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Manuel Agnelli e il suo X Factor: la musica come necessità espressiva

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manuel agnelli
Crediti Foto Vanity Fair
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di Veronica Ventavoli

Intervistato da RepubblicaManuel Agnelli (di cui abbiamo parlato in un articolo precedente), pronto a vestire nuovamente i panni di giudice a X Factor capitanando la Categoria dei Gruppi dopo l’esperienza dell’anno scorso, con la consueta, disarmante sincerità ha espresso alcune opinioni sui colleghi che lo affiancheranno nel celebre talent.

Chi si aspettava da lui affermazioni al vetriolo come quelle che di recente hanno dato adito a polemiche poi rimbalzate da un social all’altro probabilmente rimarrà deluso: ai colleghi di XFactor il frontman degli Afterhours ha infatti riservato giudizi positivi, lasciando inoltre trapelare una gran voglia di ricominciare a breve l’avventura musical-televisiva.

Per quanto riguarda la cantautrice siciliana Levante, che quest’estate ha dominato le classifiche radiofoniche col tormentone Pezzo di me, interpretata assieme a Max Gazzè, Manuel ha precisato:

X Factor è stata coraggiosa scegliendo Levante che è una persona non super famosa, giovanissima e che viene da un ambiente in cui ci si fa da soli: non un attore, non un personaggio della tv, ma una musicista”.

In merito alla popolarità della cantante, che per alcuni non sarebbe tale da spiegarne il ruolo di giudice in un talent, il cantautore ha aggiunto:

Questo una parte del pubblico continua a non capirlo – si chiede “chi è?”, “cosa fa?”. Beh, è una persona vera, che sta facendo qualcosa, non un’opinionista, un tronista, ma una che ha voce in capitolo e già questo per me significa fare televisione alta.

Com’è noto, quest’anno il cast dei giudici di XFactor vede anche il ritorno di Mara Maionchi, personaggio amatissimo conteso dai principali programmi televisivi; per lei Manuel ha parole di apprezzamento sul piano umano, oltre che professionale:

È una grandissima professionista con una cultura pazzesca sul cantautorato non solo italiano, per cui il confronto con lei è sempre interessante. E poi è molto simpatica.

Più conciso ma tutt’altro che negativo, infine, anche il giudizio di Agnelli su Fedez, con cui ha lavorato già l’anno scorso:

Lui viene dal pop punk di gruppi come i Blink-182 o gli Offspring e ha un fiuto per le cose più mainstream, una caratteristica che unisce alla capacità di interagire bene con le nuove tecnologie”.

Davvero nessuna polemica, dunque? Non proprio. Nel precisare come dovrebbe essere per lui il nuovo XFactor, Manuel ha attuato una dura critica al mondo musicale contemporaneo che rimanda ad alcune sue posizioni già molto discusse in passato:

Per me non è importante tanto vincere quanto continuare a portare avanti un discorso identitario sulla qualità della musica, un certo modo di viverla. La gente oggi è completamente destrutturata: ti contestano dicendo ‘quanti biglietti hai venduto?’, ‘quanti stadi hai fatto?’. Bene, io credo sia importante ribadire che c’è una visione della musica che non dipende dai numeri ma dalla necessità espressiva, una cosa che fa parte della vita, non del lavoro.” “Andrò controcorrente” – ha concluso – “ma il discorso per me va riportato ai massimi sistemi: la musica, l’arte, l’espressione. È tutto troppo votato all’efficacia, ai risultati, e purtroppo per questo sta uscendo… un mare di merda! Ci troviamo in una cloaca gigantesca e finché la gente non capirà che non sono i numeri a determinare l’importanza o meno di un’opera non ne usciremo.

A quanto pare, però, esiste un modo per cambiare la situazione e il talent più seguito in Italia sta cercando di attuarlo:

La novità più grande è lo sforzo che X Factor sta facendo per riportare la musica al centro. C’ è una cosa che vale la pena sapere: la versione italiana del programma è considerata la migliore al mondo, lo dicono gli inglesi stessi. In futuro, comunque, ciò su cui punteranno saranno le nuove tecnologie come il 3D o l’interazione con il pubblico ma anche la maggiore qualità. Ed è proprio l’X Factor italiano il loro esperimento sulla qualità dei contenuti! Si cercherà così di stare attenti, per la prima volta, alla parte autoriale e cioè ai ragazzi che scrivono le loro canzoni da soli e non solamente agli interpreti.

Date le premesse, la nuova edizione di XFactor si annuncia più interessante e più vivace che mai.

 

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Veronica Ventavoli
Pistoiese di nascita, prima di laurearmi in Storia medievale all’Università di Siena e poi in Storia contemporanea a La Sapienza di Roma, ho lavorato per oltre dieci anni come cantante solista e in vari gruppi di cover toscani. In tale veste, vincendo quella che al tempo si chiamava Accademia della Canzone di Sanremo, ho avuto l’opportunità di partecipare all’omonimo Festival del 2005 classificandomi al terzo posto nella categoria Giovani. I primi ricordi nitidi che ho mi vedono impegnata a inventare e disegnare cartoni che non si sono mai animati, a imitare nei cortili parenti e personaggi famosi, a consumare i tanti 45 e 33 giri ricevuti in regalo da zii, cugini, vicini di casa: fra le sigle di Fantastico e il prog italiano degli anni Settanta, tra Pupo e i Beatles, anche se priva di fratelli e sorelle non mi sono mai sentita sola! Gli amici mi chiamano “scimmietta” perché sono tuttora curiosissima di conoscere canzoni, libri e film. Sono – da sempre, mi pare – devotamente innamorata di gatti, pastasciutte, David Bowie, Anna Marchesini e “Cipì” di Mario Lodi.

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