Home Le pillole di A. Salerno Estate del ’63: Eravamo Belli

Estate del ’63: Eravamo Belli

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di Alberto Salerno

Ogni volta che finisce un’estate, fatti i bagagli e risalito in macchina direzione “mia città”, Milano, ecco che la nostalgia mi assale, i ricordi mi assalgono, e inevitabilmente torno indietro nel tempo e penso a quella fantastica estate del 1963 che è rimasta scolpita non solo nel mio cuore, ma anche in quelli dei miei amici e delle mie amiche di allora.

Eravamo belli, eravamo giovanissimi e lucenti, scorrazzavamo per le vie del mare sulle nostre biciclette, facevamo gli “scemi”, ridevamo tanto e a volte facevamo delle cazzate, come capita quando si ha più o meno tredici anni.

I nostri genitori ci controllavano a distanza, ma neanche tanto. Le ragazze tutte a casa entro la mezzanotte, mentre noi maschi si stava fuori anche fino alle tre del mattino, magari seduti al Bar Milano chiuso già da un paio d’ore, facendoci le classiche domande come “Chi siamo? Perché siamo venuti su questa terra? Ci saranno gli extra terrestri?”… oppure parlando di cose molto più semplici, per esempio di calcio, di formula uno, o immancabilmente di racconti sulle ragazzine, quelle che ci piacevano di più.

La nostra colonna sonora era composta da non più di una ventina di canzoni, e cantavamo, ascoltavamo e ballavamo solo quelle, nel giardino della villa di un amico, oppure all’American Bar della spiaggia dove c’era un juke-box. Cinquanta lire una canzone, Cento lire tre canzoni… e allora via con Sapore di Sale, Abbronzatissima, Let’s twist Again, Hey Paula, I Watussi, Cuore, Quelli della mia età, Come te non c’è nessuno e tante altre ancora.

Si ballavano lenti meravigliosi, ci si stringeva, le prime emozioni ci strangolavano dolcemente l’anima e poi si arrivava al bacio, che poi era un bacio appassionato, anche se eravamo acerbi e inesperti, ma l’istinto ci guidava aiutandoci a superare la timidezza e tutte le paure.

E poi c’era la mitica Bussola Di Bernardini, che i nostri genitori, tutti eleganti, frequentavano regolarmente ogni sera. Nel locale c’erano due orchestre che si alternavano e facevano ballare la gente: quella di Bruno Martino e quella di Fred Bongusto. Alla Bussola si stava fino anche alle sei del mattino, e magari anche fino alle sette, fino a che l’ultima coppia si decideva a lasciare la pista e ad andarsene a casa.

E poi c’era la partita di pallone in un campo sportivo, turisti contro residenti, un classico, con un arbitro del posto, un ragazzetto che fischiava sempre contro di noi. Dalla nostra però avevamo compatto il tifo delle nostre ragazzine sugli spalti. Capitava anche che in campo qualcuno tirasse un pugno, o un altro facesse un’entrata a gamba tesa, o un altro ancora tornasse a casa con qualche graffio.

Ma era bella quella vita, era piena di cose nuove ed eccitanti, ed era nostra, solo nostra… e quella vita, quei ricordi non potrà mai toglierceli nessuno.

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