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Cornelius: l’eccellenza dell’improvvisazione e semplicità in “Mellow Waves”- RECENSIONE

Cornelius, dopo undici anni, esce con il nuovo album "Mellow Waves", uno stupendo lavoro intimo e riflessivo che unisce splendidamente improvvisazione e semplicità.

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di Athos Enrile

Keigo Oyamada – meglio conosciuto come Cornelius – realizza da sempre parte della musica più seguita nel mondo, un bricolage cosmopolita di trame pop giapponese mischiate ad esperienze psichedeliche. Negli anni Novanta sale alla ribalta della scena  Shibuya-kei di  Tokyo con il suo vecchio gruppo Flipper’s Guitar – un duo  – con cui propone un mix di elettronica e pop. Nel 1991 intraprende la carriera solista e dopo un paio di album che raccolgo largo consenso in patria raggiunge la consacrazione internazionale con il disco “Fantasma”.

E arriviamo a Mellow Waves. Sono passati undici anni dall’ultimo rilascio, ma nel frattempo Cornelius ha lavorato sodo, componendo colonne sonore proposte, anche, al fianco di Yoko Ono Yellow Magic Orchestra, aderendo al superguppo di fusion ed elettronica Metafive e collaborando con Beastie Boys, Blur e Philip Glass: lo sviluppo parallelo e contemporaneo dei tanti progetti è una delle caratteristiche di questo artista atipico.

Atipico quanto? In alcuni show giapponesi Cornelius si è avvalso di un’orchestra di cinquanta suoi cloni, di un pubblico munito di lenti tridimensionali e di emittenti radio che accompagnavano con selezioni musicali i suoni dei musicisti in sala.

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Il nuovo album, disponibile su iTunes e Spotify, presenta un Cornelius in modalità meditativa, capace di disegnare con la sua musica il rallentamento necessario per agganciare il ritmo esasperato di Tokyo, riparandosi al contempo dai bagliori accecanti della downtown: un netto contrasto, musicale, tra  la necessità di non perdere il passo e la paura di restare sopraffatti dall’eccessiva velocità.

Lo si percepisce già dal primo brano, “If You’re Here“, una slow-jam con tremolo-heavy, rare percussioni e una chitarra solista che si smarrisce rapidamente.

Cornelius si è fatto forte, da sempre, del saper creare una melodia attraverso uno strumento piegato alla sua… volontà, ma nel suo cambio di rotta la conduzione dell’atmosfera è ora affidata alla voce… una piccola rivoluzione!

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È anche la prima volta in cui Cornelius abbandona il suo proverbiale autarchismo: i brani “If You’re Here” e “Dear Future Person” sono stati scritti dal musicista Shintaro Sakamoto, mentre un suo cugino lontano canta i suoi testi in lingua inglese nella ninna nanna “The Spell Of A Vanishing Loveliness“.

In “Mellow Waves” le vibrazioni che si percepiscono sono simili a una linea continua di suoni in mutazione: si passa dalla synth-fusion di “Sometime / Someplace” al morbido funk di “In A Dream” che catapulta nel dream pop dei Cocteau Twins, mentre “Surfing On Mind Wave Pt. 2” appare come l’emulazione del looping esasperato di Terry Riley. Il giocoso”Mellow Yellow Feel” è poi una rappresentazione dell’impronta che Cornelius ha saputo dare alla scena math-rock giapponese.

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L’album termina con “Crepuscule“, uno strumentale per chitarra che si miscela ai sintetizzatori prima di chiudere con un tremolo sfumato, perfetto per riassumere l’esperienza appena vissuta.  Il suono di Cornelius è fresco, naturale, misurato, apparentemente privo di sforzo non richiesto, anche se tutto questo è palesemente il risultato di un lavoro meticoloso, della ricerca dei dettagli e della copertura di ogni incastro.

Nulla nasce per caso nella musica di Cornelius, e se al primo ascolto il giudizio unisce i concetti di improvvisazione e semplicità, beh,  Keigo Oyamada ha colpito nel segno!

Ascoltiamolo e guardiamo un video inusuale…

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Cornelius – If You’re Here

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