Home Parole e Poesia E allora, allora, ammazzateci tutti – La profezia di Venditti

E allora, allora, ammazzateci tutti – La profezia di Venditti

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di Michele Caccamo

E via, ancora via: più svelti o saremo rospi che tremano; saremo tanti nani braccati e messi alla porta.

E via, ancora via: a insanguinare i ladri, a portare all’ammasso le macerie degli imperi, a fermare questo gioco criminale e senza regole.

Avremmo pietre oltre alle parole, e le utopie dei sacri rivoluzionari.

Ma è un sogno infantile: ci stanno facendo diventare figli in cattività, un enigma sociale. E la protesta singhiozza, e sa di essere diventata un inutile inno vagante. Perché ci hanno messi di traverso, per non rendere percepibile l’impatto violento tra loro e i nostri cuori.

E anche nella natura tremante non ci sono più rami che inverdiscono, ma soltanto scorie. Che partano da Seveso o da altri banditi.

Noi eravamo ancora lontani da questa idea, Antonello. E allora non capivamo che tu agitavi dolori e guardavi alla nostra immobilità davvero come un profeta. E ci avvisavi che stavano recidendo lo stelo alla nostra libertà.

Ci volevi mettere con il sole nella mano, avvicinare a quegli atti minuscoli che poi avrebbero cambiato la società.

E ci saremmo potuti accaldare con i tuoi versi, non fossimo stati così indolenti.

E oggi, che la vita lenta ci avvelena, ripenso alla tua opposizione e alla tua voce che ci avrebbe salvati. Ora che ci hanno costretti con le pinne ai piedi ripenso ai presupposti sentimentali che ci avevi indicato.

A San Giovanni stanotte c’è il caro nome della borghesia, e per l’acqua dei popoli uno scoglio. Ma è stato così anche a Modena con quel partito in attesa della sepoltura, con le bandiere messe a zonzo per confondere, per farci distrarre.

E via, ancora via: per non sentire i millantatori, per portare di nuovo giovinezza e colori; quelle gioie che non vedono l’ora di esplodere. E ogni volta trovarci impazziti per amore.

E via, ancora via: per lasciare il sentiero della povertà, perché noi siamo uomini lepre alla ricerca del pane.

Antonello, la polizia continua a essere uno spillo nei nostri occhi, e ci minaccia con la voce e il gelo degli idranti. E ci corregge. Per farci rimanere pieni d’ombra. E ci insegue e distrugge i nostri simboli, i nostri fiori alle finestre. E non c’è più un uomo che sappia aiutarci a capire che abbiamo dimenticato ogni armonia, e che ci hanno chiusi nell’ignoranza.

E le speranze sono velate dal progresso, che ancora una volta a guardare il futuro si ha paura.

E dovrebbe esserci davvero una bomba nella volta tra le stelle, una guerra che faccia cadere l’universo. Perché non abbiamo saputo prevedere neanche una mossa durante il loro assalto con le martellate, e ci siamo inginocchiati senza neanche il coraggio di dire e allora, e allora, ammazzateci tutti.

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