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L’addio di Bologna ai funerali di Guido Elmi

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Crediti Foto Nino Saetti

di Tiziana Pavone

Nel triste giorno del funerale di Steve Rogers, come diceva di chiamarsi Guido Elmi se rispondeva al telefono, lo ricordano i suoi stretti amici e colleghi. Ringrazio in particolare Vittorio Corbisiero, l’amico che ha dato l’allarme dopo averlo ritrovato a casa. Stretto nella morsa del dolore ha accettato di ricordarlo a caldo.

LA TRAGICA SCOPERTA A CASA

L’amico Vittorio Corbisiero, direttore artistico FONOPRINT.

Elmi col suo amico più caro, Vittorio Corbisiero

E’ colui che lo ha trovato in casa privo di vita. Pensava fosse in montagna, ma dopo una indagine, non trovandolo per due giorni, si era allarmato. Fino a giungere a casa sua, con le chiavi dell’appartamento in mano, per fare la tragica scoperta. Di questo non ne vuole parlare.

Io e Guido ci siamo conosciuti nell’ormai lontano 1984. Io ero giovane e la prima cosa che mi ha colpito di lui, è stata la sua gentilezza e disponibilità. Nonostante la differenza d’età, fra di noi non c’è mai stato un divario anagrafico: lui ascoltava i miei consigli come se fosse un mio coetaneo. Questo ha contribuito – negli anni –  al sentimento di rispetto che nutrivamo l’uno verso l’altro.

Soltanto nel 1996 abbiamo cominciato a collaborare professionalmente e ad avviare dei progetti di varia natura. Poi, negli ultimi dieci anni, il nostro rapporto si è trasformato: non soltanto più lavoro, ma un legame connotato dall’amicizia e dalla stima reciproca. Quando si parla di Guido, si è soliti descriverlo come un uomo dal carattere difficile, un po’ schivo e burbero nei modi. Questo è vero, come lo è altrettanto che con me non lo è mai stato: mi ha dato molto affetto. Io e Guido avevamo il privilegio, se si può dire, della simbiosi. La sintonia era così elevata che, talvolta, non c’era bisogno neanche mi dicesse qualcosa, che già avevo intuito: capivo esattamente il suono che voleva venisse prodotto o il riferimento di una chitarra in un certo disco o brano. La sua cultura musicale era devastante, enciclopedica: classica, jazz, il rock in tutte le sue declinazioni e potrei continuare a lungo. Negli ultimi anni si era avvicinato al metal e all’elettronica. Amava andare nei piccoli club (anche centri sociali) e ascoltare gruppi emergenti. Raramente ascoltava questi concerti interamente e tendenzialmente, dopo mezz’ora, andava via. Sicuramente traeva ispirazione da queste situazioni, per lui erano momenti di ricerca.

Nello scrigno della memoria? Ci sono forse troppi ricordi che adesso farei fatica a riordinare, è passato poco tempo dalla sua morte. La prima cosa che mi viene in mente è il senso di famiglia: lui si prendeva cura di me, uno dei modi in cui mi dimostrava ciò era preparami da mangiare. Non è che fosse un grande cuoco, gli piaceva però mettere insieme quello che aveva in frigo in modo fantasioso, come ogni persona creativa. Fra le tante cose, condividevamo la passione per il cinema. Adorava i thriller, i polizieschi e alcune  declinazioni della cinematografia B-Side come l’horror di Bava: <<Ma quale Tarantino hanno scopiazzato tutto dai nostri registi>>, diceva sempre. Però, su un’altra fetta del cinema italiano era molto critico: ironizzava molto sulla pretesa del voler essere ‘impegnato’ la maggior parte delle volte e senza motivo. Non aveva mezze misure, se è ciò che vuoi sapere. Una cosa non la condividevamo però: la mia passione per i Kiss per cui mi prendeva sempre in giro (però all’ultimo loro concerto è venuto senza dirmelo!).

Guido era senza dubbio un esteta. Amava i dettagli: nell’abbigliamento, nella casa, ovunque. Era molto preciso e minuzioso e questo atteggiamento si rifletteva anche nella musica. Un innamorato cronico della bellezza da ogni punto di vista e in tutte le varie sfumature. Parlava poco ma quando lo faceva – oltre a dire cose interessanti – le sue parole, risuonavano come l’oracolo di Delfi e questa era un’arma a doppio taglio perché, quando diceva cavolate, non te ne accorgevi subito.

Beppe D’Onghia ai funerali di Elmi. Con lui aveva scelto di realizzare i suoi due dischi personali

Il suo secondo disco nasce in un momento in cui è stato ricoverato. Diciamo che la sua degenza diviene un pretesto per trattare la malattia come tematica universale, un po’ come succede nelle letteratura. Ma è sbagliato dire che l’album parla della sua malattia. C’è tanto altro. Ovviamente parla di sé, c’è dell’autobiografismo (come nel lavoro precedente), certamente ha sentito la necessità di raccontarsi di più: la libertà che ti dà l’essere un artista, è anche questo. A livello musicale, le contaminazioni attraversano più generi: dai suoi gusti passati a quelli di oggi. Sicuramente uscirà, ma non è ancora possibile stabilire quando“.

