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Siae, monopolio oppure tutela? – Tra un polverone mediatico e una bagarre politica

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Siae, al centro del ciclone
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di Stefano De Maco

La Siae, col suo presunto monopolio a tutela dei diritti degli associati, è sempre più sulla bocca degli addetti ai lavori e nelle penne dei giornalisti. Complice un pantano giuridico (di cui abbiamo già parlato qui) che come al solito non risolve nulla scontentando tutti.

A tutti gli effetti, è innegabile che la capillarità delle rete di controllo degli agenti Siae sia un asset di grande valore, riconosciuta anche da Enzo Mazza, presidente della FIMI in un articolo pubblicato su La Stampa:

"... di fronte ad una liberalizzazione non governata, il rischio vero sarebbe quello di disperdere il patrimonio di questa rete."

La polemica politica

Il polverone nasce da un altro articolo, de La Repubblica, in cui la polemica si allarga toccando la bagarre politica, dove i partiti, forse in vista di elezioni, cominciano a fare marketing mediatico per raccogliere consensi. Nulla di nuovo, potrebbero persino farlo sulle licenze di pesca, se servisse. Siamo abituati persino alle speculazioni sulle ricostruzioni post-terremoto. Una proposta di legge presentata dal deputato Pd Emiliano Minnucci

chiede che le leggi italiane sul diritto d'autore, che assicurano alla Siae dal 1941 il monopolio legale nel nostro Paese, limitino questa esclusiva alle sole parti del mercato in cui la sua rete di agenti sul territorio costituisce un effettivo valore, come per esempio la raccolta negli esercizi commerciali o nei piccoli locali.

e all’interno del Pd si delinea una netta linea che divide i Pro dai Contro. Per interessi solidali? certo, come a dire che la terra è quadrata. L’abilità tutta italiana nel recepire la direttiva Barnier cambiando perchè nulla cambi, ha fatto centro ancora una volta. Col rischio di sanzioni. Chi sarà il supereroe che difenderà gli AVENTI DIRITTO e ARTISTI? M5Stelle? il Pd? Giriamo la ruota e vediamo…

Le reazioni

il semplice accenno secondo cui “anche le Major sarebbero a favore“, generico quanto improvvido, ha scatenato le doverose precisazioni dei cosiddetti addetti ai lavori, cioè coloro che non solo fanno parte del settore Editoriale e commerciale, ma che presiedono anche le ederazioni che raccolgono tutti gli attori del settore. Claudio Buja, Presidente Universal Music Publishing e Presidente EMusa (Editori Musicali Italiani Associati) ha fatto notare in una mail che le affermazioni di Enzo Mazza possono tutt’al più essere di carattere personale, e non una posizione generale, visto che si tratta di un

parere che non è mai stato discusso e che di conseguenza non trova riscontro nell'azienda che rappresento né tantomeno nell'associazione che presiedo. Scrivere quindi che "le major sono d'accordo" a limitare il monopolio della SIAE significa semplicemente travisare i fatti.

concorde anche Roberto Razzini, Amministratore Delegato Warner Chappel Music e Presidente di FEM (Federazione Editori Musicali) che aggiunge:

Mi creda se Le dico che l'irritazione dei big della musica è piuttosto generata dalla crescente disinformazione sull'argomento (...) La gestione del Diritto d'Autore è cosa molto importante e seria, assunto come questo sia l'unica fonte di remunerazione per Autori ed Editori.

il solito giochino

L’abitudine di aumentare il baccano con titoli roboanti, anzichè informare compiutamente quindi si rinnova.

Per cui tutti colpevoli, nessun colpevole?

Certamente no, perchè il problema non è solo etico ma molto più pragmatico. Gestire il flusso dei ricavi e le metodologie più efficaci per evitare uno sfruttamento non autorizzato del lavoro creativo è fondamentale, perchè rientra nella tutela del lavoro. Che la legislazione che riserva alla Siae lo status che finora le ha permesso di agire risalga al 1941, denota o che all’epoca fossero più moderni di quanto si pensasse, o che gli ultimi 60 anni sono stati ciechi. Vedete un po’ voi. Creare le premesse per una guerra dei poveri, dividendo le grandi società dai piccoli gestori di locali mi sembra un azzardo retorico. Il Legislatore non dovrebbe, almeno teoricamente ragionare NON seguendo le correnti delle Lobby, ma secondo i principi costituzionali, per i quali, è utile ricordarlo, al nostra repubblica è fondata sul lavoro e no sul privilegio. E diciamolo forte, essere Autori e Compositori è un lavoro a tutti gli effetti, sacrosanto e che genera un grandissimo ricavo. Così come il lavoro dei Produttori Discografici (SCF – PMI) , dei Musicisti (Nuovo Imaie). Le associazioni non mancano, quindi nemmeno gli interlocutori, se il Legislatore volesse davvero fare il suo mestiere… ah ecco, forse che stia qui il busillis?

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