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“Pavarotti, una emozione senza fine” e uno spettacolo senza eguali – Grande successo all’Arena di Verona

"Pavarotti, una emozione senza fine" è stato un evento indimenticabile. La Rai ha omaggiato all'Arena di Verona il tenore a 10 anni dalla sua scomparsa.

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Voto Autore
di Antonino Muscaglione

Ci sono monumenti della storia dell’architettura che non si discutono: il Colosseo, la volta della cappella Sistina (di Michelangelo), la cupola di Santa Maria del Fiore (di Brunelleschi). Potremmo annoverare in questo insieme il monumento Luciano Pavarotti, un monumento che è manifesto di solidità e indiscutibile coerenza formale.

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Nella serata del 6 settembre Rai1 omaggia il maestro, a dieci anni dalla sua scomparsa, con una serata evento “Pavarotti, un’emozione senza fine”, in diretta dall’Arena di Verona, condotta da un Carlo Conti e con l’attenta regia di Maurizio Pagnussat. Attorno alla grande Orchestra Filarmonica del Festival Pianistico di Brescia e Bergamo, diretta a staffetta dal maestro De Amicis e da Eugene Kohn, sfilano tra tutti, e in più uscite, i due tenori Placido Domingo e José Carreras.

Immancabile la presenza di Zucchero, in qualche modo artefice per aver fatto fare un passo al maestro Pavarotti nel pop, che racconta i suoi aneddoti e i momenti di vita privata con l’amico Luciano.

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Accompagnato dall’orchestra esegue due duetti, di cui uno già visto al Festival, “Così celeste” e “Miserere”, in cui Pavarotti appare nel led wall in fondo alla scenografia, trovata cara a Pagnussat che riprenderà in altri momenti.

Ciascun ospite ha un momento di vita privata o professionale da raccontare, Giorgia racconta del suo incontro al Pavarotti and friends in cui chiede al maestro come avrebbe potuto seguire l’orchestra, che nella sinfonica non ha la batteria, e lui le risponde tranquillamente, dandole la giusta carica e alimentandole l’autostima, che sarebbe stata l’orchestra a seguire lei. Giorgia esegue meravigliosamente, anche se rimane inspiegabile la scelta del brano, “Imagine”.

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Eros Ramazzotti canta, in duetto virtuale, “Se bastasse una canzone”, che per Carlo Conti è dello stesso Ramazzotti, in realtà è scritta da Piero Cassano e Adelio Cogliati.
Mi sorprende Nek che canta in punta di piedi un’Ave Maria composta dallo stesso Pavarotti.
Tocca all’inossidabile Massimo Ranieri omaggiare la musica napoletana, tanto amata da Pavarotti, in un intenso duetto col soprano Angela Gheorghiu.

Sempre con la trovata, ripetuta eccessivamente, del duetto virtuale, Fiorella Mannoia esegue, accompagnata dal flautista Andrea Griminelli, “Caruso”, le si può perdonare il napoletano incerto della sua interpretazione.

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Leggo nei titoli di coda che ha partecipato Il Volo, pazienza, me li sono persi, sarò stato distratto, facendo zapping, da un asteroide che colpiva la mamma di una bimba capricciosa. La serata è un susseguirsi di musica pop e lirica, le inquadrature endoscopiche di Pagnussat invadono le ugole vibranti dei tenori Francesco Meli e Vittorio Grigolo, quest’ultimo anche interprete di una lirica che Nicola Piovani, che per l’occasione dirige l’orchestra, ha composto dedicandola al maestro.
Il pubblico in Arena è entusiasta, lo è anche il pubblico da casa, la serata è stata seguita da 5 milioni e 363 mila telespettatori.

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Scaletta delle serata e degli ospiti:

Anteprima con Il Volo e Angela Gheorghiu Granada
Placido Domingo

Zucchero
Fabio Fazio
Eros Ramazzotti Se bastasse una canzone
Andrea Bocelli Ah mes amis
Rigobert Menchù

Giorgia Imagine
Alessandro Del Piero

Josè Carreras Passione
Massimo Ranieri e Angela Gheorghiu Te voglio bene assaje
Fiorella Mannoia Caruso

Nek Ave Maria dolce Maria
Francesco Meli Una furtiva lagrima
Fondazione Pavarotti Libiamo ne’ lieti calici

2Cellos La donna è mobile O sole mio
Fabio Armiliato Mattinata
Nicola Piovani

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