiamo avuto la premura di toglierli, perché tanta gente ha pensato «vabbè è una roba politica», perché «Cadono Saponette» può essere anche una provocazione.

Dal «Divieto di raccogliere saponette in carcere», all’ «Attenzione cadono saponette», ci stai proponendo di rivedere una certa segnaletica sentimentale e sensuale: come ci stai suggerendo di comportarci davanti a un «segnale» del genere? Cosa cambia quando finalmente si raccolgono le famose saponette?

Ci sono delle persone che vivono una vita abbastanza in discesa e poi ci sono persone che devono sudarsi tutto. Sai quelli che non riescono neanche a vincere 5 euro al Gratta e Vinci? Oppure quelli che non trovano una monetina per strada neanche a cercarla col metal detector? Quelle persone li che se la devono sudare… Ho cercato di usare questa figura retorica per dare un senso popolare all’idea, delicatissima tra l’altro, per parlare di una condizione che in realtà è molto seria nella realtà di adesso. Molto spesso, dopo anche una piccola delusione, non riusciamo a goderci i momenti e a buttarci su un’esperienza magari positiva. Se vieni da un’esperienza un po’ drammatica, non riesci a riconoscere il principe azzurro neanche morto. Parlo anche del lavoro, quando ti si prospetta magari anche una bella situazione ma tu sei abituato a tutto tranne che alla felicità e quindi dici ma che è? Dove sta la magagna? E questa cosa qua, che è abbastanza tragica, che è comune a grandi e piccoli, è una cosa abbastanza umana, comune, legittima. Volevo affrontare questo discorso cercando di essere «grottesca», come nei vecchi film di Monicelli, che fanno ridere però sotto c’è sempre un filo di amaro. Quindi l’idea era questa: si prospetta una bellissima situazione però tu non sai riconoscere il buono dal cattivo perché sei un po’ scottato. In realtà è un male comune, prima o poi capita a tutti di avere una situazione negativa, pensa alle piccole sfighe quotidiane: ti cambiano l’umore quello a fine serata, figurati a livello emotivo se hai avuto una tramvata… Lì son dolori! Pero il discorso è questo: uno deve anche essere pronto alla felicità e forse non è che siamo tutti così leggiadri.

romina falconi


Abbiamo un freno al voler essere finalmente felici, forse uno si dice «oddio non mi merito questa felicità»?

Ti accorgi che è felicità un attimo dopo che l’hai vissuta, quindi è una parola che fa anche paura, tutti quanti vorremmo essere felici, pero è una parola, come dire «stasera vorrei mangiare la pasta», non è così scontato. Quindi non è un «non meritarsela», è sentirsi un po’ rotti e dire ‘oddio, come faccio?’. A me in passato è capitato, non lo sto vivendo adesso ma è capitato – arriva una persona che sulla carta è perfetta, il principe azzurro veramente, arriva e dici ‘ma… sarà il signore della droga? non può essere vero, cioè non è normale…’. Sei appena uscito con uno che è veramente un catorcio e non sai più distinguere, che poi siamo il risultato di quello che abbiamo vissuto fondamentalmente. Volevo un po’ scherzare su questa cosa, alla fine mi prendo molto in giro, prendo molto in giro queste situazioni, mi piace ridere anche in momenti drammatici, è quello che poi ti porta ad avere forza, giorno dopo giorno. Mi piace raccontare cose che sono un po’ difficili da raccontare così come sono, pero fondamentalmente cerco di affidarmi a quello che ho letto e mischiarlo poi con le mie origini popolari. Mi piacciono i dialetti, i detti popolari e poi mi piace imparare e poi nella musica pop secondo me è bello anche condividere in maniera leggera e allegra quello che è un tema un po’ più serio, insomma.

Oltre al lato sentimentale, l’immagine evocata da «Cadono Saponette» e il tema del rischio a cui rimanda, è valida anche se riferita al music business?