Cover del disco d’esordio di Guido Elmi, 2016

Guido Elmi non si era fermato a Vasco Rossi. Uomo colto, cercatore sperimentale di suoni e culture distanti dal pop italiano omologato, ha tirato fuori dagli altri il meglio del loro talento. E’ stato precursore dei tempi. Ha cambiato la storia del rock italiano. Ha affrontato la malattia con un disco di esordio. Dopo il Modena Park aveva ultimato il suo secondo disco. Uscirà postumo.

Mi colpisce il commento di un fan di Vasco Rossi, A. Cantini, che scrive: “E’ sempre triste quando senti che è morto qualcuno che fino ad un giorno prima neanche saresti andato a cercare, qualcuno che nella sua vita ha contribuito a far crescere una leggenda, sempre però restando in secondo piano. Sinceramente io non lo seguivo, non sapevo quanti anni avesse e cosa avesse fatto di preciso nella sua vita. Io seguo Vasco e avevo sentito parlare di lui. In ogni caso mi dispiace, e mi dispiace ancor di più aver letto ed essermi informato sulla sua vita solo al momento della notizia della morte. Grazie di tutto Guido RIP.

Per gli addetti ai lavori è di solito scandaloso, il constatare che qualcuno non conosca gli artefici del destino glorioso di certi artisti. Si capisce che quel ragazzo è in lutto per la sopraggiunta consapevolezza di non aver assorbito in tempo oltre che il prodotto, anche la mente del prodotto. E’ in lutto tardivo: come tutti noi, quando arriviamo troppo tardi.

Da questo messaggio parte il mio stimolo a scrivere. Per tutte le persone che non vivono dietro le quinte della musica. E per chi ci vive e oggi vuole raccontare Elmi a chi non c’era.

In poco tempo può cambiare ciò che non cambia in tanti anni. Riflettevo su questo, guardando le sue videointerviste. Per Guido era cambiato il fattore salute. Da un anno non stava bene. Era cambiata l’abitazione, prima lo stesso palazzo d’epoca di via D’Azeglio, dove viveva di fronte a Lucio Dalla. Lì vicino aveva avuto anche lo studio che utilizzò per fare il discografico. E adesso da poche settimane, viveva a Palazzo Zambeccari. Prima, tanti dischi per gli altri. Adesso, artista di sé stesso. Una vita spesa a stare un passo avanti, a scoprire sonorità dal mondo, ad attaccarsi al metal senza mai abbandonare la classica. Una vita è bastata a stancarsi infine di tutto, per fare due dischi fortemente ispirati da tipi come Dylan e Cohen, Nietzsche, Balzac, Moravia. Tra letteratura e poesia. Che umiltà! E quanta tenerezza la vita ha restituito al producer tutto d’un pezzo, che in poco tempo si era fatto esile e carismatico più che mai. E’ strano, come si passi una vita a fare della musica, un mestiere all’ombra. E, d’un tratto, uscire dalla lunga parentesi. Ricucire agli esordi l’epilogo. Entrando a centro palco da protagonista.

Camugnano. Il paese natio di Guido Elmi. Luogo di ritiro, mai abbandonato

Elmi ha goduto appieno della vita, ma proveniva da una famiglia semplice di un paese di montagna, Camugnano. Si era laureato in scienze politiche grazie ai sacrifici dei suoi. Non lo ha dimenticato. Non ha mai messo su famiglia. Il suo compagno di viaggio era la musica. Alla fine, ha avuto urgenza di scrittura. Così ai genitori aveva dedicato Il Re della Foresta, un brano del suo disco uscito l’anno scorso.

Quest’uomo destinato a entrare tra le personalità eccelse di Bologna, ha fatto in tempo a presentarsi ai fans del Modena Park. Che in parecchi, dal suo lavoro quarantennale dietro le quinte, hanno ottenuto tanta felicità senza mai conoscerlo. Aveva finito di incidere il suo secondo disco. Stava per presiedere al BMA. Non si era affatto fermato.In poco tempo Elmi ha compiuto sé stesso e ha salutato, oltre che i fans anche la vita, con un secondo disco, di cui si sa che è stato molto sofferto e autobiografico. Ha fatto la staffetta di corsa, tra binari paralleli. E ha vinto lui. Il coraggio di mettersi a nudo, l’attaccamento alla vita e la cultura, rimarranno per sempre nell’eredità di Bologna. Avremo modo di parlare dello spessore dei dischi. Insieme ai suoi amici, ripercorriamo la sua straordinaria carriera.

 

IL RICORDO DELLA DISCOGRAFIA:

Mimmo Paganelli, ex A&R Emi

Mimmo Paganelli con Fio Zanotti ai funerali di Guido Elmi (foto Schicchi)

Di lui con Vasco si sa molto. Ciò che non si sa è come Elmi si rapportava ai discografici. Dalle testimonianze raccolte capiamo che lui è stato fedele alla sua essenza con tutti. Quindi anche con loro. Lo ricorda Mimmo Paganelli che è stato a lungo il direttore artistico della Emi, vivendo vicino ai più grandi cantautori italiani come nessun altro.

