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S.O.S MUSICA IN ITALIA

Musica da codice rosso in Italia. Bisogna darsi da fare. La musica di qualità in Italia va salvata, più che salvaguardata.

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Crediti Immagine behobo.it per Jester At Work
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di Robert Manfredi
Si continuano a leggere dati allarmanti sullo stato comatoso della musica in Italia. L’exploit di Vasco al Modena Park ha “oscurato” mediaticamente il problema per qualche giorno, dimostrando inconsapevolmente il contrario. Cioè che la musica live ha ancora in Italia un appeal da record. Ma in realtà l’appeal ce l’ha solo Vasco, non certo tutto il settore del live.

Il fenomeno del Secondary Ticketing è arcinoto, come del resto la pessima organizzazione in alcuni eventi di richiamo, in cui si lasciano in piedi sotto il sole per ore migliaia di appassionati, stipati come polli di allevamento, e li si rapina persino sull’acqua, a suon di 15 euro obbligati valevoli per 5 consumazioni.

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Se poi uno vuole comprare solo una bottiglia d’acqua il resto non lo prende e paga comunque 15 euro, praticamente come una bottiglia di vino Brunello. Per non parlare dei parcheggi che costano praticamente quanto le trasferte di viaggio.

Esistono poi dei festival musicali gestiti davvero in modo approssimativo anche dal punto di vista esclusivamente artistico. Ad Asti Musica, giorni fa, è stato invitato persino Rovazzi, che è salito sul palco circa un’ora dopo l’orario previsto e dopo 15 minuti, il tempo di cantare 4 brani, ha mollato il colpo. Ora che Rovazzi possa avere un repertorio di un’ora almeno è piuttosto improbabile, ma allora perché è stato invitato? E a fare che?

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Insomma grande disordine sotto il cielo. Confusione totale sia in termini organizzativi che artistici.

In questo contesto, c’è ancora chi coraggiosamente va controcorrente come Claudio Trotta della Barley Arts che ha portato in Italia un concerto-spettacolo fantastico come quello di Little Steven (15 musicisti sul palco ). Ma sono eccezioni che confermano la regola.

Aldilà di questo c’è poi un problema gravissimo di cui nessuno parla.

Evito di fare nomi e cognomi perché potrebbero nuocere agli stessi musicisti ma, ormai da anni, sono stati letteralmente abbandonati al loro destino decine di musicisti storici italiani. Non lavorano, non riescono a fare concerti, non riescono a produrre colonne sonore per film o per spot pubblicitari, anche se sono attrezzatissimi, anche se hanno studi di registrazione di ottimo livello, anche se riducono sensibilmente i costi, anche se si propongono ancora ad agenti e promoter. Tra questi c’è chi dopo quarant’anni e passa di produzioni musicali, di dischi vendutissimi, di arrangiamenti realizzati per fior di artisti, è costretto a suonare nei ristoranti con la propria band a seicento euro lorde.

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Crediti Immagine ritualbrasileiro.it

E’ davvero imbarazzante per tutti.

Un vecchio adagio dice che “nella vita chi semina raccoglie”. Un adagio ormai abolito dalla totale noncuranza di tutti. Ogni tanto parlo al telefono con vecchi amici o giovani musicisti di valore. Versano tutti nelle stesse condizioni. E non parlo solo di pop rock, ma anche di compositori che operano nella musica classica e nel jazz. Qualcuno è riuscito a ritagliarsi qualche fetta di mercato all’estero, dove la musica è molto più considerata che in Italia, ma la maggioranza versa in condizioni miserevoli.
Su facebook ogni tanto vedo locandine in cui si annunciano musicisti di grande esperienza e curriculum che suonano in trattorie, bar e tavole calde in cui una volta non avrebbero messo piede se non per bere una sambuca con la mosca.

Ma cosa può fare di diverso uno che fa il musicista da trenta, quarant’anni?

Oggi il lavoro della musica in Italia non è tutelato in alcun modo, non ha più un valore riconosciuto. Si guardino i numerosissimi “festival musicali estivi” in Italia. A parte qualche rara eccezione, sono davvero imbarazzanti. Si mettono insieme artisti che non hanno nulla in comune tra loro. Insalate russe indigeste. C’è quello uscito dai talent che ha un repertorio di 20 minuti, la cover band, il nome vintage per attirare i nonni, il cantante confidenziale. Fritti misti contenenti olio di palma.

Viene da chiedersi che forse sarebbe il caso di ideare un talent show per aspiranti assessori alla cultura. Perché i comuni sperperano i soldi per simili ciofeche? Non si rendono conto che il pubblico assiste per inezia? Che in quelle piazzette degli eventi estivi la gente ci passa per caso, perché magari c’è una gelateria nei paraggi? C’è una cultura artistica da passeggio, casuale, da consumo da asporto.

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Soluzioni?

Una forse c’è: mettere gente competente nei posti giusti o perlomeno appaltare a loro iniziative che abbiano un senso, almeno artistico se non squisitamente commerciale. Non si possono affidare a gente che non sa distinguere un la minore da un do maggiore un festival o una rassegna musicale. Non è utile a nessuno, nemmeno ai tanti incompetenti che lo fanno.

Questo articolo non vuole essere un inno al pessimismo cosmico. Al contrario vuole stimolare la vostra attenzione sul problema. Bisogna darsi da fare. Chi ha contatti, conoscenze, appoggi o risorse di qualche tipo si metta in gioco e crei opinione e consenso. La musica di qualità in Italia va salvata, più che salvaguardata. Siamo al codice rosso. Non è più tollerabile che basta dare il nome di un musicista, seppur prestigioso, a una via,  per pulirsi la coscienza. Non targhe, né fiori, ma opere di bene, possibilmente Opere Musicali.
Grazie.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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