È tutto un rischio, infatti questa canzone tende proprio a spronare quello, ed è come se me lo augurassi da sola. Ok essere prudente, ma la prudenza non ti può contaminare la vita, ed è una storia che adoro ripetermi continuamente, perché – ripeto – la vita è tutto un rischio, dal colloquio di lavoro a uno contro con il tuo migliore amico, qualsiasi cosa è rischiosa se fai vedere una nuova te, però l’evoluzione è anche questo, no? È cercare di cambiare e migliorarsi, e in questo pezzo qua mi piacerebbe espormi così come sono. Non ho fatto grandi sacrifici per scrivere le canzoni che verranno, come questa, perché ho promesso a me stessa già tempo fa, siccome non ho contratti con majors per cui devo seguire per forza una linea, preferisco scegliere la mia di linea, nel senso ok, faccio vedere fondamentalmente come sono, e quindi raccontare le cose a modo mio, come le racconterei io ad una cena, una pizzata con gli amici.



Cosa ci dobbiamo aspettare, c’è un album in uscita?

Ho lavorato veramente tantissimo, nel senso che volevo creare canzoni tutte diverse. Il disco uscirà, uscirà nel 2018, stiamo finendo alcune cose, due canzoni sono nate un mese fa e sono molto adatte al concept dell’album. La più grande benedizione della vita è stata avere accanto dei musicisti della madonna. È bellissimo non essere soli. Nel caso di Cadono Saponette mi ha aiutata Gary Novak, che ha fatto delle batterie splendide. Lui è un mito, lavora con i più grandi a livello mondiale. Mi aveva detto «Mandami qualcosa che te la suono». Sta a Los Angeles, la distanza, gli impegni, perché lui è sicuramente più impegnato di me, dici ‘vabbè non accadrà mai’, invece veramente… Lo vivo come un bellissimo regalo, perché un cantante, diciamolo, bisogna chiedersi: cosa rimarrà tra cinque anni? La musica, non conta poi nient’altro, al di là dei cartelli, quello ok, è la cosa del momento. Rimane la canzone e questa volta non è che dico «eravamo io mammate e tu». Gary Novak ha suonato con Chick Corea, Alanis Morissette… Gli ho fatto suonare le altre canzoni, quindi ero già entusiasta e contenta che ci fosse, gli mando il brano e però per 48 ore non lo sento – dico, sarà impegnato – mi ero preoccupata a livello personale, dico «starà bene, tutto apposto?» e invece poi un giorno mi chiama e mi dice « Mi devi perdonare, non mi sono fatto vivo ma ero a suonare con Sting». Ed io stavo ad Ortica a Milano a fare la spesa e gli dico «No guarda, ma figurate», nel senso, lui aveva la premura di dirmi «Guarda, ho ricevuto tutto, stai tranquilla». Ma mi ha fatto sorridere, «Mi devi perdonare cosa?!», io stavo a prendere le ciriole, capito?! Per dire quanto è surreale… ed è molto bello!

Comunque il pezzo mi rappresenta tantissimo perché è bello quando fai una cosa che tira fuori il lato divertente, il lato serio, il lato oscuro… Che poi tu c’hai tre minuti per parlare con qualcuno, non è come incontrare una persona, offrirle un caffè. Tu c’hai tre minuti di tempo per dire come sei, come la pensi, e in questo caso qua sono molto orgogliosa.

Auguriamo a Romina che le cose belle arrivino finalmente per restare, perché prima o poi la ruota gira per tutti, senza più #mainagioia. Al suo posto, #cadonosaponette.

Cadono Saponette QUI:
Itunes https://goo.gl/UmtYXy
Spotify https://goo.gl/gP2nKC

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Elena Nesti

Classe ’88, la Nesti è nata in uno scontro tra civiltà, quella pisana e quella livornese. Scappata di casa in direzione della capitale, qui a vent’anni tondi tondi è riuscita a far produrre il suo primo spettacolo musicale, « Seta & Cera ». Una tesi sulla metanarrazione e il canto melismatico nell’opera-rock Rent l’ha portata alla laurea in DAMS – e siamo d’accordo che per il suo bene non dovremmo farne menzione in una biografia – ma ha rimediato andando in esilio preventivo a Parigi per sette anni. Dopo aver sovversivamente portato l’hip hop e tutta la crew alla laurea in etnomusicologia e antropologia della danza, l’Università Franco-Italiana sovvenziona il suo studio per il dottorato di ricerca in antropologia della musica sulla ricezione delle canzoni come forme essenziali dell’interprete e come catalizzatori di diversi strati di vissuto. La Nesti è dunque tornata in missione sul campo di battaglia italiano carica a pallettoni, ma il suo amore di antropologa della musica per il suo oggetto di ricerca, l’essere umano musicale, si è esaurito in due giri di stazioni fm. Scriviamone.

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