Con Guido ci ho passato diciassette anni insieme. Purtroppo quando qualcuno viene a mancare ne senti parlare solo bene. Di Guido però non riuscirei a pensare male. Perché c’è prima la persona. E’ lui che mi ha tirato dentro, preso per mano, nel gruppo di Vasco. Tutto è sfociato in una amicizia, fin da subito. Prima di me c’era un altro direttore artistico ma, anche se i rapporti erano già stati avviati, lui ugualmente mi ha fatto entrare, mi coinvolgeva nel lavoro di tutti i giorni, mi faceva sentire i provini, le idee. Quando eravamo in sala di incisione, ne sapevo quanto loro, perché Guido mi aveva già relazionato sulle canzoni, sugli studi da scegliere e su tutto il resto. Non era scontato che capitasse. Quando gli artisti cominciano a mettere sul tavolino il lavoro da fare, il discografico di solito non è già presente. Arrivava dopo, all’atto dell’incisione in sala di registrazione. Guido artisticamente proponeva il taglio, non si occupava solo di arrangiamenti. Acquistava tantissimi cd, di gruppi più strani. La metà di loro, io che facevo quel lavoro non li conoscevo. Erano gruppi nuovi australiani, canadesi, ascoltava gli arrangiamenti più nuovi che arrivavano da qualsiasi luogo. Non era prevenuto, non era scontato. Il periodo più bello è stato quando abbiamo registrato a Londra perché sia lui che Floriano Fini (storico agente di Vasco, ndr) mi chiesero un aiuto per una registrazione. La Emi aveva gli studi là e quindi io dovevo fare le prenotazioni degli studi, loro si occupavano di altro, degli alberghi, dei viaggi, di organizzare tutto, con Floriano. L’album era Stupido Hotel. Lo stava mixando il fonico Nicola Venieri. A parte il fatto che sono stato ospite da loro, e Guido ci teneva a farmi stare con tutto lo staff, a mio agio. Mi pagavano la classe business, non la economy. E questo non era la normalità. Dall’aereo al ristorante all’albergo, doveva essere tutto eccellente. Le giornate con Vasco finivano la sera, dove anche Guido suonava. E si cantava come fossimo dei ragazzi. A fine lavori festeggiammo in un ristorante italiano, ricordo ancora il vino offerto: due bottiglie di Sassicaia. Ma a parte questo, per dire come era Guido: ti voleva coinvolgere e poi sceglieva lui. Su tre studi scelti ne prenotai uno e glielo dissi. Lui però volle andare nell’altro studio di registrazione, perchè secondo lui era più rock. La sua grandezza musicale era nello stare sempre un passo avanti. Si capisce analizzando la cronologia degli album di Vasco, migliorati di anno in anno. Il primo album con la Emi era stato senza di lui, ed era Liberi Liberi. Era un periodo di stanca nei rapporti. E’ stato fatto l’album dal vivo. E dopo lui è tornato e c’è stata la svolta.

Festeggiamenti in albergo con Mimmo Paganelli, in centro Guido Elmi con Vasco

Guido ha sfornato il capolavoro, azzeccando un pezzo rock. Vasco aveva fatto un testo in italiano ma il pezzo è di un gruppo inglese, An Emozional Fish, e si chiama Celebrate. Nasce così, dalla competenza di Guido, che ascoltava di tutto e anche quella band, Gli Spari Sopra. Che secondo me è il migliore mai realizzato. Quello è stato il più grande momento rock italiano. Ne seguì un concerto a S. Siro, dove parteciparono gruppi slavi mentre lanciavano le bombe a Sarajevo. E’ stato un album profetico. Il bivio, la spinta verso la lungimiranza di Vasco. Gli spari sopra erano proprio le bombe di Sarajevo. Guido è in quel disco che ha dato il massimo dell’avanguardia rock. Ha sempre conservato un’anima rock, lo diceva: “Amo il rock, non sopporto il pop”. Il pop lo trovava noioso. La parte rock di Vasco è stata tirata fuori da Guido. Avrebbe potuto fare un album rock come si faceva una volta. Invece era avanti. I provini li curava lui. I musicisti li sceglieva lui. Era l’unico che li conosceva! Sapeva tutto. Gli ha dato i migliori musicisti americani, le registrazioni a Los Angeles non solo erano belli musicalmente ma rappresentavano anche un rito propiziatorio per Vasco.

Mimmo Paganelli a Londra con Vasco e Guido Elmi

Viveva con la mamma a San Lazzaro, poi si è trasferito dove viveva Dalla. Ho mangiato a casa sua, in entrambe le residenze. Non è detto che un discografico, che ha un rapporto professionale, debba andare a casa come amico. Per me era stato un onore. Bussava alla porta di Lucio per farmelo salutare. Lui ti portava in giro, ti coinvolgeva davvero in tutta la vita che respirava. Unico e indimenticabile. Mi spiace non essere andato a ModenaPark, a incontrarlo. Era davvero una persona speciale, colta, coinvolgente al massimo. Andare al suo funerale è stato il minimo. Ciao Guido.

La corona di Vasco Rossi (FOTO Schicchi)

ELMI & STEVE ROGERS BAND. 

Guido Elmi voleva lavorare nella musica. L’occasione arrivò per via di Maurizio Solieri nel 1978. L’anno dopo entrò nella band live di Vasco, e gli dette un nome: Steve Rogers Band. Nelle intenzioni c’era di stabilizzare i musicisti per avviare una tournée duratura. Produsse Colpa d’Alfredo e preparò i concerti. Una cosa che non ha più smesso di fare. Dopo aver composto brani, prodotto e arrangiato, tenuto persino la contabilità, negli ’80 arrivano i grandi successi di Vasco (Siamo solo noi, Vado al massimo, Bollicine, Va bene, va bene così, Cosa succede in città, C’è chi dice no, Liberi liberi).

