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Critiche da Talent – Manuel Agnelli “dice” e i talebani indie si scatenano sui social

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di Roberto Manfredi

Critiche e polemiche sterili, vecchie e consunte invadono i social, soprattutto quando il tema del dibattito è la musica in tv. Spero che questo sia il mio ultimo articolo a proposito dei talent show, ma dato che il tema appassiona eccomi qui, di nuovo, a gettare un sasso in profondità e non una pagliuzza galleggiante che finisce dove la corrente la porta.

Giorni fa è stata pubblicata su Repubblica un’intervista a Manuel Agnelli (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo). Niente di eclatante. Manuel ha ribadito i concetti che esprime da sempre. Nonostante questo, sui social si è scatenata la solita polemica tra i nostalgici del ghetto indie e i fanatici del pop. Rivendico il diritto di non stare in nessuna delle due parti. C’è il bianco, c’è il nero, ma c’è anche il grigio. Una sacrosanta terza via e sfumatura, senza l’obbligo messianico di schierarsi per forza di qua o di là. Quello che trovo assai risibile, a mio modestissimo parere, è la tracotanza di molti nel pensare che fare l’artista musicale non sia un mestiere ma una religione con dogmi e obblighi da seguire scrupolosamente.

A Manuel costoro rinfacciano che la sua musica non ha nulla a che vedere con quelle trasmesse nei talent. Bene, e allora? Dove sta il peccato nel scegliere una canzone di Tenco o di Gino Paoli da affidare a uno dei suoi talenti? Deve solo affidargli le canzoni dei Radiohead o di Nick Cave? Dove sta il tradimento? E se a Manuel, passati i cinquant’anni, il ghetto indie cominciasse a stargli sulle palle? Fosse così ne avrebbe pieno diritto.

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Oggi un artista, per campare dignitosamente, deve sporcarsi le mani, o perlomeno cercare di ripulire i lavabi altrui. X Factor è un lavabo, in cui scorre la musica dal suo rubinetto: acqua bollente, calda, fredda o tiepida. Si può scegliere la temperatura preferita. Morgan in passato ha vinto facendo cantare le canzoni di Bowie o di David Sylvian. Altri hanno vinto con repertorio pop e melodico all’italiana.

Ora il concetto è semplice.

Qualcuno criticherebbe Mara Maionchi se scegliesse una canzone di Piero Ciampi? E se Elio scegliesse una canzone di Rita Pavone sarebbe uno scandalo? No di certo. Lo scandalo ridicolo arriva puntualmente se un artista come Manuel, che per anni ha fatto rock e gavetta, consumando corde, dita e fegato nella riserva indiana, poi decide di superare la frontiera in cerca di orizzonti un po’ più ampi, dove magari può facilmente trovare prateria meno assolate e ostili, ma più sorgenti d’acqua fresca e ombra sotto gli alberi. Qualcuno si è permesso di fargli i conti in tasca, neanche fosse un funzionario dell’ Agenzia delle entrate. Secondo costoro, uno dovrebbe partecipare a un talent show prendendo un rimborso spese, una pacca sulle spalle, i ringraziamenti degli sponsor, solo per il fatto di andare in onda? Ma perché? Sinceramente io preferirei che Manuel guadagnasse più di Albano. Detto questo, perché non fare una sana distinzione?

Manuel non è l’ideatore del format. E’ solo uno dei tutor che cerca di fare un buon lavoro e di trasmettere ai suoi ragazzi e al pubblico, una musica di qualità, ovviamente sempre nell’ambito della canzone. Non credo che sulla sua scrivania, anziché la bottiglietta dell’acqua debba tenere una foto di Cobain con la candela accesa per essere credibile.

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Consiglio quindi ai talebani indie di spegnere la tv e di andare su YouTube a guardarsi tutti i gruppi e artisti eccelsi e looser del mondo. Quanto invece ai fanatici del pop, che scimmiottano gli sculettamenti anglo-americani e adorano le mutande in vista, o gli orridi tatuaggi alla Nainggolan e che detestano i capelloni rock, dico semplicemente che la musica nel mondo è un tantinello più varia del pop e dell’hip-hop, e che esistono anche canzoni strutturate con intro-strofa-ritornello e magari anche qualche assolo strumentale.

Non è musica vintage o vecchia. E’ musica e basta.
O secondo costoro Mick Jagger e Bob Dylan dovrebbero ritirarsi in un ospizio?

A costoro consiglio di seguire il consiglio di J Ax:
Vorrei ma non posto”.
Peccato che invece postino sempre un sacco di cazzate. A questi due seguaci del bianco e del nero consiglio, quindi, un arcobaleno di colori dove possano trovare infinite sfumature cromatiche per colorare le loro suggestioni musicali. Fa bene e non costa nulla.
Over the Rainbow ragazzi.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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