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Guido Elmi: l’ultimo incontro a Bologna con il maestro…

Guido Elmi: A Maggio ebbi l'onore di video intervistarlo per FareMusic. Ciò che mi rimarrà davvero nel cuore di quella giornata sarà l'uomo Guido.

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guido elmi
Crediti Immagini di Stefano Zonca in Esclusiva per FareMusic
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di Stefano Zonca

I grandi artisti quando se ne vanno, lo fanno in punta di piedi, da soli nel silenzio più assoluto”.

L’altro giorno se n’è andato Guido Elmi, lo storico produttore di Vasco Rossi, ma soprattutto un grande artista.

A Maggio ebbi l’onore di video intervistarlo per FareMusic.

L’intervista è qui di seguito e potete gustarvela, ma ciò che mi rimarrà nel cuore di quella giornata sarà l’uomo Guido.

guido elmi
Guido Elmi intervistato a casa sua a Bologna per FareMusic, in una delle ultime interviste

Ci sentimmo per accordarci sul luogo dove fare l’intervista e lui mi disse che potevamo farla a casa sua. Perciò, una volta a Bologna, ci incontrammo nel luogo deciso. Appena mi vide, una volta posata la strumentazione, mi disse:

“Andiamo a prenderci un caffè che ho scoperto un bar dove il caffè spacca”.

Andammo, e lungo il tragitto iniziammo a parlare di Bologna, delle sue vie e dei suoi angoli. Per me era la prima volta in quella città e i suoi racconti mi rimandavano l’immagine di una Bologna in cui, negli anni ’70 e ’80, potevi toccare l’arte anche se non facevi parte dei giri d’artisti.

guido elmi

Dopo il caffè mi disse:

Visto che sei qua per la prima volta ti porto a mangiare le vere tagliatelle alla bolognese”.

Allora andammo in una trattoria dispersa in una viuzza del centro, dove pranzammo rigorosamente con prodotti bolognesi annaffiati da vino e da discorsi sulla musica. Parlammo del rock anni ’70, del grunge e di ogni artista che avesse ispirato un suono, un arrangiamento, o semplicemente un testo di canzone.

Andai con lui a casa sua, la sua nuova casa. Appena entrai mi colpì la sobrietà e la musica che usciva dalle casse, sempre e di continuo, musica classica.

Iniziammo l’intervista. Non ci furono prove, ma solo domande e risposte di getto; lui era sicuro, sincero e soprattutto notavo la sua voglia di raccontarsi e raccontare il suo punto di vista.

La sua consapevolezza di ciò che rappresentava artisticamente era ben visibile ma senza sfociare mai nella vanità.

guido elmi

Conclusa l’intervista, a microfoni spenti, andammo nel suo studio e mi fece sentire il suo secondo disco a cui stava lavorando; mentre andavano i pezzi l’intervistatore e l’intervistato scomparivano e affioravano due musicisti che si confrontavano sull’emozione dei brani.

Mentre le canzoni passavano lui mi raccontava o stava in silenzio, e io mi rendevo conto di quanta sofferenza e genialità si celava in tra le note e le parole di quella sua “ultima fatica”.

I suoi occhi erano entusiasti e mi chiedeva un parere. La sua umiltà era disarmante: Guido Elmi che chiedeva un parere a me?! Beh, non potevo che rimanere molto colpito dal suo modo di porsi, visto che mi trattava come un suo pari (sapeva che scrivevo canzoni e suonavo). Tra le altre gli feci ascoltare qualche mio pezzo (e su questo non mi dilungo perchè questa parte del racconto la vorrei tenere solo per me, nei miei ricordi più cari e preziosi) e lui fu molto interessato nell’ascoltarli.

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Stefano Zonca e Guido Elmi – Crediti Immagine di S. Zonca in Esclusiva per FareMusic

Alla fine ci salutammo. Gli porsi i saluti di Alberto Salerno e gli dissi che ci saremmo risentiti presto per il nuovo cd.

Mi fece un in bocca al lupo e m’invitò a tenere duro e non mollare mai il mio sogno. Io ero stra-felice, sia per l’intervista che per gli incredibili insegnamenti che in una giornata avevo carpito.

La musica era sempre nell’aria e io salutai quell’uomo, un po’ rock star, un po’ professore, ma soprattutto un GRANDE artista.
Ciao Guido…

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