In quel decennio cominciano anche le produzioni di altri artisti, con cui Vasco collaborava alla scrittura. E’ il caso degli Stadio, nati come gruppo di supporto di Lucio Dalla. Elmi produsse con Maurizio Biancani della Fonoprint La Faccia delle Donne, nel 1984. Un album che vedeva tra i nomi, quelli di Dalla, Luca Carboni e Vasco. Erano reduci dal successo di Acqua e Sapone, inserito nella colonna sonora del film omonimo di Carlo Verdone. La scuola bolognese ruotava intorno a questo concentrato di nomi eccellenti. Tanti che a vederli oggi in video, ti chiedi: ma che operazione era? Sapendo che oggi, se artisti di fama si mettono insieme è perché da soli lavorano poco. Invece a Bologna c’era una vera forza: “era quella dell’amicizia”, spiega Maurizio Biancani. “Il bello di Bologna è che qui gli artisti si conoscono tutti. E il rapporto va oltre quello professionale. Questo è il motivo per cui vedi sui dischi di Vasco gli Stadio, e nei dischi degli Stadio, Vasco.”

Elmi e Vasco però, successo dopo successo, cominciarono a non capirsi più. Così si separarono verso la fine degli anni ’80. Guido provò a far decollare la Steve Rogers Band per la propria strada. Un po’ come era successo agli Stadio senza Dalla. Come è noto, il progetto senza Vasco non funzionò. Al Festival di Sanremo furono eliminati subito, tanto per dirne una. Il momento della separazione fu una sofferenza inevitabile che, per fortuna loro, rientrò nei primi anni ’90. Vasco Rossi, poi scolpì alcune parole sui muri della memoria:”Non sono io che li ho ripresi. E’ la storia di Vasco Rossi che è più bella se ci sono loro”.

Così la Steve Rogers Band è risalita sul treno e non è più scesa.

OLTRE VASCO. PRODUZIONE DI CANZONI

Vasco Rossi e Chiara Moroni

Elmi non è vissuto stando adagiato sugli allori. Ha scommesso, rischiato. E’ caduto più volte, e si è rialzato. Come dimostra la sua produzione di dischi altrui. Che ha proseguito, pur lavorando intensamente a fianco di Vasco per tutto il resto della sua vita

Fin dai suoi esordi ha dedicato parte della sua vita meno nota alla produzione di singole canzoni e interi dischi dallo stile diverso. Da eccellente conoscitore della musica mondiale, amava di tutto e quindi produceva dischi non per forza della stessa vena artistica.

Oltre ai già citati Stadio degli ’80, “produsse negli anni ’90 due dischi di Alberto Fortis, La Carta del Cielo e l’Uovo; due degli Skiantos, Signore dei dischi e Saluti da Cortina. E ancora due album di Marco Conidi, Marco conta uno due tre e C’è in giro un’altra razza. Diversi tra loro, e lontani dalle sonorità elettroniche e punk dei bolognesi Gaznevada, che tanto lo avevano sedotto anni prima : quella fu una produzione molto coraggiosa“,esclama Stefano Senardi, tra gli addetti ai lavori che hanno visto Elmi nei suoi ultimi giorni di vita, in Fonoprint.  Poi ci sono gli album: Se son Rose Fioriranno di Edoardo Bennato, Donne a Marrakech di Antonietta Laterza, Nel Cuore Sulla Pelle di Susanna Greco e Picca di Stefano Piccagliani. Negli anni 2000 escono Comandante Space di Massimo Riva, Donne & Colori degli Stadio e l’album della rocker bolognese Angela Baraldi. Nel 2005 in occasione della riedizione delle Sturmtruppen di Bonvi, Elmi scrive anche una colonna sonora. Produce l’album degli Skiantos, Sogno improbabile.

Guido Elmi ha sempre cercato talenti nel sottobosco. Quei giovani venuti in contatto con lui, dalle loro pagine social oggi se lo ricordano bene, spendendo parole di elogio. La loro voce è unanime nel raccontare quanto sia cambiata la loro vita dopo l’incontro con Elmi. In prima fila c’è Clara & the Black Cars (Clara Moroni) che fu arrangiata da Elmi in modo originale in Chi ha Paura di Chi. Lei poi divenne la corista fissa di Vasco.

Il cantautore romano Marco Conidi scrive di Elmi: “Tra i primi a credere in me. Ha prodotto due miei dischi, fondamentali per la mia vita e carriera . Ma Guido è stato molto di più. Mi ricordo le serate a casa sua a San Lazzaro, le trattorie, le chiacchierate con Vasco o Dalla o Curreri: la pizza da Napoleone e le vacanze in viale Ceccarini. Tutto condito di risate donne e tanta bella musica. Guido amico mio, devo a te una parte bellissima della mia vita e mi mancherai moltissimo. Ma sono sicuro che da qualche parte ci rivedremo…Porta la tua Rickenbaker 12 corde , quella con cui hai scritto Bollicine. Che non si sa mai …R.I.P. Amico mio

GUIDO ELMI E LA SUA DISCOGRAFIA PER I GIOVANI: NOPOP.

