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Come nacque la mitica “VOLARE” – L’ispirazione di Migliacci e il carisma di Modugno

Volare è stata la canzone che rivoluzionò la musica leggera italiana degli anni '50 - '60. Vendette venti milioni di copie nel mondo e siglò l'amicizia tra Modugno e Migliacci

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di Nino Pirito

Di blu mi sono dipinto
di blu mi sono vestito
per intonarmi al cielo
lassù nel firmamento
Volare verso il sole
e volare volare felice
più in alto del sole
e ancora più su…
Nel blu dipinto di blu

Ecco i versi che Franco scrive di getto, al crepuscolo di quell’estate del ’57, al suo risveglio, nel rosso del sole che trafigge le persiane della camera in affitto nel centro di Roma.

Migliacci (Franco) non ha mai scritto una canzone in vita sua. Conosce Mimmo (Modugno) da sei anni e lui rappresenta una sorta di idolo. Franco disegna fumetti per sopravvivere. Mimmo ha frequentato l’Accademia d’arte drammatica. Viene dalla Puglia ed è già un cantante abbastanza affermato. Finge di essere siciliano e scrive e canta canzoni ispirate alla musica popolare. La più nota, forse, è “U piscispada”, storia di un pesce maschio che si suicida dopo che la sua femmina muore nella rete dei pescatori.

Franco Migliacci e Domenico Modugno

Franco si sveglia confuso. E’ completamente digiuno e anche un po’ ubriaco. Si è scolato l’unica cosa “commestibile” che ha in casa: un fiasco di chianti che viene dalla Toscana. E Migliacci è di Tortona, quel paese suo che sta sulla collina, disteso come un vecchio addormentato. Il paese di “Che sarà”, una delle canzoni più belle del Novecento.

Appena socchiude gli occhi, Migliacci vede, sulla parete di fronte, due stampine con la riproduzione di “L’homme in blu” e “Le coq rouge” di Chagall. Tra i postumi della sbronza, l’effetto del sole e delle immagini di Chagall, butta giù i versi che abbiamo visto.

Franco, inoltre, è molto arrabbiato, ora un po’ meno per la verità, con Mimmo. Perché l’amico gli aveva promesso di andare al mare insieme, ma non si è visto, lo ha lasciato solo nel caldo afoso di Roma. E Franco non ha potuto fare altro che andare a dormire nella sua camera in affitto, a digiunare e ubriacarsi.

Ma la sera tardi, Migliacci va lo stesso da Canova, in piazza del Popolo. Dove sa di trovare Modugno. Lo trova. Lo saluta a fatica. Ma a Mimmo non si può resistere. Infatti lui ci mette pochi minuti a riconquistare completamente Francoe spiegandogli, anche, che non lo aveva portato al mare perché c’era andato, per la prima volta, con Franca Gandolfi, che poi diventerà sua moglie.

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Crediti Foto ©lapresse
Domenico Modugno e Franca Gandolfi

Franco – mugugnando un po’ – gli sussurra che in tasca ha un testo. Modugno si esalta, lo costringe a farglielo leggere. Migliacci glielo permette. E Mimmo, al termine della veloce scorsa, si mette a urlare: “Franco, Franco, questo sarà un successo… mondiale“. Migliacci pensa che Mimmo sia pazzo. Ma lo lascia fare, Così, Modugno scrive la melodia, mette a posto il testo, incide la canzone che l’Editore (Curci credo) e manda il brano alla selezione per il Festival di Sanremo ’58.

Il resto è noto. Il brano che – melodicamente molto semplice – è rivoluzionario, dopo decenni di canzoni d’amore. E, tra lo sventolio di centinaia di fazzoletti bianchi nel Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, vince.

Poi andrà in tutto il mondo. Lo incideranno i nomi più famosi della musica pop. E venderà oltre venti milioni di copie.

Così, quel pomeriggio terribile, si trasformò in un pomeriggio storico.
Lo dice, ancora oggi, Franco Migliacci, la cui straordinaria carriera cominciò quel giorno torrido di un’estate romana di 60 anni fa.

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