Gli studi della Nopop. Da sin. Luciano Nicolini (Teorema) e Guido Elmi con i Terzobinario (Bands, Nopop 2007) e a destra MUD (In finale al BMA della nuova Fonoprint)

A un certo punto produrre qualche disco non bastava più, e lui comincia a fare il discografico per circa un paio di anni.  Il 2005 segna questa svolta. Lui era duro nei confronti della cultura musicale italiana. Era un cercatore, un viaggiatore, una persona che arricchiva in continuazione il suo bagaglio. Amava molto anche le chitarre spinte, il rock meno pop. Era insofferente nei confronti del mercato nostrano, pieno zeppo di musica tutta uguale, e qualità scadente. Proprio per questo non si era rassegnato. In mezzo a tante difficoltà, non voleva smettere di guardare all’underground come a un pozzo da cui attingere linfa vitale. Affronta una avventura diversa: fonda tre etichette indipendenti. Una si chiama NOPOP per dire basta alla musica preconfezionata che circolava in Italia. E’ il suo piano B. Gli studi erano un andirivieni di artisti. Insieme a Guido Elmi c’era un vecchio amico che aveva la Teorema edizioni, Luciano Nicolini. Ci capitai anche io. Coinvolta in un progetto interdisciplinare, nella parte letteraria. Avevo seguito tutte le fasi di produzione del disco. Assistetti anche ai missaggi in Fonoprint. Ricordo bene lo studio di Guido Elmi, un open space ampio distribuito su due piani, messo su, per dare una sede a svariati progetti musicali sperimentali.

Andai con un cantautore, Luca Bonaffini, noto nell’ambiente come autore di punta di Pierangelo Bertoli, col quale aveva vinto un disco d’oro anni addietro. Luca custodisce nella sua memoria un ricordo che descrive l’altra faccia del genio di Guido. E’ un pò l’aneddoto di Einstein che non capisce i banali resti al mercato: “Avevo ricontattato uno dei pochi superstiti del sommo genocidio che aveva visto scomparire quasi tutto il mondo discografico. Si trattava di Luciano Nicolini, storico fondatore della Fonoprint di Bologna, che avevo conosciuto negli anni ’90. Stavo lavorando aNessuno è Scomparso“, progetto appoggiato – grazie a lui – dall’allora IMAIE e dalla sua Teorema sas edizioni musicali. Mi disse che aveva cambiato ufficio e soci (o pressoché tali). Arrivai dalle parti di Via Paolo Fabbri e mi aprì un tale dal volto noto, perché lui non era ancora in sede. Era molto impegnato a cercare di capire come montare una lampada in stile avantgard o giù di lì e dove collocarla. Gli diedi una mano e alla fine mi fece un sorriso timido e riservato. Quello, scoprii dopo, era Guido Elmi. Smarrito nei meandri di un elemento d’arredo, con la stessa convinzione con la quale avrebbe, da lì a poco, creato la NO POP!”

OPEN SPACE PER I GIOVANI: NOPOP E TEOREMA INSIEME.

Aveva fondato ben tre etichette indipendenti, NOPOP, URBAN ENERGY e NU CLASSIC, tutte distribuite da Emi. Ci eravamo conosciuti fin dagli esordi, quando lui veniva a registrare i primi lavori di Vasco alla Fonoprint. Ognuno aveva un ruolo. Guido stava al piano di sopra, io al piano terra”, racconta Luciano Nicolini. “ Lui in due anni di questa avventura, svolgeva attività di scouting molto seriamente, dedicandosi anima e corpo. Era tutti i giorni in ufficio. Ovviamente non si limitava a quello, anzi. Lo scouting era il naturale approdo di una vita passata a scoprire nuovi artisti da ascoltare. Curava la direzione artistica del progetto editoriale, soprattutto missaggi e mastering. Certi artisti di quel periodo li ricordo bene. Era anche un arrangiatore fenomenale. Già anni prima rimasi colpito dall’arrangiamento della canzone di Clara.

Guido Elmi e la passione per le chitarre rock

Guido Elmi ascoltava tutti i dischi che arrivavano dall’underground italiano e mi chiamava per coinvolgermi, per farmi ascoltare, per chiedermi un parere. Questo di lui colpiva molto, perché il suo era già un nome affermato e autorevole. Ti coinvolgeva persino quando faceva le scalette di Vasco. Voleva che esprimessi un gradimento. Poi però faceva come voleva lui. Era un uomo sensibile, umile, ma anche molto determinato, perché molto competente. Aveva una cultura immensa, e questo comunque non gli bastava. Era sempre alla ricerca di sonorità. E poi, amava e conosceva tutta la musica americana. Anche in studio portava musicisti stranieri, perché riteneva che avessero un altro tipo di sound. Quel sound lui lo chiamava colore. I musicisti d’oltreoceano, quando venivano alla Fonoprint, erano professionali ma anche divertenti. Guido gli faceva ascoltare la canzone, e loro poi si ritiravano in una stanza. Uscivano quando avevano trovato il giusto tocco che rendeva il brano prezioso. 

Con la Nopop, dopo sei mesi di selezioni e ideazione stampammo un disco, estraendo dal mucchio sei gruppi. Il settimo era ospite straniero, gli Amplifier. Che lui mise perché gli piaceva l’idea di avere una guida spirituale di rock progressive a cui guardare. L’album si chiamava Bands – A New Adventure in Rock. I ragazzi pensarono agli arrangiamenti. Erano ragazzi su cui si poteva lavorare. Gruppi interessanti anche se acerbi. Produsse qualche brano di un’altra band romana, che si chiamava Le Mani. Cominciò a lavorare sui Riaffiora, gli Esterina. Uscivano tutti in quel periodo, a cavallo tra il 2006 e il 2007. Le cose però si fermarono perché lui non aveva il tempo di seguire bene i ragazzi. Ci voleva troppo lavoro e non avrebbe potuto dedicarsi a Vasco, per il quale si occupava di pre-produzione, composizione alla stesura dei brani del nuovo album e mille altre cose.”

Tra gli artisti scelti da Guido Elmi per entrare in Bands c’erano i Terzobinario. Il loro cantante ha intrapreso un percorso parallelo e sta raccogliendo consensi importanti. Come il Premio Musica Contro le Mafie. Intanto ha aperto una scuola di musica. MUD il suo nome d’arte. E’ un cantautore completo, che ha partecipato con successo una settimana fa alle finali del BMA presentate in diretta live da Red Ronnie dalla Fonoprint. Una dimostrazione, ce ne fosse bisogno, che Guido Elmi, molti anni prima, aveva avuto fiuto eccezionale. Se non avesse avuto il grande impegno con Vasco, probabilmente la sua etichetta sarebbe andata avanti a gonfie vele. MUD lo aveva incontrato una settimana fa.

MUD, artista scelto da Guido Elmi con i Terzobinario per il disco undergroud, Bands

Una settimana fa MUD, nome d’arte di Michele Negrini, non pensava che non avrebbe più rivisto Guido Elmi: “Ci siamo salutati e abbiamo scambiato due battute  negli studi della Fonoprint. Lui è stato un personaggio eccezionale. L’ultima frase che mi ha detto una settimana fa, aveva il sapore della sua filosofia di vita: Io sono qui, ma in realtà amo la musica scandinava! Ho un ricordo molto bello del disco Bands. Era iniziato tutto perché Guido con la sua etichetta aveva preso uno stand al MEI di Faenza. Noi eravamo lì e sul banco vedemmo un box dove c’era scritto: Se vuoi farti ascoltare metti qui il tuo demo. Noi avevamo un disco completo e lo lasciammo. Lui ci chiamò successivamente. Fece fare due brani a gruppo, con la produzione di un video per ogni band. Eravamo con gli Esterina, Spaccailsilenzio, K’Io, Riaffiora, Zero Estensioni Ormonali. Gli Amplifier li aveva voluti inserire perché come sound ci stavano bene, e poi questo gruppo inglese a lui piaceva molto. Avevamo come direttore artistico Danilo Tomasetta, il sassofonista che suona con Claudio Lolli. La parte di scouting però l’aveva fatta Guido. Ci lasciò totale libertà. E poi, scelse un brano più rock per aprire la compilation. Ci vedemmo a Roma per la presentazione all’Auditorium del Parco della Musica. Lui aveva fatto un bel lavoro di promozione. In albergo ci coinvolgeva molto, ci spiegava le cose. Abbiamo imparato tanto, da lui. Poi, per noi, iniziare con un nome come il suo era impensabile. Era di poche parole, ma sempre molto preciso. Ti guardava negli occhi e capivi che aveva già inquadrato il tuo mondo. Era una bella testa, si capiva tutta la sua cultura. Andava a cercare gruppi affatto scontati, lontani dal pop. Gruppi “pesanti”. Spaziava da un genere all’altro, era proprio un vero appassionato di musica. Era curioso, rispetto alle nuove tecnologie erano i primi momenti in cui si cominciava ad ascoltare anche la musica al cellulare. Eravamo in albergo e lui tirò fuori il cellulare e ci fece sentire l’ultimo singolo di Vasco, dicendo: sentite quanto suona bene il mix sul cellulare! Era contento. La canzone per lui doveva suonare bene sul cellulare, perché la gente lo avrebbe ascoltato là. Era indubbiamente avanti anche nell’adattarsi alla tecnologia e all’evoluzione dei mezzi di ascolto dei giovani“.

FONOPRINT STUDIOS, ELMI E MAURIZIO BIANCANI.

Guido Elmi appoggiato al pianoforte con lo staff BMA alla Fonoprint

La Fonoprint, studio di registrazione tecnologicamente avanzato, è stata la casa degli artisti bolognesi. Di recente è stata acquisita da Leo Cavalli, un imprenditore bolognese che ha ampliato gli orizzonti, creando una etichetta discografica, una radio, una scuola, una vetrina fissa di nome Bologna Musica d’Autore. Lo staff però è rimasto lo stesso. La prima volta mi risponde Paola Cevenini, una socia che ha vissuto la storia della Fonoprint. E’ comprensibilmente affranta. Guido Elmi era lì qualche giorno prima.

Maurizio Biancani, sound engineer e socio storico Fonoprint, ha co-prodotto, è stato socio in un’altra avventura e ha partecipato a tutti i lavori di Guido Elmi:

“Una sola eccezione, il disco di Bennato. Proprio nel ’76 si presentò Vasco Rossi per fare il suo primo singolo.

Guido Elmi non è mai stato socio Fonoprint, come invece è accaduto nel caso di Lucio Dalla”, racconta Biancani. “Ma ha sempre frequentato i nostri studi. Io con lui ho co-prodotto davvero tanti lavori. Sono passati quarant’anni. E’ stato socio con me in un’altra avventura.

Guido Elmi alla festa dei 40 anni di Fonoprint, con Leo Cavalli

Guido era geniale dal punto di vista musicale. L’ho conosciuto nel ’79, abbiamo fatto il primo disco di Vasco con lui, Siamo solo Noi. E’ stata una sorpresa. aveva una grandissima cultura musicale, si sapeva di cosa parlare e facendo un disco rock eravamo in perfetta sintonia. Quella era la musica che ascoltavo. Ci siamo trovati subito bene, e poi abbiamo continuato a lavorare su più fronti. Con Vasco sempre, a tratti co-producendo anche tre dischi, Bollicine, C’è chi dice no e Cosa succede in città. Questi tre dischi li abbiamo fatti insieme. Lui poi mi ha coinvolto come fonico in altri lavori, con Fortis, Steve Rogers Band, Skiantos, e altri. A un certo punto ci siamo cimentati anche in una avventura nuova, mettendo su una società di service musicale. Non era il nostro lavoro ma ci siamo lanciati anche in quella avventura. Che devo dire, se è stata tremenda dal punto di vista finanziario, è stato gratificante per capire le problematiche legate al live. Io facevo il fonico, lui l’imprenditore. Con Vasco diventò poi il produttore di tutti i suoi dischi e anche arrangiatore e direttore artistico di tutti gli spettacoli dal vivo di Vasco, compreso l’ultimo concerto a Modena, dove Guido ha partecipato a tutta la realizzazione.

Nei dischi lui suonava anche diversi strumenti, perché era creativo, eclettico, geniale. Suonava la chitarra, le congas, percussioni. Lavorare con lui significava avere un risultato certo, di qualità.  Aveva la duplice veste, di produttore esecutivo, che gestisce il budget delle case discografiche, contatta artisti, ecc;  e produttore artistico, che è colui che determina i suoni e gli arrangiamenti del disco. Per Guido fare un disco uguale all’altro era impossibile, non gli piaceva. Ogni volta migliorava. Se guardi ai dischi di Vasco, dal ’79 a oggi, cronologicamente sono in crescendo. Vasco non poteva rinunciare a lui. E’ stato il suo produttore storico,  a ogni lavoro veniva contattato. C’è stato solo un disco dove lui non c’era, Liberi, Liberi. Poi è rientrato con Gli Spari Sopra, e anche se il disco più conosciuto di quell’anno rimane Bollicine, il disco che preferisco è proprio quello. Registrato interamente in Fonoprint con strumenti eccezionali, con artisti americani e gli italiani che hanno dato il massimo ce potevano dare. La novità era quella di essere vicini al mondo americano, lavorando in maniera professionale. Non era il rockettino tipico italiano. Con Guido si lavorava fino a raggiungere soddisfazione totale. Non c’erano mai freni, problemi di soli o altro. Una grossa parte della mia carriera la devo a lui. E’ sta una persona estremamente importante per la mia maturazione tecnica. Ha lavorato sempre da noi. Era un nostro amico. Paola necrologio, Amico ci mancherai. Era così. Travalicava il fatto di essere un cliente. E’ stato per noi una persona di famiglia. Come per Vasco. Era come un fratello maggiore. Vasco ha sempre partecipato alla realizzazione dei dischi ma Guido era quello che lo metteva tranquillo, gli dava fiducia. Per lui è sicuramente una perdita umana e professionale.

GUIDO ELMI a casa immerso nella cultura musicale-foto Nucci/Benvenuti

Guido ha usato tanti americani per i dischi di Vasco. Nicola Colaiuta, il batterista migliore al mondo, il chitarrista dei Mr. Mister, il bassista dei Journey. Ho conosciuto persone geniali, che lui utilizzava normalmente per i dischi di Rossi. Tanti dischi li andava a registrare in America, per dargli qualità e spessore internazionale. Era una questione di musicisti. Guido era innamoratissimo di due tre chitarristi americani per lui fondamentali per riuscire a realizzare i suoni che avevan testa. Lui seguiva e ascoltava centinaia di dischi e gli piacevano cere cose. Contattava e quando andavano a los angeles li chiamava come turnisti per registrare nei dischi di Vasco

Guido nell’ultimo periodo è stato molto male, ricoverato per un mese e mezzo in ospedale, con grossi problemi. Stava attaccato alla vita coi denti. Voleva riprendersi in fretta. Amava la vita. Si è ripreso in tempo per seguire tutta la realizzazione del concerto di Modena, che ha curato tutto. Aveva diversi problemi, con una operazione alle spalle da cui non si era ripreso del tutto, anche se sembrava stesse meglio… Nessuno si aspettava questo lutto. Era stanco ma pensavamo lo fosse anche per tutto il lavoro che ha fatto per il mega concerto. Ci siamo mandati qualche messaggio e dopo il concerto era “sparito”. Per me è un altro lutto pesante, dopo quello di Dalla. Io ero con lui, in tournée a Losanna. Avevamo fatto colazione. Stava benissimo. Era ipocondriaco, era sempre sotto esame coi suoi dottori. Era molto creativo. Avevamo in ballo un progetto con un gruppo di Bologna alternativo. La stessa cosa con Guido. Avevamo altri progetti. Chi se lo aspettava! Tutti e due dal nulla. Mancati alla stessa età.

Wagner per celebrare la vita di Guido Elmi (FOTO: Schicchi)

 Ai funerali ci siamo tutti. Chi è all’estero ha telefonato. Michele Torpedine, Samuele BersaniDodi Battaglia torna apposta per esserci… Tutti i produttori del suo giro . Guido era molto amato. Aveva tanti amici nel mondo della musica. Bologna è una città dove se fai musica dopo un po’ diventi amico di tutti gli artisti. Anche tra produttori è così. Celso Valli – Mauro Malavasi – Fio Zanotti erano tutti amici di Guido. Nessuna rivalità. Anzi, i musicisti se possono suonano sui dischi degli altri. I produttori si danno una mano.

L’ultimo saluto di Bersani a Guido Elmi (FOTO Schicchi)

Poi è arrivato il suo disco. Lui aveva voluto esprimere dei testi e delle musiche che con altri artisti non era possibile realizzare. Era importantissimo, fare un disco suo. Era molto contento di realizzare il suo sogno: quello di riuscire a esprimersi come artista. Partecipava molto alla vita di Bologna, l’ultima cosa che ha fatto era il BMA.

GUIDO ELMI BLOGGER ON LINE. IL RAPPORTO ATTIVO COI MEDIA

Piange anche il giornalismo colto, vicino all’anima rock di Elmi. Massimo Poggini lo ospitava da diversi mesi come blogger del suo magazine on line, Spettakolo! Oggi gli articoli eruditi di Guido Elmi sono cimeli preziosi. Non postava più i suoi articoli dedicati alla musica da parecchio tempo, e in un post sente l’esigenza di parlarne: “Non so se qualcuno si è chiesto perchè da tanto tempo non scrivo sulla mia rubrica di Spettacolo! Sempre che la cosa interessi vorrei spiegarlo

Si nota il suo spirito sempre ironico, quando posta anche una foto di lui seduto a suonare al pianoforte, e sotto la didascalia che descrive “povero pianoforte”

Massimo Cotto, noto conduttore di Virgin Radio Italy, altro esperto cercatore di note rock affine alla vena artistica di Guido Elmi, appena appresa la notizia, ha scritto di lui: “Ciao Guido. Sei stato un numero uno. Tutti gli altri venivano dopo”. Di nuovo mi vengono in mente le affinità rock, i gusti, i viaggi. Al telefono mi dice: “Guido Elmi era una persona dalla capacità persuasiva unica. Più di tanti artisti. Questo era uno dei segreti del suo grande successo: il fatto che lui quando era convinto di una cosa riusciva a convincerti della bontà di quella cosa, anche quando tu partivi da un punto diametralmente opposto. Una volta a pranzo è riuscito a convincermi che il Lambrusco era un vino straordinariamente buono, di ottima qualità. E io, che invece non ho mai apprezzato il vino mosso, ero piuttosto scettico. Allora lui ha ordinato questo Lambrusco da diecimila stelle, e a me sembrava di assaggiare il nettare degli dèi. Altra ragione per cui lui è stato il numero uno, è che aveva il coraggio di andarti contro, quando lo riteneva opportuno. Non è mai stato uno yes man. Lo dimostra tutta la sua storia. Andando anche verso produzioni impopolari e rischiose. Aveva anche un orecchio assoluto, non nel senso musicale, ma quell’orecchio che gli consentiva di essere l’intercettatore delle emozioni della gente. Lui sapeva perfettamente quello che alla gente sarebbe piaciuto. E al tempo stesso non voleva darglielo in maniera pedìssequa e pedante. Aveva chiaro il punto di arrivo. Con piccole variazioni di percorso aggiungeva sempre qualcosa che potesse piacere tantissimo alla gente, ma che al tempo stesso fosse qualcosa di artisticamente elegante.”

MBA CON STEFANO SENARDI, direttore artistico AREA SANREMO

Stefano Senardi

Fino alla fine Guido Elmi, nonostante la debilitazione fisica ha lavorato a progetti. Uno era quello del BMA. Nell’ultima sua apparizione in un video presentato da Red Ronnie si vede lui alla Fonoprint, con tutti i giurati. Ci sono i grandi nomi della Bologna musicale. Tra gli assidui frequentatori c’è Stefano Senardi. Lo ha conosciuto bene, perchè agli esordi della sua carriera viveva a Bologna, dove aveva un ufficio.

Doveva andare in montagna. L’ultima volta che l’ho visto era stato una settimana fa. Eravamo insieme alla Fonoprint, e la sera a cena scherzavamo, parlavamo con Red Ronnie… Mi piace ricordare che lui era una persona estremamente divertente. Un grande amante della vita del cose belle delle donne del cibo un vero intenditore di musica non si è mai accontentato degli arrangiamenti semplici, era molto critico, metallaro si ma raffinato. Citava sempre gruppi, anche con l’occasione del suo ultimo disco, gli piacevano le novità, fino all’ultimo”.

 

Michele Torpedine ai funerali dell’amico Guido Elmi (foto Schicchi)

“Per Bollicine, si era inventato un suono: aveva comprato una chitarre a 12 corde e aveva inventato questo giro. Poi Vasco ci aveva costruito il pezzo. Lui lasciava fare e poi diceva la sua. Partecipava all’inizio e poi alla fine con le rifiniture. Metteva le basi, aveva il modo dell’esperto e anche dell’appassionato, riusciva proprio a non perdere la passione la lucidità di fare. Non ha mai amato la musica italiana. Per passione comprava centinaia di dischi di rock, scandinavo, mitteleuropeo”.

Gaetano Curreri degli Stadio, tra gli amici di Elmi presenti alla cerimonia funebre di ieri (FOTO Schicchi)

“Nei suoi dischi si sente il tocco di uno che ha ascoltato tanta musica con rigore e con passione. Mancherà il suo sarcasmo la sua ironia, le grandi capacità musicali. Sono molto addolorato e colpito in maniera profonda, sono turbato da quando l’ho saputo e fatico a prendere sonno“.

 

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